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Schiuma per inquinamento nel Lazio?

11 Lug

Ieri, moltissimi siti e giornali hanno dedicato ampio spazio ad articoli ed interviste relative ad un curioso fenomeno che è avvenuto su alcuni tratti delle spiagge del Lazio. In particolare, tutti voi avrete visto le foto della spiaggia di Fiumicino invasa da cumuli di schiuma bianca che occupavano praticamente tutto lo spazio intorno agli ombrelloni chiusi.

Per completezza, vi riporto una di queste immagini scattate da un uomo che stava passeggiando quando ha visto la schiuma arrivare dal mare agitato portata dalla corrente:

Immagini della schiuma sulla spiaggia di Fiumicno

Immagini della schiuma sulla spiaggia di Fiumicno

Praticamente tutti i giornali hanno puntato il dito contro l’inquinamento dei mari del Lazio. Da un lato, questo atteggiamento è assolutamente comprensibile. Solo la settimana scorsa, Goletta Verde ha reso noti i risultati delle sue analisi basati su diversi campioni di acqua nei mari del Lazio, evidenziando come le acque siano fortemente inquinate in prossimità delle foci di torrenti e canali.

Personalmente, ma apro e chiudo parentesi, i dati non mi sorprendono. Come spesso diciamo, lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali ed i continui scarichi a mare non controllati che continuiamo a fare stanno creando forti problemi nelle acque italiane che possono provocare danni irreparabili all’ecosistema marino.

Detto questo però, parlare di inquinamento per il fenomeno che è avvenuto ieri a Fiumicino, mi sembra alquanto azzardato e solo figlio di una voglia sfrenata di speculazione sui problemi ambientali.

Perché dico questo?

Premetto che le analisi dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, ARPA, sono ancora in corso, ma diverse fonti autorevoli con cui sono pienamente d’accordo, hanno sottolineato come con una probabilità altissima il fenomeno non sia assolutamente dovuto all’inquinamento. Purtroppo, come spesso avviene, fa più comodo negli articoli citare quello che ci piace e che fa notizia piuttosto che la verità.

A cosa è dovuto il fenomeno della schiuma?

In questo periodo dell’anno, a causa della maggior frequenza antropica sulle spiagge e dell’aumento delle temperature, non vi allarmate, niente di preoccupante, si chiama “estate”, aumenta notevolmente il fitoplancton nelle zone costiere. Se, in questa fase, si registrano bruschi abbassamenti di temperatura, questi organismi unicellulari proteici possono morire.

Dunque?

Un bel mare agitato può fungere da centrifuga per queste proteine sciolte in acqua e il conseguente rimescolamento dovuto alle correnti crea proprio una schiuma bianca e densa che può arrivare, anche in notevole quantità, fino a riva.

Ragioniamo un secondo. Siamo a luglio, nei giorni scorsi si sono registrate temperature abbastanza elevate e questo, in modo del tutto naturale ed in linea con il periodo dell’anno, fa aumentare il fitoplancton. Negli ultimi 2 giorni però, le temperature, complice una perturbazione, si sono di nuovo abbassate. Poi? Sempre negli ultimi giorni, come riportato da tutti i siti che hanno proposto la notizia, il mare è stato notevolmente agitato.

Risultato?

Schiuma dovuta al fitoplancton che è arrivata a riva.

Ovviamente, non confondete le mie parole. Non voglio certo affermare che le acque del Lazio non siano inquinate, ma il fenomeno registrato nelle ultime ore non dipende assolutamente dall’inquinamento.

Se provate a cercare su internet, troverete tantissimi casi simili avvenuti negli anni sempre più o meno in questo periodo. Se proprio volete fare uno sforzo aggiuntivo, troverete anche diversi episodi avvenuti in tratti di costa che erano e sono riserve naturali protette, dunque assolutamente non inquinate.

Un esempio?

Schiuma bianca alle Tremiti a luglio dell’anno scorso:

Tremiti, Diomedee, 1 Luglio 2013

Ripeto, è un fenomeno naturale che è avvenuto, avviene e avverrà in futuro. Sappiamo già che molti tratti dei nostri mari sono fortemente inquinati, ed è sempre colpa nostra, ma cerchiamo di spiegare la bellezza di fenomeni naturali non comuni in termini divulgativi piuttosto che sparare cavolate per cercare di impressionare le persone.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

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Altro mostro, questa volta in Vietnam

23 Nov

Questa volta voglio niziare l’articolo in modo differente. Senza dirvi nulla, vi voglio mostrare un video molto interessante proveniente dal Vietnam:

Oggi, Video

si tratta di un video riportato sul sito ufficiale del settimanale Oggi. Non preoccupatevi, lo stesso video lo potete trovare su molti siti internet di giornali a distribuzione nazionale cosi’ come su molti siti complottisti.

Avete ascoltato bene la voce che accompagna il video?

Mostro misterioso, animale proveniente da altri pianeti, creatura sconosciuta dei fondali marini. Insomma, la storia e’ sempre la stessa.

Per chi non avesse ancora capito, in Vietnam e’ stato ritrovato spiaggiato un grosso animale, vermiforme come riportano molti giornali. Questo apparente mostro sarebbe poi stato trasportato sulla terra ferma dove avrebbe attirato una folla di curiosi come si vede dal video.

Cosa sarebbe questo mostro?

Non perche’ voglia essere ripetitivo, ma i giornali e siti catastrofisti al solito riportano sempre la stessa storia. L’origine del mostro e’ sconosciuta, si pensa provenga da un altro pianeta o, meglio ancora, si tratta di specie modificate a causa della radiazione e dell’inquinamento nei mari.

Questa storia, un po’ come tutte le altre, e’ assurda!

I video che trovate in rete, sono in realta’ appositamente studiati per portarvi fuori strada. E’ sempre un’abile mossa giornalistica per cercare di attirare piu’ visitatori e per fare in modo che un video diventi famoso in tutto il mondo.

La gente che vedete intorno al “mostro” sa benissimo di che animale si tratti. Come potete facilmente vedere, le somiglianze con questo animale:

balena-azzurra

sono molteplici. Sapete perche’ si somigliano tanto? Semplice, perche’ sono lo stesso animale, cioe’ una balenottera.

Questa versione della storia e’ stata proposta da numerosi biologi marini ma, come e’ ovvio, l’ipotesi scientifica e’ stata messa da parte per fare in modo che le persone fossero portate a credere altro.

Sapete perche’ tutta quella gente e’ intorno al cadavere della balena?

Se leggete in rete, trovate scritto che quelle persone sono radunate per curiosita’ intorno al corpo del povero animale spiggiato. In realta’ quelle persone sono intorno al corpo della balena smeplicemnte per rendere omaggio alla salma. In Vietnam infatti, le balene sono considerate animali porta fortuna circondati da un’aura quasi magica. Detto questo, la folla di curiosi intorno non e’ li per curiosita’, bensi’ per rendere omaggio alla balena. Dal momento che queto aninale e’ considerato un potente porta fortuna, le persone accorse sperano che il segno sia un precursore di avventi fortunati nella regione o nell’intero paese.

Ora, provate autonomamente a cercare in rete queste informazioni e troverete come molti siti, poco visitati per ovvi motivi, abbiano dato la spiegazione razionale con la tesi balena ma siano molto meno visitati di quelli catastrofisti che continuano a parlare di misterioso mostro.

Come spesso avviene, non mi stanchero’ mai di puntare il dito contro molti siti di giornali che invece di fare informazione si lasciano prendere dal catastrofismo cercando la notizia anche dove questa non c’e’.

Concludendo, anche il mostro in Vietnam era un animale perfettamente conosciuto e noto ai biologi marini. Personalmente, continuo a chiedermi come mai i tanti siti catatrofisti invece di concentrare le loro forze su argomenti veramente poco conosciuti continuino a perdere tempo dietro simili notizie. Pensate anche voi a quanta intelligenza sprecata che potrebbe essere utilizzzta, con ottimi frutti, nella ricerca di qualcosa di piu’ nobile.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

Pesce remo: come distorcere una notizia

22 Ott

Su questo blog in genere partiamo da notizie fantasiose per poi mostrare come queste debbano essere correttamente interpretate senza lasciare spazio a fantasie. Questo tipo di approccio e’ utile, non perche’ noi dobbiamo insegnare qualcosa a qualcuno, ma solo perche’ in questo modo si riescono ad evidenziare le varie bufale che compaiono sul web e che, purtroppo, negli ultimi tempi, o meglio a partire dal 21/12/2012, spuntano come funghi ogni giorno.

Questa volta pero’, vorrei utilizzare un approccio diverso. Questo non per fare un qualche esperimento sociale, bensi’ perche’ proprio oggi leggevo una notizia molto interessante e poi, cercando approfondimenti su web, sono incappato in una serie di articoli fantastici sullo stesso argomento. Attenzione, onde evitare fraintendimenti, fantastici non e’ un complimento ma e’ utilizzato proprio letteralmente per indicare il frutto della fantasia di chi ha pubblicato queste notizie.

Cominciamo dai fatti.

Come ricorderete, qualche tempo fa avevamo parlato del ritrovamento di un “re di aringhe”, anche detto “pesce remo”, sulle spiaggie di Almeria:

Incredibile mostro marino ritrovato in Spagna!

Come potete leggere nell’articolo, anche se diverse fonti parlavano di misterioso e spaventoso mostro marino, i resti trovati appartenevano ad una specie marina perfettamente conosciuta, appunto quella del pesce remo o “regaleco”.

Premesso questo, qual e’ la notizia?

Circa una settimana fa, un esemplare di pesce remo e’ stato rinvenuto a Catalina Island in California. Si tratta di un bell’esemplare di 5.5 metri di lunghezza che e’ stato avvistato da una ragazza poco al largo, gia’ morto, e, grazie all’aiuto di una quindicina di persone, il corpo e’ stato portato a riva.

Pesce remo ritrovato in California

Pesce remo ritrovato in California

Qui, come e’ ovvio vista la scarsa conoscenza della specie e l’importanza del ritrovamento, il pesce e’ stato sezionato e portato in laboratorio. Analisi specifiche hanno mostrato come il pesce sia morto di morte naturale.

Bene, poi cosa e’ successo?

Oggi invece i giornali hanno battuto la notizia del ritrovamento di un secondo pesce remo, sempre in California, ma questa volta a Oceanside. Il secondo regaleco trovato ha una lunghezza leggermente inferiore al primo e non supera i 4.5 metri. Piccola nota, come visto nell’articolo precedente, queste specie possono raggiungere anche gli 11 metri di lunghezza, per cui i due esemplari trovati, per quanto impressionanti, non costituiscono certo qualcosa fuori scala o che non si conosceva.

Ovviamente, e’ un evento molto raro trovare due esemplari morti vicini alla costa dal momento che i ritrovamenti di questi pesci non sono cosi’ frequenti. Perche’ questo? Come potete immaginare, anche i pesci remo muoiono, ma, vista la struttura gelatinosa della carne, e’ molto difficile che i corpi arrivino a terra interi. Su questo avevamo riflettuto anche nel precedente articolo riguardo il ritrovamento in spagna.

Non c’e’ che dire, notizia interessante e davvero curiosa.

Cosa succede invece dal lato catastrofista/complottista?

Al solito, qui raggiungiamo livelli di fantasia da far impallidire chiunque.

Non vorrei specificare singolarmente i siti, anche solo per non fare pubblicita’ a fonti di questo tipo, ma basta cercare su web per verificare che quello che dico e’ reale.

Prima cosa, scontata se vogliamo, trovati ben 2 mostri in California, con tanto di foto, di cui la scienza e la biologia non riescono a dare una spiegazione. Ovviamente, si parla di misteriose creature mai viste prima, ignorate o che forse vengono da un passato molto lontano.

Questa ovviamente e’ l’ipotesi piu’ scontata che si potrebbe fare, ma andiamo avanti.

Da altre fonti, i pesci ritrovati sono diventati 3, mentre secondo altri sono 2 pesci e un’altra specie misteriosa. Ma qui si sa, sui numeri anche i giornalisti di professione fanno a gara a chi la spara piu’ grossa.

Altri siti affermano invece che si tratta di pesci remo. A detta loro pero’, e’ impossibile trovare questi pesci a riva perche’ normalmente vivono a piu’ di 3000 metri di profondita’.

Affermazione ignorante e assurda. Per smentirla basta fare un giretto si wikipedia, la quale riporta:

Senza dubbio è una specie abissale (300-1000 m di profondità), ma è possibile individuarlo presso la superficie e vicino alle coste.

300-1000 metri e’ molto diverso da 3000 e inoltre, come si legge, e’ possibile trovarlo anche in superficie e vicino alle coste. Sempre su wikipedia troviamo anche:

Qualche volta il regaleco si trova spiaggiato ma, a causa della sua fragilità, raramente integro.

Che curiosa coincidenza, proprio quello che abbiamo affermato poco piu’ sopra.

Capite bene che anche queste affermazioni sono una balla.

Ci sono poi dei siti che davvero si superano. Sapete cosa sarebbero i misteriosi mostri ritrovati? Specie non conosciute? No, troppo poco. Specie antiche? No, di piu’. Cosa sono? Mutazioni genetiche di altri pesci. Come sarebbero avvenute queste mutazioni? Semplice, siamo in California, siamo sull’oceano Pacifico, dunque le mutazioni sarebbero avvenute a causa di acqua contaminata proveniente dalla centrale di Fukushima!

Ora, non voglio entrare nella discussione dell’incidente nucleare giapponese, dal momento che, fuori dal Giappone, forse pochi sanno la reale situazione. Vi faccio pero’ riflettere su una cosa, secondo voi, arriva un po’ di acqua contaminata dal Giappone, con che concentrazione arriva? Praticamente zero. Ma se anche arrivasse, e’ assurdo pensare che un pesce nuota in un po’ di acqua contaminata e a causa di questa muta all’istante trasformandosi in una specie di serpente marino. Non ci siamo proprio, eppure siti internet provano a farci digerire questa informazione.

Pensate sia finita qua? Assolutamente no. Altri siti hanno trovato uan diversa spiegazione ai due ritrovamenti. Si tratta di pesci remo e questo e’ ok. Perche’ si sono spiaggiati? Premesso, come visto, che non sono spiaggiati ma, il primo sicuramente, era gia’ morto, i due pesci sarebbero morti a causa di un violento terremoto che dovrebbe colpire la California nei prossimi giorni.

Aspettate un attimo, sta per arrivare un forte terremoto in California e quindi muiono i pesci? Come e’ possibile? Forse, i pesci possono avvertire prima il terremoto in arrivo e sono morti di paura?

L’assurdita’ di certe notizie mi lascia davvero perplesso.

Concludendo, e’ ovviamente un fatto molto raro quello di aver ritrovato due esemlari morti di pesci remo “interi” vicino alla riva in California. Nonostante si possa parlare di ritrovamento raro, la cosa puo’ essere compresa confrontandoci con quello che sappiamo circa la specie. Ora, pero’, tutta la speculazione in atto su questi fatti e’ davvero assurda e priva di fondamento. Con un approccio diverso rispetto al solito, abbiamo visto quanta distorsione, o meglio, in alcuni casi, proprio invenzione, c’e’ dietro una notizia che leggete sulla rete. Fate sempre attenzione a quello che leggete. Prendete tutto con le pinze e cercate sempre di analizzare i fatti in modo autonomo e confrontando sempre diverse fonti.

 

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Geyser di 5 metri a Fiumicino

29 Ago

Sicuramente tutti avrete letto la notizia del geyser che e’ comparso a Fiumicino vicino Roma. Vi confesso che avevo lasciato passare la notizia perche’ considerata non troppo di rilievo. In questi ultimi giorni pero’, si sta assistendo ad una speculazione mediatica, anche ad opera di alcuni giornali, che tende a creare un caso dove questo non esiste.

Mi spiego meglio, facendo un sunto delle notizie, da molte fonti trovate che si tratta di un geyser alto ben 5 metri che e’ comparso da un momento all’altro. La zona e’ conosciutissima e mai si erano verificati fenomeni di questo tipo. Qualcuno, vista l’enorme altezza del rilascio di gas, parla di pericolo per la circolazione aerea. Secondo alcuni fonti, il soffione si troverebbe addirittura dentro all’aereoporto. Vi tralascio tutte le notizie piu’ barzelletta che parlano di fuga di gas da depositi sotterranei di stoccaggio per scie chimiche. Fortunatamente notizie di questo tipo non sono diffuse.

Detto questo, forse e’ il caso di capire un po’ meglio quello che sta accadendo.

Prima cosa, il geyser e’ comparso negli ultimi giorni, vero. E’ assolutamente falso che il soffione si troverebbe all’interno dell’aeroporto Leonardo da Vinci. Il luogo preciso del rilascio di gas e’ in Via Coccia di Morto, strada che costeggia l’aeroporto ma che non e’ all’interno dello stesso.

Seconda precisazione, questa necessaria per rispondere a tantissimi giornali, il geyser e’ alto ben 5 metri. Senza dire nulla, vi mostro un video girato sul posto che mostra la situazione reale:

5 metri? Forse, e dico forse, si sta un po’ esagerando giornalisticamente parlando.

Detto questo, e come da buona tradizione italiana, l’uscita di gas dal terreno ha innescato immediatamente una polemica politica all’interno del comune di Fiumicino. Come avrete letto, maggioranza e opposizione hanno creato un botta e risposta sui giornali senza fine. Qualcuno parla di carotaggi per valutare la possibilita’ di un sottopassaggio, i diretti interessati smentiscono, poi pero’ si parla di ruspe intente a sondare il terreno, ma la cosa viene smentita perche’ erano lavori del gas. Qualcuno parla anche di voler deviare il corso del Tevere e dunque aver innescato la fuoriuscita del gas, anche questa smentita. Insomma, come siamo abituati da troppo tempo, un continuo rincorrersi di dichiarazioni e smentite basate sul nulla se non sulla chiacchiera di paese.

Lasciamo stare lo scontro politico all’interno del comune per parlare invece del geyser. Le analisi fatte sul gas, hanno dimostrato che la fuoriuscita e’ composta al 90% da anidride carbonica con l’aggiunta di metano e idrogeno solforato. Come e’ noto, l’anidride carbonica e’ dannosa per l’uomo, per cui la zona e’ attualmente recintata e presidiata da una pattuglia dei vigili urbani. Questa misura e’ stata necessaria per impedire ai molti curiosi di avvicinarsi troppo alla bocca del geyser. Solo per farvi un esempio, testimoni locali raccontano di un pullman di turisti giapponesi accorsi a fotografare il gas prima di diregersi all’aeroporto.

Da dove proviene questo gas?

Vi dico subito che si tratta di un fenomeno assolutamente naturale. In molti comuni della zona, di origine chiaramente vulcanica come noto per i cosiddetti castelli romani, da tempo e’ stata segnalata la presenza di gas nel terreno a concentrazione maggiore rispetto ad altre parti d’Italia e dovuta proprio all’origine vulcanica. A volte, questi gas possono risalire fino in superficie lungo faglie e fratture, incontrando anche, come e’ ovvio, falde acquifere.

Fenomeni di questo tipo si sono gia’ verificati numerose volte anche nella stessa zona. Nel 2005, ad esempio, si verifico’ una fuoriuscita analoga durante dei lavori di costruzione. Proprio per questo motivo, per qualsiasi lavoro di edilizia all’interno del comune, viene richiesta l’analisi della concentrazione di gas nel terreno. Questo proprio per evitare che possano verificarsi fughe di gas pericolose per la popolazione e per gli operai al lavoro.

Oltre a queste direttive edilizie, i sindaci dei comuni interessati, di concerto con la regione Lazio, hanno predisposto norme di sicurezza atte a prevenire incidenti dovuti anche a minime fuoriuscite di gas. Per farvi qualche esempio, bisogna areare i locali interrati o semiinterrati prima di accedervi, e’ necessaria la presenza di un’altra persona prima di accedere in piscine svuotate, questo per evitare che ci siano strati bassi di gas pericoloso, e’ vietato creare luoghi di svago o camere da letto a livelli semiinterrati, ecc. Capite bene che queste norme servono proprio per evitare che gas uscito, anche in minima parte dal terreno, possa depositarsi all’interno di zone in cui poi si dovra’ accedere.

Concludendo, e’ assolutamente falso parlare di geyser di 5 metri e tantomeno pensare che questo fenomeno sia all’interno dello scalo aeroportuale o che rappresenti una minaccia per la circolazione aerea. Come abbiamo visto, si tratta di un fenomeno gia’ accaduto in passato e comprensibile alla luce della conoscenza geologica che abbiamo sulla zona in questione. Detto questo, il geyser e’ del tutto naturale, non presenta un pericolo per la popolazione e, come riportato anche da alune fonti aggiornate, sembrerebbe che in queste ore il fenomeno si stia riducendo notevolmente.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

Incredibile mostro marino ritrovato in Spagna!

25 Ago

Nel corso dei secoli, diverse civilta’ hanno parlato di mostri marini che popolerebbero i nostri mari. Il motivo di queste credenze e’ presto detto, le profondita’ delle acque rappresentano un mondo, ancora oggi, in parte sconosciuto. Ogni tanto, in seguito a qualche spedizione, ci vengono riportati ritrovamenti di nuove specie o di animali che si credevano ormai estinti. L’ambiente marino rappresenta ancora oggi uno spazio difficilmente raggiungibile e, anche solo per estensione, la parte maggiore del nostro pianeta.

Spesso poi, sentiamo notizie di strani animali ritrovati spiaggiati sulle coste. Animali che non e’ facile identificare e che, almeno apparentemente, potrebbero sembrare mostri marini in grado di stuzzicare la fantasia di molti. In passato, avevamo proposto un articolo molto interessante, ad esempio, sul discorso delle sirene:

Il canto delle sirene

vedendo proprio come alcuni ritrovamenti fatti in giro per il mondo, fossero stati confusi con corpi di sirene. Di volta in volta, ad ogni ritrovamento, si riapre il dibattito sull’esistenza o meno di queste mitologiche creature lasciando spazio ai tanti siti internet che non aspettano altro per fare un po’ di sana speculazione, ovviamente solo a loro vantaggio.

Come avrete capito, la notizia che vorrei commentare in questo articolo, riguarda proprio un nuovo ritrovamento. Questa volta, come forse avrete letto sui giornali, il fatto si riferisce ad una carcassa di 10 metri ritrovata sulla spiaggia di Luis Siret vicino alla citta’ spagnola di Almeria. Da giorni ormai molti giornali, non solo spagnoli, si domandano a quale strano animale potrebbe appartenere il corpo. Anche in questo caso, ovviamente, molti parlano di mostro marino.

Prima di andare avanti, vi voglio mostrare una foto di quello che e’ stato ritrovato sulla spiaggia spagnola:

Il corpo rinvenuto sulla spiaggia di Almeria

Il corpo rinvenuto sulla spiaggia di Almeria

Guardando l’immagine non credo sia necessario spiegare perche’ molti parlano di mostro marino o anche di drago.

La cosa che mi fa riflettere di piu’ e’ che, in questo come in altri casi, molti cercano spiegazioni fantasiose piuttosto che affidarsi a qualcosa di razionale. Nel caso specifico di queste carcasse ritrovate sulla spiaggia, invece di capire a quale animale conosciuto possa appartenere il corpo, molti si affidano alla fantasia o ad animali raccontati solo nelle leggende.

La prima cosa su cui ragionare in questi casi e’ ovviamente lo stato in cui viene ritrovato il corpo. Come riportato da diversi giornali locali, il corpo ritrovato presentava un odore molto intenso, segno inconfodibile di un avanzato stato di putrefazione. Questo non e’ un particolare macabro che voglio sottolineare senza motivo. Molto spesso, durante la decomposizione, alcune parti del corpo possono danneggiarsi prima di altre, facendo apparire l’insieme molto diverso da quello che era originariamente.

Detto questo, a quale animale apparterebbe il corpo?

Inizialmente, si era avanzata l’ipotesi che il corpo fosse di un cosiddetto “re di aringhe”, cioe’ un Regalecus. Si tratta di un pesce di profondita’ che puo’ raggiungere lunghezze anche di 15 metri e che appartiene all’ordine dei lampridiformi. Il curioso nome viene dal fatto che molto spesso si e’ osservato questo animale intorno a banchi di aringhe. Il regaleco ha un corpo nastriforme molto lungo ma anche molto fragile. Questo animale e’ stato osservato in diversi mari tra cui anche il Mediterraneo.

Vorrei prima di tutto mostrrvi ua foto da cui vi sara’ chiaro perche’ e’ stata avanzata questa ipotesi per il mostro di Almeria:

Il re d'aringhe pescato dai seals nel 1996

Il re d’aringhe pescato dai seals nel 1996

Quelli che vedete ritratti sono dei navy seals americani che hanno pescato un regaleco di ben 7 metri nel 1996. Come vedete, la somiglianza con il corpo rinvenuto sulla spiaggia spagnola e’ molto evidente. Questo animale pero’ presenta un corpo molto fragile, condizione per cui difficilmente e’ stato rinvenuto spiaggiato intero. Inoltre, la reale forma del regaleco, anche se allungata come visto, non e’ del tutto simile a quella del corpo spagnolo. Proprio queste considerazioni hanno portato ad escludere questa spiegazione.

La reale natura del corpo rinvenuto e’ stata successivamente data da diversi biologi marini che hanno osservato le foto. Come detto prima, non dobbiamo mai lasciarci confondere dall’avanzato stato di decomposizione che potrebbe far apparire un corpo diverso da quello che in realta’ e’.

Il corpo rinvenuto sulla spiaggia di Almeria e’ di uno squalo volpe, nome scientifico Alopias Vulpinus. Si tratta di un tipo di squalo molto particolare lungo in media 6-7 metri, ma che puo’ raggiungere i 10 metri di lunghezza. In realta’, grande contributo alla dimensione dell’animale viene dalla lunga coda che ha dimensioni paragonabili a tutto il corpo. Ecco una foto di uno squalo volpe:

Alopias Vulpinus anche detto Squalo Volpe

Alopias Vulpinus anche detto Squalo Volpe

A prima vista, si potrebbe affermare che questo animale e’ completamente diverso da quello di Almeria, molto piu’ simile invece ad un re d’aringhe. Al solito pero’, non dobbiamo lasciarci ingannare dalla decomposizione del corpo.

I particolari che hanno spinto i biologi a parlare di Alopias sono: la tipologia di pelle, la pinna dorsale inferiore che si vede nella foto e quelle che, a prima visto, potevano sembrare delle corna e che, come visibile nella foto, ora sono staccate dal corpo. Proprio queste corna, sarebbero la parte inferiore dell’animale che serve a sorreggere e far muovere le grandi pinne inferiori. La lunga coda dello squalo e’ in realta’ non identificabile nel corpo di Almeria proprio a causa della decomposizione del corpo che farebbe apparire il tutto unito e uniforme.

A conferma di questa ipotesi, l’Alopias vive normalmente in acque che non superano i 300 metri di altezza e molto spesso e’ stato avvistato, anche nei nostri mari, in acque costiere, dunque molto vicino alle spiaggie. Probabilmente, il corpo rinvenuto e’ stato trascinato dalle correnti a riva e apparteneva ad un animale gia’ morto per qualche causa.

Concludendo, il misterioso mostro rinvenuto ad Almeria altro non e’ che uno squalo volpe. Dall’analisi di questa notizia abbiamo pero’ imparato una lezione molto importante: molto spesso, quando si parla di strani animali rinvenuti sulle spiagge, dobbiamo sempre considerare lo stato di decomposizione dei corpi. Questo veloce processo naturale, puo’ modificare notevolmente l’aspetto di un corpo, facendolo apparire piu’ simile ad altri animali o, come in questo caso, a mostri appartenenti alla leggenda popolare o alla nostra fantasia.

 

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La collaborazione scientifica

8 Ago

Cosa c’entra un neutrino, una delle particelle piu’ sfuggenti conosciute, con un capodoglio, uno dei mammiferi piu’ grossi del pianeta? Assolutamente niente direte voi, e invece sbagliate.

Senza giocare agli indovinelli, vi vorrei raccontare di una ricerca, a mio avviso molto importante, nata con uno scopo e che in corso d’opera ne ha trovato uno ulteriore altrettanto interessante.

Come sapete, lo studio dei neutrini cosmici e’ molto importante perche’ attraverso la misura del numero di queste particelle, e’ possibile individuare e studiare sorgenti astronomiche come stelle di neutroni, buchi neri, pulsar, ecc. Il problema di queste particelle e’ che, come si dice in fisica, hanno una “sezione d’urto” molto piccola, cioe’ hanno una probabilita’ di interagire con la materia estremamente bassa. Per poter osservare i neutrini e’ prima di tutto necessario eliminare le altre tantissime particelle che arrivano dal cosmo e che rendono la loro osservazione impossibile dal momento che questi segnali sarebbero completamente sommersi in mezzo a tanti altri. A questo punto, per contare i neutrini si devono sfruttare le reazioni poco probabili che queste particelle hanno con alcuni mezzi. Una delle tecniche maggiormente utilizzate e’ quella del rivelatore Cherenkov ad acqua. Passando attraverso questo liquido, i neutrini possono interagire producendo radiazione Cherenkov, cioe’ una piccolissima scia luminosa indicante appunto il loro passaggio. Vista la bassa probabilita’ di avere questi aventi, e’ necessario avere dei volumi di acqua molto grandi e, ovviamente, dei sensori in grado di captare l’eventuale luce.

Detto questo, molti osservatori per neutrini sono stati realizzati posizionando rivelatori sul fondo dei mari. Questa soluzione offre un ottimo schermo alle altre particelle e soprattutto un notevole volume di liquido gratuito e sempre disponibile.

Uno degli ultimi esperimenti in corso di realizzazione e’ chiamato Km3net dell’Istituto nazionale di fisica nucleare a cui collaborano molti ricercatori italiani e stranieri. Questo esperimento prevede il posizionamento di alcune torri sottomarine nel mediterraneo, su cio posizionare sfere di fotomoltiplicatori, cioe’ dispositivi in grado di traformare le tracce luminose lasciate dai neutrini in segnali elettrici leggibili.

Una delle sfere di Km3net con i fotomoltiplicatori

Una delle sfere di Km3net con i fotomoltiplicatori

Una delle stazioni di Km3net e’ stata posizionata in Sicilia, 80 Km a largo di Capo Passero. I fotomoltiplicatori sono stati posizionati su una torre di circa 400 metri, ancorata al fondo del mare che in quel punto ha una profondita’ di circa 2000 metri.

Sfruttando la particolare posizione della torre, in collaborazione con biologi marini di varie universita’, si e’ ben pensato di installare sulla struttura anche misuratori acustici. Questa soluzione e’ stata adottata perche’ consente di monitorare il passaggio di capodogli ma soprattutto consente di mappare l’inquinamento acustico sottomarino.

Perche’ si parla di inquinamento acustico sottomarino?

Come potete facilmente immaginare, il passaggio di navi nei mari, provoca rumori in profondita’. Proprio questi rumori possono disturbare i mammiferi acquatici che si trasmettono segnali acustici sottomarini. Secondo alcune teorie, questi disturbi possono notevolmente ridurre la distanza di comunicazione tra capodogli ma, soprattutto, potrebbero essere responsabili degli spiggiamenti che ogni tanto si verificano sulle coste.

Gia’ ai tempi del primo prototipo di Km3net in Sicilia nel 2005, lo strumento era riuscito ad ascoltare il passaggio di questi stupendi mammiferi. Ora, con il rivelatore finale, piu’ grande e performante, oltre ad individuare il loro passaggio, i sensori sono in grado di determinare anche la grandezza dei mammiferi. Questa soluzione e’ fondamentale per fare un censimento della popolazione di capodogli nei nostri mari.

Da quando e’ stato installato, questo rivelatore non solo e’ riuscito ad osservare il passaggio di diversi animali, ma soprattutto si e’ scoperto che la popolazione e’ maggiore di quanto ci si aspettasse e che i capodogli si trovano anche in zone che prima si pensavano poco battute da questi animali.

Come potete vedere, si tratta di uno splendido esempio di ricerche congiunte, in cui con una sola spesa si riesce a mettere insieme diversi campi di studio, con analisi diverse ma tutte molto importanti. Sicuramente, dal punto di vista biologico, i rivelatori installati consentiranno di avere una stima molto precisa del numero di cetacei presenti nei nostri mari, della loro grandezza ma, soprattutto, consentiranno di studiare con precisione l’effetto che l’inquinamento acustico sottomarino puo’ avere su questi animali. A questo punto non resta altro da fare che aspettare di raccogliere tanti dati per avere una buona statistica sia di capodogli che di neutrini.

 

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