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Addomesticare gli asteroidi

13 Apr

Come sappiamo bene, dopo l’evento russo di Chelyabinsk, in rete e’ esplosa una vera e propria psicosi per la minaccia alla Terra che potrebbe provenire dallo spazio. Delle tante voci catastrofiste ne abbiamo parlato in diversi post e, come visto, a parte il caso russo che ha provocato 1200 feriti tra la popolazione, tutte le altre notizie che vorrebbero esplosioni in varie parti del mondo sono tutte false.

Questa volta pero’ vorrei scrivere un articolo, sempre su questo argomento, ma orientato, finalmente, a qualcosa di piu’ scientifico. A parte scatenare gli animi catastrofisti, l’evento russo ha anche rilanciato i discorsi sulla difesa spaziale che, negli ultimi anni, avevano subito un rallentamento e notevoli tagli di budget.

Come sappiamo bene, la NASA, cioe’ l’ente spaziale americano, sta attraversando un periodo non semplice a causa dei numerosi tagli ai finanziamenti e soprattutto dopo la chiusura del programma Shuttle. Come visto in questo articolo:

I lanci spaziali del futuro

esistono ovviamente molte proposte per sostituire il vecchio programma e molte di queste, sempre a causa dei ridotti finanziamenti, stanno andando avanti proprio grazie alla collaborazione con aziende private. Solo per darvi qualche numero, per il 2014, la NASA ha chiesto al presidente Obama un budget complessivo di 17 miliardi e 715 milioni, praticamente in linea con i finanziamenti sia del 2013 che del 2012. Questa cirfra dovra’ ora essere discussa dal congresso ma la NASA assicura che questa cifra, ripeto senza nessun aumento, e’ quella necessaria per mantenere in vita i progetti in corso. In caso di tagli, probabilmente ci si trovera’ costretti a chiudere alcune missioni.

Tra le varie voci del finanziamento, ce n’e’ anche una molto interessante per l’argomento che stiamo discutendo. Si tratta del progetto “Asteroids Iniatiative”, per una cifra iniziale di 105 milioni di dollari ed un costo complessivo di 2.5 miliardi.

Cosa sarebbe questo “Asteroids Iniziative”?

Come visto in questo post:

Asteroidi: sappiamo difenderci?

Ci sono moltissimi progetti in corso di studio per pensare ad un sistema di difesa in caso di asteroide in rotta di collissione con la Terra. Oltre a questi visti, la NASA ha appunto lanciato un nuovo programma che prevede uno studio molto ravvicinato degli oggetti vicini alla Terra e potenzialmente pericolosi (NEO, near Earth objects).

Come facciamo a studiare un asteroide con tutta calma? Semplice, basta portarlo vicino alla Terra!

Anche se sembra assurdo, il progetto Asteroids Iniziative prevede proprio la cattura di un asteroide di piccole dimensioni per portarlo in un’orbita vicino alla Terra, in modo che possa essere raggiunto e studiato dagli astronauti. Capite bene che per catturare un corpo del genere, ci si deve limitare ad oggetti di piccole dimensioni.

Vi mostro un video molto bello che riporta tutte le fasi della missione:

Come vedete, la missioni consiste di fasi ben distinte tra loro. Per prima cosa, una sonda appositamente costruita si avvicina all’asteroide per posizionarsi in un’orbita adatta alla cattura. Mediante una sorta di “rete da pesca” l’asteroide viene catturato e dunque agganciato alla sonda. Completata questa operazione, la sonda torna verso la Terra e si posiziona in un’orbita adatta.

Come avete visto nel video, una volta tornata la sonda, l’asteroide puo’ gia’ essere studiato dagli astronauti sfruttando le apposite aperture nello strato di contenimento. Come anticipato, sfruttando la gravita’ terrestre, l’asteroide potrebbe anche essere messo in orbita stazionaria in modo da farlo ruotare intorno alla Terra. In questo modo, il corpo, liberato del suo involucro, offrirebbe una superficie di appoggio per gli astronauti che dunque potrebbero lavorare in tutta calma.

Cosa ci si aspetta di scoprire con questa missione?

Come capite, si tratta di una missione scientifica esplorativa. Prima di tutto, la missione fornirebbe una prova diretta della possibilita’ di cattura degli asteroidi, anche nel caso in cui questi fossero in rotta di collisione con la Terra. Lo studio approfondito del corpo, darebbe poi dati molto precisi sia sulla composizione del corpo sia sui suoi parametri chimico-fisici. Questi dati sono fondamentali per poter perfezionare gli eventuali rimedi distruttivi in caso di pericolo per la Terra.

Dal punto di vista prettamente scientifico, la missione Asteroids Initiative riveste un ruolo di prim’ordine. Come e’ facilmente intuibile, la possibilita’ di studiare corpi di questo tipo in modo cosi’ ravvicinato e con gli strumenti spaziali di cui disponiamo potrebbe offrire molte delle risposte che ancora cerchiamo. In primis, un’analisi completa e non solo superficiale degli asteroidi ci puo’ permettere di capire molte cose in piu’ sull’origine di questi corpi, ma anche sull’origine del sistema solare.

Per chi fosse interessato, vi riporto anche il link alla pagina NASA dedicata a questa proposta di missione:

NASA, Asteroid Initiative

In termini strettamente finanziari, la missione offrirebbe anche uno stimolo in piu’ nel completamente e nella realizzazione dei nuovi sistemi di lancio della NASA. Il sistema SLS, di cui abbiamo parlato nel link riportato prima, sarebbe infatti il mezzo ideale per portare gli astronauti all’esplorazione dell’asteroide catturato ed in orbita intorno alla Terra.

Superficie di Eros (lato 12 metri)

Superficie di Eros (lato 12 metri)

Non pensate assolutamente che questa sia la prima missione di questo tipo realizzata dalla NASA. Come forse qualcuno ricordera’, intorno al 2000 la NASA ha realizzato anche l’importante missione NEAR, Near Earth Asteroids Rendezvous. Obiettivo di questa missione era il monitoraggio ravvicinato e prolungato di asteroidi vicini alla Terra e potenzialmente pericolosi.

Durante la missione NEAR si studiarno in dettaglio, grazie a passaggi ravvicinati, sia Mathilde che Eros. Quello che pero’ forse alcuni ignorano e’ che il 12 febbraio 2001, la sonda NEAR e’ atterrata proprio su EROS.

La scelta di EROS e’ stata fatta a causa del diametro maggiore di questo corpo. Anche se questo NEO non rappresenta un vero pericolo per la Terra, dal momento che la sua orbita non interseca la nostra, lo scopo della missione era quello di acquisire informazioni sulla struttura di questi corpi e dunque comprendere scientificamente l’origine degli stessi.

In realta’, l’atterraggio sull’asteroide non era pensato per questa missione. Dopo essere entrata in orbita intorno ad EROS, NEAR invio’, attraverso i suoi strumenti, moltissimi dati. Giunti al momento di spegnere la missione (perche’ ormai completata) gli ingegneri NASA pensarono di tentare un atterraggio su EROS. Consapevoli della difficolta’ della manovra, gli strumenti di NEAR vennero lasciati accesi durante la fase di atterraggio e la sonda invio’ moltissimi dati utili. Con enorme stupore dei tecnici, dopo l’atterraggio la sonda era ancora funzionante ed invio’ dati molto importanti per i successivi 14 giorni.

Il cratere Psyche su Eros

Il cratere Psyche su Eros

Solo per completezza, vi dico che tramite questa missione si ottennero moltissimi dati utili su EROS, sulla sua struttura interna e superficiale, ma anche parametri orbitali molto precisi che hanno consentito di migliorare notevolmente gli algoritmi ancora oggi usati nel calcolo delle orbite.

Concludendo, la psicosi asteroide scoppiata dopo il caso russo, ha riacceso anche l’interesse scientifico nello studio e nella realizzazione di sistemi di protezione contro i NEO. La missione Asteroids Initiative proposta dalla NASA prevede addirittura la cattura di un piccolo asteride per permettere ad un team di astronauti di studiare in dettaglio il corpo. Gia’ in passato ci furono molte missioni esplorative da parte della NASA, tra cui la piu’ importante e’ certamente NEAR. Al termine di questa missione, si riusci’ addirittura ad atterrare sulla superficie di EROS potendo raccogliere dati molto importanti anche dal punto di vista scientifico.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

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Come non aspettarselo ….

7 Mar

Stamattina, sfogliando i giornali, mi sono imbattutto nella notizia, presente su tutti i quotidiani, di un aereo alitalia che in fase di atterraggio verso New York ha avvistato un drone. Per essere precisi, l’aeroporto in questione era il JFK e il velivolo della nostra compagnia era un Boeing 777 in volo da Roma a New York.

Questa e’ la registrazione della comunicazione alla torre di controllo, in cui il pilota riporta quanto visto:

Torre Controllo

Come potete sentire, il pilota dice chiaramente: “we saw a drone, a drone aircraft”, cioe’ “abbiamo visto un drone, un velivolo drone”.

Per chi non lo sapesse, “drone” e’ il nome comune dato ai velivoli che viaggiano senza pilota. Questo speciale tipo di aerei viene pilotato a distanza, in gergo tecnico “da remoto”, per via informatica da un pilota a terra o su un altro velivolo. I droni sono stati sviluppati principalmente per le missioni di ricognizione, di telemetria, di controllo incendi, tutte operazioni che vengono spesso definite “dull, dirty and dangerous”, cioe’ noiose, sporche e pericolose. Questo genere di velivoli consente di compiere queste missioni senza mettere in pericolo il pilota ma anche, in alcuni casi, abbattendo i costi della missione stessa.

Un drone in volo

Un drone in volo

Non appena atterrato, il pilota del volo Alitalia ha rilasciato un’intervista alla ABC news, nel quale ha dichiarato di aver visto il drone a circa cinque miglia a sud dell’aeroporto, mentre era in fase di atterraggio ad una quota di circa 450 metri. Stando a quanto riportato, il drone era in volo ad un’altezza di 1500 piedi.

Vista la distanza dall’aereo, il pilota non ha dovuto compiere nessuna manovra eversiva, ma si e’ limitato a riportare il fatto alla torre di controllo. Questa segnalazione ha ovviamente fatto scattare un’indagine delle autorita’ americane per cercare di capire di che drone si trattasse e perche’ era in volo in quella zona. Per la legge infatti, lo spazio aereo vicino all’aeroporto e’, per ovvi motivi di sicurezza, riservato solamente ai velivoli in fase di atterraggio e decollo.

Cosa c’e’ di strano in tutto questo? A parte il fatto che ci fosse un drone sul JFK e che ora si dovra’ capire a chi appartenesse e perche’ era in volo, assolutamente nulla.

Stamattina pero’, mentre leggevo queste informazioni mi dicevo: sicuramente questa notizia, nel giro di qualche ora, comparira’ sui siti catastrofisti, sicuramente con dettagli gonfiati e non veritieri.

In parte mi sbagliavo, nel senso che sono stato troppo ottimista.

Vi invito a fare una ricerca su internet e confrontare come la notizia viene pubblicata su diversi giornali online.

Su alcuni potete leggere: “sfiorato scontro tra aereo Alitalia e drone”. Ma come? Sfiorato lo scontro con un velivolo a distanza di 5 miglia? Mi sembra un po’ esagerato.

Ma ovviamente c’e’ di peggio. Su altri giornali leggete: “Paura ad alta quota”, “drone sfiora aereo Alitalia”, “strage mancata per un soffio”, “Aereo si salva solo dopo pericolosa manovra del pilota”.

Cosa? Ma stiamo scherzando?

Come gia’ detto, il drone era a 5 miglia dall’aeroporto ed il pilota non ha fatto assolutamente correzioni rispetto alla manovra standard di atterraggio. I passeggeri non si sono nemmeno accorti di quanto accaduto.

Questo piccolo esempio, vi fa capire come viene fatto il giornalismo su internet. Ovviamente, ci sono tantissimi siti seri che pubblicano notizie senza modificarle e pompando i dettagli. Ma, oltre a questi, ci sono tantissimi giornali pronti solo a sparare notizie sensazionali, inventate o meno, l’importante e’ fare scalpore.

Pensate sia finita qui? Assolutamente no, ci sono poi i nostri tanto cari siti catastrofisti. Cosa trovate in questo caso? “Pilota Alitalia avvista un UFO sull’aeroporto di New York”.

Eccoci qui, da un drone che era, e’ diventato un UFO!

Ovviamente, anche in questo caso, l’UFO ha sfiorato l’aereo o, secondo alcuni, lo avrebbe addirittura seguito. Per condire il tutto, ci sarebbe l’intervista del pilota all’ABC. Secondo queste fonti, il pilota avrebbe comunicato alla torre di controllo di aver avvistato un “oggetto volante non identificato” in rotta di collisione con l’aereo.

Come abbiamo sentito nella registrazione, il pilota Alitalia parla chiaramente di drone. Sui tanti siti catastrofisti che vi raccontano del pilota che avrebbe dichiarato un oggetto volante non identificato, non trovate certo l’audio con la torre di controllo. Questa purtroppo e’ usanza comune. Nel momento in cui leggete una notizia, specialmente se all’apparenza sensazionale, pretendete di avere le fonti originali.

Concludendo, il pilota Alitalia ha avvistato, almeno da quanto riportato dal pilota, un drone. Ora, sara’ compito delle agenzie governative capire di cosa realmente si tratta e se sono stati violati codici di sicurezza. Questa notizia ci insegna pero’ una cosa molto importante: come visto, la stessa notizia puo’ assumere toni diversi su diversi siti. Questo ovviamente senza tenere conto dei particolari spesso inventati o comunque manipolati per portare il vostro pensiero in una direzione. Non confrontando fonti diverse o non facendovi domande, si rischia di prendere per buone informazioni spudoratamente false.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.