Tag Archives: termiti

Addio dieta mediterranea, da oggi insetti!

19 Mag

090352107-c5647f4d-69d3-4be3-82a8-f09f76b03870

Ingredienti:

350g di riso
Una noce di burro
Una testa d’aglio
Una cipolla
Un etto di blatte del tipo rosso
Mezzo bicchiere di latte di cocco

Preparazione:

Fare rosolare nel burro aglio e cipolla. Aggiungere il riso e il vino bianco fin che non evapora. Unire quindi al riso il latte di cocco e le blatte mescolando. Venti minuti di cottura a fiamma bassa e, prima di servire, mantecare con burro e formaggio a piacimento.

Siete sconvolti? Perche’? Pensate che io sia impazzito e che mangiare insetti sia una cosa disgustosa?

Forse in parte avete ragione, ma non e’ della stessa opinione la FAO. Nel rapporto “Le foreste per la sicurezza alimentare e la nutrizione”, l’agenzia dell’ONU sottolinea quanto sia importante magiare insetti sia dal punto di vista alimentare che ambientale.

Ragioniamo un attimo su qualche numero: ci sono gia’ circa 1900 specie di insetti che vengono mangiati in qualche parte del mondo. Pensate sia un’usanza solo di paesi in via di sviluppo o che non hanno altro di cui nutrirsi? Siete completamente fuori strada.

Ovviamente, gli insetti fanno parte della dieta di molti paesi africani, ma diversi piatti a base di insetti vengono regolarmente preparati anche in molti paesi dell’Asia e dell’America Centrale. Inoltre, negli ultimi anni sono cresciuti a dismisura i ristoranti di lusso che hanno inserito nei loro menu’ piatti a base di insetti. Questi piatti, ricercati e poco noti, sono ovviamente tra i piu’ costosi che potete ordinare.

Qual e’ il vantaggio del mangiare insetti?

Mettendo da parte i nostri preconcetti, cerchiamo di ragionare con qualche numero. Gli insetti in generale sono tra le specie piu’ diffuse e ricche di esemplari del pianeta. Praticamente sono presenti ovunque e non richiedono speciali tecniche di allevamento.

Dal punto di vista ambientale, allevare insetti e’ molto meno dispendioso rispetto alle normali specie da “tavola”. Facciamo un confronto diretto. Un allevamento di mucche, produce quantita’ elevatissime di metano, ammoniaca e altri gas serra, oltre ovviamente a letame. Inoltre, allevare una mucca costa molto in termini di risorse, acqua e foraggio in primis. Allevare insetti invece richiede uno sforzo minimo e, a parita’ di quantita’, vengono prodotti molti meno inquinanti per l’ambiente.

Dal punto di vista nutrizionale?

Anche qui, cerchiamo di fare dei confronti diretti. Nella ricetta riportata prima, che non ho inventato, ma e’ reale, vengono utilizzate le blatte. Bene, per 100 grammi di blatte ci sono: 54 grammi di proteine, 28 grammi di grassi, 9 grammi di carboidrati, oltre a fosforo, magnesio, ferro, calcio e altri minerali importanti per la nostra dieta. Dal punto di vista nutrizionale, potremmo avere gli stessi macronutrienti di un hamburger da 100 grammi, mangiando 50 grammi di blatte.

Le blatte sono solo un esempio. Sfogliando le tabelle nutrizionali di diversi insetti, ci si rende conto della ricchezza alimentare di questi possibili alimenti. Molto spesso, i nutrienti di molte specie superano di gran lunga quelle di carne, pesce, uova e altri alimenti che mangiamo tutti i giorni.

In Africa, ad esempio, mangiare insetti e’ fondamentale per combattere la malnutrizione. Proprio il notevole apporto di macronutrienti degli insetti, consente alle popolazioni di diverse zone povere di poter sopravvivere senza problemi. In Thailandia invece, quando l’utilizzo dei pesticidi non riusciva piu’ ad arginare l’invasione di locuste, il governo chiese ai contadini di mangiare questi animali. Per favorire la cosa, forni’ anche delle ricette per preparare questa nuova tipologia di pietanza. Risultato? Non solo il problema venne risolto, ma, oggi, alcuni contadini sono arrivati a piantare grano solo per attirare locuste da vendere ai mercati. Questi animali sono divenuti delle vere prelibatezze, richiestissime sia da privati che dai ristoranti.

Bene, OK per l’ambiente, OK dal punto di vista nutrizionale, ma il sapore?

580038_scorpioni

Se provate a cercare in rete nella vasta letteratura presente, trovate opinioni entusiaste. Per farvi qualche esempio, le formiche ricordano il sapore delle noccioline, le cimici ricorderebbero la cannella, le vespe avrebbero un sapore dolce, le termiti sarebbero simili alle carote, ecc. Proprio queste associazioni a cibi noti, ha creato una vasta letteratura e dei veri e propri ricettari. Per farvi un esempio, poiche’ api e vespe avrebbero un sapore dolce, un’ottima ricetta le prevede servite con cioccolato fuso o su un letto di crema pasticcera.

Per non riportare notizie solo per sentito dire, ammetto di aver assaggiato personalmente gli scorpioni in Cina, in particolar modo, spiedini di scorpioni cotti alla brace. Il sapore? Veramente ottimo, e se lo devo associare a qualcosa di noto, direi che ricordava un po’ il sapore del granchio.

L’usanza di mangiare insetti si chiama “entomofagia” e, alla luce di quanto visto, cosi’ come la pensa anche la FAO, potrebbe essere una possibile soluzione alla mancanza di cibo nel futuro. Se ci pensiamo bene, il numero di abitanti sulla Terra cresce a ritmo continuo e, da qui a pochi anni, non saremo in grado di produrre cibo per tutti. Dunque? Esportare in altri paesi l’usanza di mangiare insetti, potrebbe fornire una importante fonte di cibo, a buon mercato, facile da allevare e altamente nutriente.

Purtroppo, soprattutto noi europei, siamo molto restii a questo tipo di alimentazione. Se molti paesi nel mondo mangiano insetti, perche’ noi non dovremmo farlo? Molto probabilmente, il nostro disgusto, viene da retaggi culturali e dal livello di benessere che abbiamo raggiunto.

In fondo, se ci pensate, chi avrebbe detto 10 anni fa che in Europa si sarebbe mangiato il sushi?

 

”Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

Annunci

Cosa dire invece dei Cerchi delle Fate?

15 Apr

In diversi articoli del blog ci siamo occupati di cerchi. Come sapete bene, l’argomento principale da sempre legato al mistero e’ ovviamente quello dei cerchi nel grano:

21 Dicembre 2012: Cerchi nel grano

Ancora sui cerchi nel grano

Come si realizza un cerchio nel grano

Errore nel cerchio di Santena

Nuovo cerchio, nuova data!

Nuovo cerchio a Povoletto

Anche se, come visto nei diversi articoli, alla luce delle considerazioni fatte c’e’ poco di misterioso in queste strutture. Dopo il grano, ci siamo anche occupati di cerchi nel ghiaccio, nella neve e nella sabbia:

E ora gli snowcircle

Crop circle? No, sand circle!

Cerchi nel ghiaccio: quello che ancora mancava!

Ora invece vogliamo occuparci di qualcosa di simile e di altrettanto misterioso che da molto tempo non riesce a trovare una spiegazione scientifica: “I cerchi delle Fate”!

Di cosa si tratta?

I cerchi delle fate altro non sono che delle strutture che si osservano in Africa sud occidentale nella zona desertica che va dalla Namibia fino al Sud Africa. Si tratta di strutture circolari, completamente prive di vegetazione, ma circondate da erba alta e con diametri che vanno dai 2 fino anche a 20 metri. Il panorama aereo che si osserva sulla zona e’ veramente incredibile:

Foto aerea dei cerchi delle fate

Foto aerea dei cerchi delle fate

Solo per darvi un’idea, questo fenomeno e’ unico delle regione e ricopre un’area lunga quasi 1500 Km lungo il deserto africano.

Fino ad oggi, non si era ancora riusciti a dare una spiegazione logica alla formazione di questi cerchi e alla loro apparente forma perfettamente circolare.

Per la popolazione locale Himba, i cerchi delle fate, o anche “fairy circles”, sarebbero le impronte lasciate dagli Dei quando questi accorrono alle zone di preghiera.

Ovviamente questa e’ la leggenda. Solo pochi giorni fa invece il professor Jurgens dell’universita’ di Amburgo ha pubblicato un articolo sulla rivista Science in cui e’ riuscito a trovare finalmente la spiegazione a queste misteriose strutture che popolano il deserto africano.

Cerchi delle fate in Namibia

Cerchi delle fate in Namibia

Andiamo con ordine, parlando anche un po’ delle osservazioni fatte nel corso del tempo.

Il primo che si dedico’ ad uno studio scientifico dei cerchi fu il Dr.Tschinkel dell’universita’ della Florida. Per trovare i fondi necessari allo studio, il biologo lancio’ anche un’iniziativa molto carina sfruttando l’osservazione satellitare. Tschinkel propose infatti un programma di adozione a distanza dei cerchi in cui dopo aver versato un contributo di 50 dollari, il donatore riceveva la coordinate del proprio cerchio e poteva dunque seguirlo mediante Google Earth. Proprio mediante questa osservazione prolungata, ci si accorse che in realta’ i cerchi erano vivi, nel senso che la loro posizione variava nel tempo e che, in particolare, i cerchi, in tempi piu’ o meno lunghi, venivano anche distrutti e ricostruiti. In questo modo si osservo’ che i cerchi delle fate avevano una vita media fino a decine di anni dopo di che venivano distrutti ricoprendosi di erba, mentre altri nuovi venivano formati.

Proprio le osservazione di Tschinkel hanno dato il via alle misurazioni condotte poi da Jurgens e pubblicate in questi giorni.

Come dismostrato dalle varie analisi, i cerchi delle fate sono prodotti dalla lenta azione di una particolare specie di termiti, la Psammotermes allocerus. Come spesso avviene in natura, la costruzione di queste strutture rientra nei meccanismi di sopravvivenza che alcune specie adottano per poter resitere a condizioni climatiche difficili, come, ad esempio, quelle offerte dal deserto della Namibia.

Le termiti autrici dei cerchi delle fate

Le termiti autrici dei cerchi delle fate

Come avviene la formazione dei cerchi?

Per prima cosa, le termiti mangiano le radici delle piante, distruggendole e rendendo il suolo meno denso. In questo modo, una zona piu’ o meno vasta rimane priva di vegetazione. A questo punto, il terreno, traspirando di meno, riesce a trattenere piu’ a lungo l’umidita’ prodotta dalle scarse precipitazioni della zona. Le termiti poi, occupano una zona sotterranea compresa tra un paio di centimetri ed alcuni decimetri, costruendo gallerie e colonizzando il terreno.

Anche se gia’ affasciante, questo non e’ l’unico miracolo che l’ingegneria naturale riesce a produrre. Dal momento che ora il cerchio funziona da deposito di acqua, nella zona esterna a quella colonizzata dalle termiti, si creano le condizioni ideali per la crescita di piante. Non avendo infatti specie in competizione e trovando un terreno relativamente piu’ umido, la vegetazione puo’ crescere intorno alla circonferenza del cerchio in forma perenne.

Le radici delle piante che crescono intorno al cerchio, offrono una riserva di cibo notevole per le termiti che nutrendosi di questa risorsa, possono modificare nel corso del tempo la posizione del cerchio. Inoltre, questa funge da riserva di cibo in caso di prolungate siccita’, assicurando in questo modo la sopravvivenza della colonia di termiti.

Queste conclusioni sono ovviamente il risultato di anni di studi e di analisi sul terreno che hanno portato finalmente a risolvere il mistero dei cerchi delle fate. Solo per completezza, in passato furono proposte anche altre spiegazioni per questo fenomeno, come, ad esempio, quella della fuga di gas dal terreno capace di distruggere in determinate zone la crescita di vegetazione. Alla luce di quanto detto, capite bene come questa spiegazione non venne accettata perche’ non in grado di spiegare il movimento dei cerchi ma anche la dinamicita’ degli stessi.

Concludendo, i cerchi delle fate sono delle strutture molto ampie e prive di vegetazione che si osservano solo ed esclusivamente nel deserto della Namibia. Per diverso tempo la formazione di queste strutture rimase un vero e proprio mistero. Solo pochi giorni fa, con un articolo pubblicato su Science, un team dell’universita’ di Amburgo ha finalmente spiegato questo fenomeno. I cerchi delle fate sono soltanto delle formazioni create da una specie di termiti per assicurare la sopravvivenza della comunita’ alle difficili condizioni ambientali che il deserto africano impone.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.