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Ricerca sui blocchi delle grandi piramidi

26 Gen

In questo post, vorrei raccontarvi di una nuova ricerca scientifica, pubblicata proprio in questi giorni sulle riviste specializzate. Data la premessa, capite subito che si tratta di una misura reale, non speculativa, ma che ritengo estremamente interessante.

Uno dei misteri che da sempre affascina l’uomo, e’ la costruzione delle grandi piramidi di Giza. Questi enormi monumenti funerari sono formati mettendo sapientemente insieme blocchi pesanti tonnellate. Proprio su questo punto, nascono molte ipotesi, a volte anche completamente campate in aria. Come hanno fatto gli antichi egiziani a costruire le piramidi? Nel cercare una risposta a questa domanda, spesso si dimenticano le basi su cui era fondata questa civilta’. L’egemonia territoriale e la struttura societaria fortemente gerarchica, consentiva agli antici egizi di poter disporre di un numero elevatissimo di schiavi considerati sacrificabili. Proprio questa manodopera immensa e a costo zero, veniva sfruttata per muovere gli enormi blocchi, mattoni fondamentali della costruzione delle piramidi. Diciamo che questa potrebbe essere una soluzione ragionevole, ma non l’unica.

Le tre piramidi maggiori di Giza

Le tre piramidi maggiori di Giza

L’altro punto importante, e che spesso pone domande e dubbi, e’ “dove sono stati presi questi blocchi?” e “possibile che un numero, anche grande di schiavi, possa trasportare questi blocchi e metterli in posizione?”. Le vicine cave di roccia e la manodopera rispondono molto bene in questo caso, ma la ricerca che vorrei raccontarvi propone una chiave di lettura diversa.

Le piramidi di Giza sono state costruite utilizzando blocchi cubici di pietra calcarea. Come anticipato, opinione comune e’ che questi blocchi siano stati prelevati dalla numerose cave vicino Giza. Gia’ da qualche anno pero’, e’ stata fatta l’ipotesi che non tutti i blocchi abbiano questa provenienza. Secondo queste idee, parte dei blocchi potrebbero essere stati prodotti in modo artificiale direttamente nella loro posizione finale.

Secondo alcune teorie, gli antichi egizi sarebbero stati in grado di produrre blocchi di roccia partendo dal fango del Nilo, posto in speciali contenitori di legno, mescolato con un liquido chiamato “natron”. Questo composto sarebbe un miscuglio salino prelevato invece dai letti dei laghi asciutti durante il periodo estivo. Al termine dell’asciugatura di questo miscuglio, si potevano ottenere blocchi di roccia del tutto simili a quelli naturali.

Se fosse vera la produzione artificiale dei blocchi, significherebbe che questi sono stati prodotti direttamente nella loro posizione attuale in cui li vediamo, semplicemente posizionando il contenitore di legno dove vogliamo il blocco. Questa soluzione eliminerebbe dunque sia il problema del trasporto che della messa in opera dei pesanti blocchi di roccia.

Come e’ possibile verificare questa ipotesi? Senza prove scientifiche, si tratta solo di supposizioni. La ricerca che raccontiamo e’ proprio servita per vagliare questa ipotesi.

In diversi post precedenti:

Inversione dei poli terrestri

L’anomalia del Sud Atlantico

abbiamo parlato di “paleomagnetismo”. Come visto, questa branca della geologia si occupa di studiare, tra le altre cose, l’orientazione dei materiali ferromagnetici all’interno degli strati di sedimenti. Nei post precedenti, abbiamo presentato questa tecnica per dimostrare l’inversione avvenuta nel passato del campo magnetico terrestre, che a sua volta orienta nel verso dei poli del pianeta il magnetismo proprio delle rocce.

Nel caso delle piramidi di Giza, il paleomagnetismo e’ stato utilizato per cercare di trovare differenze significative tra i blocchi e dunque verificare o meno l’ipotesi che alcuni blocchi fossero prodotti artificialmente.

Posizione dei blocchi analizzati con il paleomagnetismo

Posizione dei blocchi analizzati con il paleomagnetismo

In questa prima fase della ricerca, sono stati analizzati 6 blocchi di materiale, 3 dalla piramide di Cheope e 3 da quelle di Chefren, localizzati nei punti mostrati dalla figura allegata.  In particolare, il punto 4 e’ relativo ad una cava vicina alle Piramidi, ragionevolmente utilizzata per prelevare materiale, e dunque assunto come riferimento per la misura.

Cosa dobbiamo aspettarci andando a misurare l’orientazione del campo magnetico all’interno dei blocchi?

Molto semplicemente, all’interno della cava, le rocce avranno un’orientazione di campo parallela alla direzione dei poli terrestri prodotta durante la formazione del deposito di materiale. Una volta tagliati i blocchi pero’, questi saranno stati girati casualmente durante il trasporto e la messa in opera, dando orientazioni casuali ai campi magnetici. In altri termini, se fosse vera l’ipotesi naturale, non dovremmo avere una direzione preferenziale di orientazione del campo.

E se invece i blocchi fossero stati prodotti artificialmente? In questo caso, dal momento che i blocchi vengono prodotti direttamente nel punto in cui devono essere posti, il campo magnetico interno delle rocce si orienta parallelamente al campo terrestre, non subendo ulteriori spostamenti successivi. In questo caso dunque potremmo osservare i campi magnetici tutti rivolti nella stessa direzione.

Quali risultati si sono trovati?

Dei 6 blocchi analizzati, 3 di questi, 2 dalla piramide di Chefren e 1 da quella di Cheope, presentavano una paleodirezione parallela a quella Nord-Sud del campo magnetico terrestre. Dalle considerazioni fatte, molto probabilmente questi blocchi sono stati prodotti direttamente nella loro posizione con la tecnica vista.

Cosa possiamo dire dei restanti 3 blocchi? Il paleomagnetismo, insieme anche con gli studi magnetici fatti nella preparazione del campione da analizzare, ci consentono di ottenere anche altri risultati importanti. Tutti e 3 i blocchi presentano direzioni casuali del campo magnetico, ma mentre 2 di questi hanno caratteristiche simili, uno appare diverso proprio dal punto di vista fisico-magnetico. Cosa significa? I primi 2 blocchi, hanno caratteristiche magnetiche, dunque di composizione, simili al campione prelevato nella cava vicina alle piramidi, indicando una provenienza dei blocchi da questo deposito. Il restante blocco invece, date le caratteristiche diverse, con buona probabilita’ e’ stato ricavato da un’altra cava, forse piu’ lontana di quella presa in esame.

Concludendo, questo risultato mostra dati molto interessanti. Come visto, molto probabilmente gli egiziani mescolavano insieme blocchi naturali e artificiali. Inoltre, le rocce calcaree naturali venivano estratte contemporaneamente da diverse cave, forse proprio per aumentare il ritmo di produzione del materiale necessario.

Questa misura dimostra l’utilita’ degli studi paleomagnetici anche in campi diversi da quelli abituali. Nei prossimi mesi continuera’ l’analisi dei blocchi delle grandi piramidi, per cercare di trovare informazioni utili e che forse ci aiuteranno a comprendere meglio, e senza speculazioni, le tecniche utilizzate per realizzare queste imponenti opere.

 

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

 

 

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Indonesia: invasione di zombie nelle strade!

27 Ott

Parlando delle varie profezie del 2012, piu’ volte ci siamo occupati anche di zombie. Come ricorderete, diverse fonti su web parlano di un’invasione di questo tipo per il 21 Dicembre 2012. L’origine di questa profezia e’ tutta sul web, e prende in esame gli scritti sull’apocalisse e sul giorno del giudizio anticipato proprio dalle catastrofi attese per la fine del Lungo Computo Maya.

Molto risalto e’ stato dato a questa profezia dopo i cruenti avvenimenti successi in diverse parti del mondo e di cui abbiamo parlato in questi post:

Epidemia Zombie nel 2012?

L’epidemia Zombie arriva in Cina!

La droga che crea zombie

Gli zombie arrivano anche in Italia

Come visto, l’origine di questi strani episodi e’ da imputare all’assunzione di una nuova potente droga sintetica nota come “Sali da Bagno” o “Settimo Cielo”.

Nonostante la spiegazione scientifica dei fenomeni, anche in questo caso si sono creati diversi modi per speculare sulla profezia, propenendo corsi di sopravvivenza anti-zombie e mappe di luoghi sicuri:

Map of the dead

Zombie survival course

Stiamo tornando su questo argomento, perche’ vorrei commentare una notizia incredibile che arriva dall’Indonesia.

Una donna morta nelle strade di Toraja in Indonesia

Come scritto su diversi siti internet, proprio in questi giorni, in Indonesia, e precisamente nel villaggio di Toraja, si stanno risvegliando i morti. Secondo alcune fonti, si tratta di una vera e propria invasione zombie, mentre per altri siti si tratta di un antico rituale di queste popolazione che consentirebbe ai morti di camminare. Stando alle informazioni, i morti conserverebbero la capacita’ di compiere operazioni semplici, come ad esempio camminare. Questa antica tecnica dunque non risveglia i morti, ma gli consente di camminare autonomamente e verrebbe utilizzata per lo spostamento delle salme tumulate prima del completamento della loro tomba definitiva.

Nella foto riportata, si vede chiaramente una donna, che effettivamente sembra in avanzato stato di decomposizione, camminare per le strade del villaggio accompagnata da un uomo. Mi scuso da subito per le immagini forti che verranno pubblicate in questo post, ma si tratta di foto autentiche.

Come potete facilmente immaginare, anche alla luce di quanto ricordato sull’invasione zombie, questi avvenimenti sono subito stati messi in relazione con la fine del mondo del 2012 e fortemente pubblicizzati da molti siti catastrofisti.

Cosa c’e’ di vero in tutto questo? E’ veramente possibile far caminare i morti?

Cominciamo col dire che le immagini, come anticipato, sono reali e provengono veramente dal villaggio di Toraja. Alcuni siti hanno anche provato a spiegare l’immagine dicendo che in realta’ si tratta di una anziana donna malata. In realta’, la donna che vedete nella foto e’ veramente morta!

Altra foto scattata durante il Manene

Come e’ possibile questo?

L’immagine riportata e’ relativa ad un antichissimo rituale che avviene ogni 3 anni nel villaggio di Toraja e chiamato “Manene”. Gli abitanti del luogo hanno un profondo rispetto per i morti che vengono mummificati e disposti all’interno di teche trasparenti. Durante il Manene, i famigliari dei defunti estraggono i corpi dei loro cari per cambiare loro l’abito con uno nuovo, pulire la teca e condurli anche per le strade del villaggio.

L’origine del Manene e’, come detto, molto antica. Secondo la legenda, un antico sciamano del villaggio una volta ordino’ ad un defunto di raggiungere il luogo della sua sepoltura. Per tutta risposta il morto si alzo’ in piedi e cammino’ fino a raggiungere la sua teca, dove si dispose autonomamente. Il Manene ricorda appunto questo avvenimento facendo percorrere ai defunti le strade del villaggio.

Come vedete, non c’e’ assolutamente nessuna invasione zombie in Indonesia. Le immagini riportate sono molto forti, ma relative ad un antichiessimo rituale. Come detto prima, le popolazioni del luogo, tra l’altro di religione cristiana, hanno un profondo rispetto per i loro defunti e questo viene mostrato anche con la cura dei corpi dei loro cari durante il Manene.

Anche in questo caso esiste una spiegazione razionale per le immagini che trovate in rete. Al solito, si sono prese immagini e vi si sono costruite intorno teorie, ipotesi, profezie, ma senza minimamente provare ad informarsi. Possiamo dunque continuare a smentire assolutamente episodi di zombie in giro per il mondo.

Per rimanere informati su tutte le profezie del 2012, senza preconcetti ma solo affrontando le ipotesi con la scienza e con il ragionamento, non perdete in libreria “Psicosi 2012. Le risposte della scienza”.