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Lenti a contatto smart!

20 Gen

Diversi giornali in questi ultimi giorni hanno pubblicato una notizia veramente interessante e che merita di essere analizzata meglio. Come forse avrete letto, Google ha reso noto uno dei suoi progetti per il futuro. Si tratta di una lente a contatto intelligente dotata di sensori per la rivelazione del glucosio.

A cosa serve?

Misurazioni di questo tipo divengono dei veri e propri salva-vita per le persone affette di diabete. Questa e’ ormai una patologia diffusissima a livello mondiale, con un numero di persone diabetiche che sfiora i 20 milioni. Come saprete, nei casi piu’ gravi e’ richiesto un continuo monitoraggio degli zuccheri nel sangue necessari per impedire conseguenze che possono essere anche molto gravi.

Prima osservazione, chi ha sviluppato questa speciale lente? Come avrete letto, il progetto viene direttamente dai laboratori chiamati Google-X. Si tratta di una divisione ricerca di Google strettamente top secret e di cui non si conosce neanche l’esatta ubicazione. I progetti curati da questo laboratorio, molti sulla robotica, sono gestiti direttamente dai fondtori di Google. Nei nostri precedenti articoli, abbiamo gia’ parlato di alcune invenzioni provenienti da questi laboratori. Esempio noto a tutti sono i Google Glass:

Realta’ aumentata. Quella virtuale e’ gia’ preistoria!

cosi’ come il progetto per portare la connessione internet nei luoghi piu’ isolati del pianeta mediante palloni sonda:

Internet dalla stratosfera

Cosa possiamo dire invece per queste lenti?

Prima di tutto, vi segnalo la pagina ufficiale di Google in cui viene anunciata l’invenzione:

Google, smart lens

Come vedete, si tratta di una speciale lente composta da un doppio strato. All’interno di questo sandwich viene alloggiato uno speciale circuito dotato di sensori per la misura del glucosio nella pellicola lacrimale. Nello strato interno viene infatti previsto uno speciale forellino per permettere il passaggio del liquido all’interno dove viene analizzato. Sempre nel circuito sono presenti sensori wireless per il collegamento ad un dispositivo remoto di lettura e dei led che possono essere utilizzati per inviare un segnale di allarme direttamente nell’occhio del paziente. Quest’ultimo sistema non e’ affatto non rilevante. Molto spesso infatti le persone possono dimenticarsi di controllare il livello di glucosio rischiando di avere conseguenze. Avere un led di pericolo sicuramente visibile non puo’ che aumentare la sicurezza del monitoraggio.

Ecco il circuito contenuto all’interno delle speciali lenti:

Le lenti a contatto realizzate da Google per la misura del glucosio

Le lenti a contatto realizzate da Google per la misura del glucosio

Per quanto riguarda i vantaggi di questa invenzione, non credo che sia necessario spendere molte parole poiche’ sono evidenti a tutti, in special modo a coloro che soffrono di diabete. Inoltre, tenete conto che oggi, i dispositivi di controllo maggiormente utilizzati prevedono un’analisi del sangue compiuta con continui e fastidiosissimi buchetti ai polpastrelli.

Come dichiarato anche da Google pero’, questo dispositivo e’ ancora in fase molto prototipale. Per prima cosa c’e’ da dire che non e’ assolutamente certo che la misurazione del glucosio mediante lo strato lacrimale sia affidabile e precisa. Ovviamente, le lecrime hanno un notevole contenuto di zucchero. Quello che ancora deve essere valutato, soprattutto perche’ dal punto di vista medico ci sono risultati in contrapposizione, e’ la correlazione tra le percentuali nelle lacrime e quelli nel sangue. Inoltre, deve essere studiata molto bene l’efficacia della misura sullo strato lacrimale. Sistemi alternativi prevedono un incremento della lacrimazione in modo artificiale, ma questo comporterebbe a sua volta una diluizione delle concentrazioni ricercate.

Concludendo, quello delle lenti intelligenti per diabetici e’ un progetto molto interessante ma ancora in fase prototipale. La stessa Google cerca collaborazioni con soggetti esperti del campo per verificare la bonta’ di questa intuizione. Dal punto di vista medico, la societa’ lavora anche a stretto contatto con la FDA americana e, gia’ oggi, e’ partita una sperimentazione su un uomo per valutare alcuni di questi punti oscuri ancora prsenti nel progetto. A questo punto, non resta che attendere gli sviluppianche perche’ Google prevede di poter mettere sul mercato questo prodotto entro 5 anni.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

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Tribale, artistico o con microfono integrato?

11 Nov

Negli anni ’90, abbiamo assistito al boom dei telefoni cellulari di largo consumo. Questi apparecchi sono entrati prepotentemente nella nostra vita, diventando ormai un gadget posseduto da tutti. Come forse ricorderete, i primi modelli “popolari” erano abbastanza grandi, con schermi monocromatici e senza telecamera. Poi, si e’ andati verso la miniaturizzazione con cellulari che di anno in anno diventavano sempre piu’ piccoli. Oggi, invece, stiamo andando in controtendenza, con gli smartphone che assomigliano sempre di piu’ a pc portatili e che, molto spesso, non entrano neanche in una tasca. Ovviamente, il discorso dimensioni e’ molto riduttivo. In questo settore si e’ assistito ad una esplosione di funzioni e tecnologia difficilmente reperibile in altri campi.

A cosa potrebbe puntare ora il mercato?

Gia’ da qualche anno, i grandi produttori sono impegnati su due fronti: la messa in sicurezza delle informazioni ma anche ad integrare questi dispositivi direttamente con il corpo umano.

Perche’ parlo di questo?

Negli ultimi giorni e’ trapelata la notizia di una richiesta di brevetto fatta da Motorola che, come saprete, ha di recente venduto la divisione mobile a Google. Questo passaggio ha ridato nuova linfa ad un’azienda, protagonista assoluta fino a qualche anno fa, e che ultimamente era caduta in disgrazia.

Di cosa si tratta?

Il dispositivo pensato e’ piu’ o meno questo: si tratta di un tatuaggio da applicare sul collo e che avrebbe la funzione di microfono.

Fantascienza?

Assolutamente no. Se ci pensate, esistono gia’ da diversi anni circuiti completamente passivi, cioe’ senza alimentazione, che, in modi diversi, possono essere attivati da parti attive. In tal senso, il tatuaggio pensato da motorola sarebbe solo un circuito passivo messo in oscillazione dalle vibrazioni della laringe e che trasmetterebbe questi segnali ad uno smartphone. I due dispositivi potrebbero comunicare tra loro mediante connessioni senza fili.

Quali sono i vantaggi?

Alcuni molto semplici, senza dover toccare nulla, potremmo solo parlare per trasmettere la nostra voce. Inoltre, attivandosi solo con le vibrazioni della gola, questo dispositivo sarebbe del tutto immune dai rumori ambientali. Pensiamoci un attimo, anche se ci troviamo in un luogo affollato e pieno di gente, il nostro cellulare trasmetterebbe soltanto la nostra voce, pulendo completamente il segnale ascoltato dall’altra parte della cornetta.

Il tatuaggio con funzione di microfono

Il tatuaggio con funzione di microfono

Se ci pensiamo bene, questo dispositivo non ha nulla di straordinario dal punto di vista tecnologico. La sua particolarita’ principale e’ l’applicazione di soluzioni conosciute in campi diversi.

Secondo Motorola, si potrebbe parlare o di un tatuaggio, ovviamente non indelebile, oppure di un adesivo da applicare sulla pelle.

Per il momento, come anticipato, si tratta solo di una richiesta di brevetto, ma questo non esclude che questa soluzione possa essere applicata prossimamente sui dispositivi mobili grazie alle caratteristiche e ai vantaggi che abbiamo accennato prima.

Motorola, cosi’ come altri grandi produttori, sono gia’ impegnati da anni in ricerche di questo tipo. Sempre la compagnia di recente acquisita da Google, ha proposto durante quest’anno, un altro tipo di tatuaggio da applicare sulla pelle. Questa volta si trattarebbe di un circuito risonante pensato per custodire tutte le nostre password e codici personali. Anche in questo caso, pensandoci, la cosa sarebbe molto comoda. Pensate solo a quanti codici e password dobbiamo tenere a mente oggi come oggi. Avere un qualcosa sempre con noi e con tutte le chiavi di accesso potrebbe sicuramente essere molto utile. Purtroppo, come non pensarci, in questo caso viene naturale considerare anche il discorso sicurezza. Immaginate cosa succederebbe se qualcuno volesse rubare le password contenute in un tatuaggio sulla vostra pelle.

Pillola Proteus

Pillola Proteus

Sulla stessa base, vi e’ anche un ‘altra proposta in tema sicurezza, la cosiddetta Proteus. Si tratta di una piccola pillola da ingerire e che contiene in un minuscolo circuito. Una volta nel nostro stomaco, Proteus verrebbe alimentato dai succhi gastrici e trasformerebbe tutto il nostro corpo in un “portachiavi elettronico”. Memorizzato nel circuito ci sarebbe infatti un databse con tutte le nostre password che questa volta verrebbero gelosamente custodite dentro di noi.

Come detto, anche se questi possono sembrare discorsi fantascientifici, si tratta di studi reali che i grandi costruttori stanno facendo ed in cui stanno investendo ingenti capitali. Trasformare il nostro corpo in un dispositivo tecnologico potrebbe far sorgere qualche dubbio in alcune persone ma, credo personalmente, che sara’  la condizione a cui si puntera’ per i prossimi anni. Al solito, non ci resta’ che aspettare e vedere cosa il mercato ci offrira’ nei prossimi anni.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

Realta’ aumentata. Quella virtuale e’ gia’ preistoria!

20 Mag

Quando ero adolescente, si parlava con insistenza di realta’ virtuale, cioe’ di un ambiente ricostruito elettronicamente, in cui l’utente poteva interagire con oggetti, persone e visitare luoghi, tutto opportunamente ricostruito da un elaboratore. Questi ambienti, per quanto realistici e fedeli, erano sempre un artificio elettronico che si andava a sostituire alla realta’.

Oggi, non si parla piu’ di realta’ vituale, bensi’ di “realta’ aumentata”. Cosa significa?

Ciascuno di noi vive in uno spazio popolato da persone e oggetti, interagendo tramite i suoi 5 sensi: vista, udito, olfatto, gusto e tatto. Al contrario della realta’ virtuale, la realta’ aumentata si esplica nel mondo reale ma i sensi dell’essere umano vengono potenziati mediante un elaboratore.

Perche’ parlo di questo? Semplice, questo e’ un blog di divulgazione e molto spesso ci siamo trovati a parlare dell’interazione e del rapporto che l’uomo ha o dovrebbe avere con l’ambiente che ci circonda. La realta’ aumentata dovrebbe, almeno sulla carta, potenziare notevolmente questa nostra interazione.

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Sicuramente, avrete sentito parlare dei Google Glass, questi misteriosi occhialini che promettono cose strabilianti e che, ancora non usciti sul mercato, sono gia’ divenuti un oggetto di culto per molte persone.

Cosa sarebbero questi occhiali?

Come potete capire, si tratta semplicemente di un dispositivo elettronico in grado di fornire informazioni specifiche, inviate mediante la rete, a seconda di quello che stiamo osservando o che vogliamo sapere in un preciso istante.

Mi spiego meglio.

Supponete di essere davanti al duomo di Milano. I vostri occhi possono ammirare la sua imponente costruzione e limitarsi a vedere l’architettura, la forma, il colore, ecc. Ora, vivendo in una realta’ aumentata, mentre vedete il duomo di Milano, a fianco vi scorrono tutte le informazioni riguardo la sua storia, i dati tecnici di costruzione, orari di visita, costo del biglietto, ecc. Bene, questa e’ la realta’ aumentata.

Quello fatto e’ ovviamente solo un esempio. Ovviamente, essendo basata sulla rete, tutto cio’ che potete fare nella realta’ aumentata sarebbe possibile anche con un portatile, ma il vero vantaggio di questi occhiali e’ che potete indossarli, hanno un peso irrisorio, e soprattutto potete ottenere le informazioni che cercate semplicemente guardando quello che vi interessa e interagendo a voce con il sistema, dunque senza utilizzare le mani.

Per darvi un’idea dell’utilizzo degli occhiali, vi riporto un video:

Essendo un appassionato di tecnologia, gia’ da tempo seguo gli sviluppi di questi sistemi. Dal punto di vista tecnico, si tratta di dispositivi veramente all’avanguardia anche se, trattandosi di un primo prodotto, ci saranno sicuramente sviluppi molto interessanti.

Per darvi qualche numero, gli occhiali di Google hanno una fotocamera da 5Mpx, un display da 25 pollici a due metri di distanza, sono comandati vocalmente e possono registrare video a 720p.

Come anticipato, l’interazione con i glass avviene mediante comandi vocali e, a titolo di esempio, vi riporto il link di google che mostra alcune situazioni tipiche di utilizzo:

Google Glass, esempio

Come e’ facile immaginare, i colossi dell’informatica si sono gia’ mossi per supportare il progetto e gia’ sono state create le applicazioni piu’ note per i glass: facebook, linkedin, flickr, google+, ecc.

Ovviamente, grande utilizzo in sistemi di questo tipo e’ per il sistema di localizzazione GPS. Mediante queste informazioni e’ infatti possibile ottenere informazioni specifiche, conoscere strade e percorsi, oltre ovviamente a poter incontrare altre persone dotate di occhiali.

Nei mesi scorsi, molto si e’ parlato anche di violazione della privacy per i Google Glass. Il motivo di questo sarebbe la possibilita’ di inquadrare, registrare e fotografare persone inconsapevoli mediante sistemi poco visibili. Inoltre, i soliti hacker hanno anche dimostrato come sia possibile “bucare” il sistema operativo e scaricare tutti i dati sensibili di un utente. Personalmente, credo che notizie del genere non abbiano fatto altro che incrementare la pubblicita’ per questi sistemi.

Non ci credete?

Il video che vi ho riportato prima, ha piu’ di 21 milioni di visualizzazioni su youtube. Le richieste per provare in anteprima i Glass negli Stati Uniti sono state decine di volte maggiori dei posti diponibili. Capite bene che, ancora prima di uscire sul mercato, questi sistemi sono gia’ richiestissimi.

Nota dolente, il prezzo. I Glass arriveranno sul mercato, probabilmente il prossimo anno, alla cifra di 1500 dollari.

Da appassionato di tecnologia, trovo questi sistemi interessanti anche se, a mio avviso, lo e’ gia ‘di per se la realta’ aumentata. Sul mercato esistono gia’ dei concorrenti per Google, come, ad esempio, gli occhiali della Recon Instruments che saranno venduti a 600 euro ma che sono pensati per gli sportivi in generale, fornendo informazioni riguardo alla propria attivita’ agonistica o amatoriale. Dai presupposti, credo che sistemi di questo tipo saranno soltanto il prossimo oggetto del desiderio di tante persone che, purtroppo, conoscono poco la tecnologia, ma tanto la moda.

 

”Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

Il raggio del dolore

29 Dic

Nel precedente articolo, abbiamo parlato del cosiddetto “raggio della morte” che sarebbe stato inventato da Tesla, ma di cui non si hanno assolutamente prove tangibili:

Il raggio della morte

Come visto, questo raggio elettromagnetico sarebbe in grado, stando ovviamente alle speculazioni mediatiche, di disintegrare intere porzioni del pianeta, di teletrasportare corpi e oggetti in altre dimensioni e potrebbe anche essere usato come una letale arma.

In questo post invece vorrei parlarvi di una vera applicazione introdotta per primo da Tesla e da cui molto probabilmente nasce la speculazione di cui abbiamo gia’ parlato. Questa volta, invece del raggio della morte parliamo del “raggio del dolore”.

Andando avanti nella trattazione capirete anche perche’ proprio da questa applicazione nascono le speculazioni, sia scientifiche che complottiste, di cui e’ piena la rete.

Il raggio del dolore rientra nelle cosiddette “armi non cinetiche”. Con questo termine si intende tutta una categoria di armamenti che non includono il moto di un proiettile scagliato meccanicamente contro un bersaglio. Applicazioni di questo tipo sono molto moderne e racchiudono la parte bellico/militare insieme allo sviluppo della tecnologia senza fili che ormai e’ entrata propotentemente anche nelle nostre abitazioni.

In soldoni, il raggio del dolore sarebbe un’arma che, indirizzata verso una persona, provocherebbe un dolore talmente elevato da immobilizzarla, ma senza conseguenze ne’ letali ne’ tantomeno donnose per il corpo.

Come funziona questa applicazione?

Come anticipato, il principio di base si deve a Nikola Tesla. Nel raggio del dolore, un fascio di microonde ad alta potenza o un laser viene inviato su un bersaglio. L’energia delle onde elettromagnetiche viene calibrata in modo che il fascio possa penetrare pochi decimi di millimetro sotto la pelle del soggetto, andando ad interagire direttamente con i recettori nervosi che comandano il dolore. In questo modo, si stimola un dolore fortisimo nel soggetto che rimane paralizzato per alcune decine di secondi. Al termine dell’effetto, le funzionalita’ corporee vengono riprese completamente senza conseguenze per l’apparato nervoso dell’individuo.

Un prototipo di arma ad energia diretta basato su laser.

Un prototipo di arma ad energia diretta basato su laser.

Vi ribadisco che siamo ancora nel campo della sperimentazione. Le armi ad energia diretta, basate dunque su onde elettromagnetiche, sono oggetto di studio attuale per molti eserciti e governi in tutto il mondo.

Dal punto di vista strettamente scientifico, capite bene che un’applicazione del genere implica notevoli studi non solo sulla trasmissione del segnale a distanza, ma anche e soprattutto sulla parte di generazione e collimazione del fascio. Su questo ultimo punto in particolare, e’ evidente che, affinche’ sia efficace, il fascio deve essere generato alla potenza giusta e convogliato su un punto ben preciso per avere le conseguenze ricercate.

Le applicazioni possibili di un sistema del genere sono in realta’ molteplici e non legate solo alla parte bellica. Molto interesse su questa nuova tipologia di armamenti, che sono non letali come dice il nome stesso, viene ad esempio dal settore sicurezza. Possibili utilizzi del raggio del dolore possono essere in ambito di ordine pubblico ma anche nel contrasto del terrorismo o degli ordigni improvvisati. Solo come esempio pratico, immaginate di avere un terrorista con indosso una cintura esplosiva. L’utilizzo del raggio sarebbe utilie per immobilizzare il soggetto senza il rischio di far esplodere l’ordigno.

Ovviamente in questo contesto non entro nel merito degli armamenti o della ricerca in questi settori. Lo copo del blog e’ quello di divulgare la scienza a fronte delle tante ipotesi complottiste trovate in rete. Pensando al funzionamento del raggio del dolore, capite bene l’assonanza di questa applicazione con il raggio della morte di cui abbiamo parlato in precedenza. Dal “dolore” si e’ passati alla morte, dall’immobilizzamento si e’ passati al teletrasporto e dalle onde elettromagnetiche addirittura ad una qualche forma di energia misteriosa e sconosciuta.

Proprio questo genere di applicazioni ha creato la speculazione che conosciamo. Il raggio della morte, il teleforce, i portali elettromagnetici sono tutte applicazioni pensate inizialmente da Tesla ma su cui poi la speculazione ha creato questo falso mito.

Solo per completezza, vi dico che studi su questa tipologia di armi, compreso il raggio del dolore, sono tutt’ora in corso. Capite anche bene che ricerche di questo tipo implicano un lavoro di squadra di diverse figure professionali esperte non solo di onde elettromagnetiche, ma anche a livello medico/biologico per l’annullamento di eventuali effetti secondari sugli organismi viventi.

Come vedete, questo genere di argomenti si sviluppano in rete un po’ come le legende. C’e’ un fondo di verita’, piu’ o meno nascosto o anche piu’ o meno noto ai non addetti ai lavori, da cui poi inizia una speculazione senza fine. In questo contesto, diviene poi difficile cercare di distinguere tra il mito, la bugia e la verita’.

 

 

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

 

 

 

Il raggio della morte

29 Dic

Nel post precedente:

Haarp, la causa di tutti i mali!

siamo tornati a parlare di Haarp e, come vi avevo anticipato, questa discussione sara’ da tenere a mente per la prossima notizia di cui vorrei parlarvi.

Come anticipato, in rete in questi ultimi giorni si sta tornando a parlare molto insistentemente di onde ELF anche in relazione con il cosiddetto “raggio della morte”. Con questo termine, si indica un ipotetico raggio di onde elettromagnetiche che sarebbe in grado di provocare effetti molto catastrofici sul bersaglio mirato. Stando a quanto trovate in rete, l’applicazione di questo raggio sarebbe in grado di distruggere intere zone del pianeta, di spostare in dimensioni parallele corpi ed oggetti, di spegnere i motori a combustione e chi piu’ ne ha, piu’ ne metta.

Prima di lanciarci nell’analisi di queste cose, vorrei aprire una parentesi che mi sta molto a cuore. Su internet leggete che gli studi su questa tipologia di segnali risalgono al noto fisico Nikola Tesla. Proprio di Tesla vorrei parlare un attimo.

Tesla e’ divenuto un personaggio molto citato e a cui molti siti complottisti sono affezionati. Il mio personale punto di vista e’ che Tesla deve essere considerato un genio per i suoi studi pioneristici nella trasmissione dei segnali wireless. Molti degli studi di Tesla trovano oggi larga applicazione proprio nelle tecnologie senza fili. Gli studi fatti da questo grande fisico sono un punto di riferimento nello studio sia delle antenne che dei ricevitori.

Perche’ dico questo? Semplicemente perche’ in rete gli studi di Tesla hanno assunto connotati quasi stregoneschi e magici. Speculare sulle invenzioni di questo scienziato non fa altro che sporcare la sua memoria. In tutto questo, un ruolo molto importante lo hanno certamente i media ed i vari governi. Non e’ un mistero che gli studi di Tesla siano stati visti con molto sospetto proprio per le possibili applicazioni belliche. Come vedete, non sto assolutamente nascondendo il mio punto di vista ne’ sto disegnando tutto con rose e fiori. Parlare pero’ di possibili invenzioni che avrebbero rivoluzionato le nostre vite e che, per questo governo o per quest’altro complotto, sono tenute nascoste, serve solo a mitizzare in modo sbagliato Nikola Tesla.

Fatta questa premessa, torniamo a parlare di questo raggio della morte.

Anche in questo caso, i primi studi a riguardo sono effettivamente di Tesla e, anche in questo contesto, in rete si e’ creata un’aura di mistero del tutto fuori luogo.

Abbiamo gia’ detto di cosa sarebbe capace questo raggio della morte, cerchiamo di capire quali sono le prove scientifiche portate dai vari siti complottisti a riguardo e se veramente queste conseguenze sono possibili.

Come potete facilmente immaginare, secondo questa concezione, il sistema Haarp sarebbe proprio la pistola in grado di sparare questo raggio della morte. Cerchiamo dunque di capire quali sono le verita’ scientifiche portate come prova dai tanti siti che parlano di queste applicazioni.

In questo articolo:

Haarp e terremoti indotti?

abbiamo gia’ smentito la possibilita’ che il sistema Haarp possa essere utilizzato per innescare terremoti o per cambiare i valori del campo magnetico terrestre.

Accanto a queste bufale, trovate altre due ipotesi di utilizzo del raggio della morte alquanto curiose: l’episodio di Tunguska e la scomparsa dell’isola di Bermeja.

Andiamo con ordine e cerchiamo di capire.

Alberi abbattuti a Tunguska

Alberi abbattuti a Tunguska

Il 30 giugno 1908 a Tunguska, localita’ della Siberia, una violenta esplosione si verifico’ intorno alle 7 del mattino. L’onda d’urto fu talmente grande da abbattere 60 milioni di alberi su una superficie di 2000 Km quadrati di Tundra. Il rumore dell’esplosione venne avvertito fino a 1000 km di distanza.

Bene, secondo le fonti internet, questa esplosione venne provocata proprio da Tesla che stava conducendo un esperimento sul raggio della morte e lo invio’ in direzione della Siberia.

Ovviamente capite bene l’assurdita’ di questa affermazione. Non vi e’ assolutamente nessuna prova scientifica a sostegno di questa ipotesi. Come forse molti di voi gia’ sanno, l’ipotesi piu’ probabile per l’evento di Tunguska e’ quella di un asteroide caduto sulla Terra. Nel corso del XX secolo, diverse spedizioni sono state fatte in Siberia per cercare di determinare il punto preciso dell’impatto e il cratere formato dall’asteroide. In particolare, l’ultima spedizione, organizzata dall’universita’ di Bologna e che comprende esperti in diverse discipline, ha fatto uno studio molto dettagliato della zona vedendo in particolare la distribuzione della ricrescita degli alberi e gli anelli di accrescimento dei tronchi. Da questo studio si e’ determinato, con buona esattezza, che il punto preciso dello scontro con l’asteroide dovrebbe essere nel lago Cheko. In particolare, il fondo del lago e’ conico e si sarebbe formato proprio in seguito all’impatto con questo corpo. A riprova di questo, le carte dei primi del ‘900 non riporterebbero nessun lago in quella zona, proprio a dimostrare la formazione dello specchio d’acqua a seguito dello scontro.

L’altro esempio molto citato in rete per l’applicazione del raggio della morte, sarebbe invece la scomparsa dell’isola di Bermeja nel golfo del Messico. Cosa significa “scomparsa di un isola”?

Una mappa del 1846 con l'isola di Bermeja

Una mappa del 1846 con l’isola di Bermeja

Diverse mappe, fino al XIX secolo, riportano la presenza di questa isola nel golfo del Messico vicino al famoso triangolo delle Bermude. Oggi pero’ di questa isola non si ha traccia. Con questo intendo che molte spedizioni sono andate nella zona indicata dalle carte senza trovare assolutamente nessuna traccia dell’isolotto. Che fine ha fatto quest’isola? In questo contesto, vi viene detto che proprio un esperimento di Haarp sarebbe stato condotto in quella zona sparando questo famoso raggio della morte. L’effetto di questo fascio sarebbe talmente potente da aver disintegrato l’isolotto o anche, secondo ipotesi ancora piu’ fantasiose, averlo spedito in una dimensione parallela.

E’ possibile che sia colpa di Haarp? Assolutamente no! Vi spiego anche il perche’ facendo una rapida considerazione. Gia’ nel 1997 una spedizione fatta dall’Universita’ Autonoma del Messico aveva invano cercato questa isola. Bene, nel 1997 Haarp non era ancora in funzione dal momento che l’installazione completa a piena potenza e’ stata finita solo nel 2007. Come e’ possibile che una cosa che ancora non esisteva abbia fatto scomparire un’isola? Per rispondere subito ad eventuali accuse, i primi prototipi di Haarp, risalenti al 1994, avevano a disposizione solo un numero molto limitato di antenne con la possibilita’ di dimostrare la fattibilita’ del progetto.

Capite bene l’assurdita’ anche di queste affermazioni. Per completezza, vi dico anche che la storia di Bermeja e’ un classico nella teoria del complotto. Come detto sopra, questo isolotto dovrebbe trovarsi molto vicino alla zona del famoso triangolo delle Bermude. La scomparsa dell’isola viene molto spesso utilizzata anche come prova che qualcosa di misterioso ci sia sotto questo fazzoletto di mare. Come vedete, e’ una storia per tutte le stagioni e per tutte le teorie che volete confermare.

Il motivo vero per cui l’isola di Bermeja non esiste piu’, in realta’ non e’ ancora noto. Ci sono diverse ipotesi che vengono fatte a riguardo. La prima e’ che ci sia un errore sulle mappe fatte fino al XIX secolo. Personalmente trovo questa ipotesi assurda, dal momento che diverse mappe, fatte in periodi differenti, da cartografi diversi, riportano la presenza di questa isola piu’ o meno sempre nella stessa posizione. Altra ipotesi e’ che l’isola sia stata sommersa a causa dell’innalzamento del livello del mare. Questa ipotesi potrebbe essere verosimile, ma sarebbe interessante capire l’altitudine massima dell’isola per capire di quanto si sarebbe innalzato il livello delle acque. Ulteriore ipotesi, forse piu’ probabile, vedrebbe invece uno sprofondamento dell’isola a causa di un cedimento strutturale o comunque un inabissamento dovuto a fenomeni tellurici nella zona.

Esiste anche un’ultima ipotesi che vi accenno, ma solo per rimanere in ambito complottista. Secondo alcune fonti, l’isola sarebbe stata distrutta dalla CIA per ampliare la zona di mare degli Stati Uniti. Il motivo di questo sarebbe proprio il fatto che l’isola segnerebbe il confine tra lo spazio di mare messicano e quello statunitense. In questo caso, la distruzione dell’isola sarebbe stata necessaria solo per spostare il confine territoriale tra i due paesi. Capite bene che su questa ipotesi non ci sono assolutamente prove ne’ scientifiche ne’ tantomeno politiche, ma solo fantasiose teorie complottiste.

Concludendo, le presunte prove portate a sostegno dell’utilizzo del raggio della morte, sono del tutto costruite a tavolino e assolutamente senza alcun riscontro scientifico. In particolare, la scomparsa dell’isola di Bermeja la trovate in diverse teorie del complotto utilizzata per sostenere l’ipotesi che fa piu’ comodo in base al contesto. Non fatevi confondere da tante notizie buttate li’ solo per aggiungere carne al fuoco o mistero al racconto. Sfruttate la rete internet nel migliore dei modi, confrontando diverse notizie e cercando sempre di informarvi autonomamente.

 

 

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