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Lago Vostok, c’e’ vita?

12 Lug

Qualche mese fa, avevamo parlato del lago Vostok:

I misteri del lago Vostok

Come visto, questo e’ un lago cosiddetto subglaciale, che si trova sotto piu’ o meno 4 Km di ghiaccio dell’Antartide e la cui esistenza, anche se predetta negli anni prcedenti, e’ stata confermata solo nei primi anni ’90 grazie ai monitoraggi satellitari.

Perche’ e’ interessante questo lago?

Prima di tutto, pensare ad uno specchio d’acqua sepolto sotto 4 Km di ghiaccio ben compatto, fa impressione. Inoltre, molti studi sono stati condotti su questo lago per cercare di capire se potesse asserci vita al suo interno. Questa supposizione e’ ovviamente molto affascinante. Il lago Vostok presenta condizioni veramente difficili. Oltre alla sua profondita’ sotto il ghiaccio, dobbiamo considerare la totale assenza di luce solare, ma anche l’enorme pressione a cui le sue acque sarebbero sottoposte.

Come visto nell’articolo precedentemente riportato, le acque del lago sarebbero sotto un attento studio, appunto per valutare la presenza o meno di forme di vita aliene. Con questo termine non intendiamo assolutamente forme di vita provenienti da altri pianeti, bensi’ organismi viventi completamente isolati dall’ecosistema Terra e che, in linea di principio, potrebbero aver avuto uno sviluppo del tutto autonomo e indipendente.

Foto satellitare del ghiaccio sopra al Vostok

Foto satellitare del ghiaccio sopra al Vostok

Per meglio comprendere questo concetto, pensate che le acque del Vostok sono rimaste isolate per circa 15 milioni di anni. In questo periodo infatti, il Vostok e’ stato isolato dalla sua calotta di ghiaccio, lasciando al loro destino tutte le forme di vita eventualmente contenute nel lago.

Bene, detto questo, nell’articolo precedente abbiamo illustrato la tecnica pensata per prelevare un campione di acqua. Come visto, questa tipologia di analisi evita assolutamente un contatto tra la trivella di perforazione e l’acqua del lago. Per fare questo, le trivelle lasciano un setto di ghiaccio, che viene poi spaccato dalle pressioni interne. Questo metodo di ricerca permette di evitare il contatto, raccogliere un campione, ma soprattutto l’acqua fuoriuscita dal lago viene immediatamente congelata, sigillando nuovamente il lago dall’esterno.

Perche’ stiamo tornado a parlare del lago?

Come visto nell’articolo precedente, attraverso queste perforazioni erano stati raccolti circa 40 litri di acqua superficiale del lago. Ad una prima analisi, si era evidenziata la presenza di tracce di DNA e RNA non conosciute, cioe’ non appartenenti a specie animali conosciute sulla terra.

Queste prime misure, avevano suscitato un vespaio di polemiche da parte della comunita’ scientifica dal momento che molti esperti considerano la tecnica utilizzata non sicura. Con questo si intende che ci potrebbero essere contaminazioni dall’esterno in grado di falsare il risultato delle analisi.

Ora, a distanza di mesi, sono state condotte ulteriori analisi sul campione di acqua. I risultati ottenuti sono davvero interessanti. Delle 3507 sequenze di geni trovate, 1623 appartengono a specie conosciute. Di che tipo di sequenze si tratta? Il 94% proviene da batteri mentre il 6% viene da organismi piu’ complessi.

Cosa significa organismi piu’ complessi?

Questo 6% appartiene a funghi, molluschi e crostacei. Ma c’e’ di piu’, una frazione di questi geni appartengono a specie che normalmente vivono all’interno di animali piu’ grandi come, ad esempio, pesci.

Come interpretare questo risultato?

Sulle ali dell’entusiamo, si potrebbe arrivare alla conclusione che il lago Vostok nasconda un ecosistema molto complesso, formato non solo da batteri, ma anche da animali piu’ grandi. Le sequenze sconosciute di DNA e RNA possono farci pensare che nei 15 milioni di anni di isolamento, la vita abbia subito uno sviluppo diverso rispetto a quella della superficie. Questo sarebbe normale pensando alle condizioni estreme all’interno del lago. Proprio in questo ambiente inospitale, come detto buio assoluto e forti pressioni, potrebbero vivere non solo batteri, e questo non ci sorprende visto che sono stati trovati batteri in ambienti in cui si pensava impossibile avere la vita, ma soprattutto animali piu’ grandi e complessi. Una prima supposizione che potrebbe essere fatta e’ che ci siano sorgenti calde all’interno del lago, in grado di riscaldare alcuni strati delle acque.

E’ possibile questo scenario?

In linea di principio si, ma bisogna essere molto cauti. Come avvenne qualche mese fa, e come raccontato nel precedente articolo, anche in questo caso possono essere mosse le stesse critiche alla tecnica di raccolta dei campioni. Come detto, le trivelle, dal momento che non erano pensate per questo scopo, non sono state sterilizzate. Questo ovviamente potrebbe aver causato una contaminazione del campione con sequenze precedentemente attaccate alle trivelle. Inoltre, diversi esperti pensano che il metodo di ritorno del campione in superificie non assicuri una chiusura ermetica e che quindi, durante il suo ritorno attraverso i 4 Km di ghiaccio, il volume potrebbe essere stato contaminato.

Sicuramente, alla luce di quanto detto, e’ molto affascinante pensare al Vostok come un ecosistema ricco, completamente isolato e potenzialmente diverso da nostro. Dal punto di vista scientifico pero’, e’ doveroso andare con i piedi di piombo. In analisi di questo tipo bisogna essere sicuri che tutto sia stato fatto a regola d’arte per evitare di incorrere in errori macroscopici.

Uno studio attento del Vostok e’ importante anche per capire l’eventualita’ di formazione della vita su altri pianeti. Come sappiamo, le condizioni del lago sono simili a quelle che potremmo trovare su altri pianeti del Sistema Solare e non. Comprendere l’eventualita’ di formazione della vita in luoghi cosi’ inospitali, potrebbe farci capire se esite la possibilita’ che ecosistemi di questo tipo si possano formare anche fuori dal nostro pianeta. Nei prossimi mesi ci saranno sicuramente ulteriori risultati da discutere e, alla luce di quanto detto, non resta che aspettarli con ansia.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

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Strano arcobaleno a Conca della Campania

13 Lug

Qualche tempo fa, abbiamo parlato di una particolare nube che si era formata sui cieli del Giappone:

Altra strana nube, questa volta in Giappone

La strana forma, che assomiglia molto ad un disco volante, aveva suscitato la curiosita’ di molte persone, mentre altri ne avevano subito approfittato per parlare di presagio della fine del mondo. Come abbiamo visto nel post riportato, in questo caso eravamo di fronte ad un fenomeno conosciuto in meterologia, e noto come “nuvole lenticolari”.

Andando ancora indietro nel tempo, un altro fenomeno particolare era avvenuto in Malesia:

Una nuvola che fa pensare alla fine del mondo

Anche in questo caso, si trattava di un fenomeno raro, ma conosciuto, e molto spettacolare, quello delle “nuvole ad arco”.

Abbiamo riportato questi due post perche’ negli ultimi giorni si e’ parlato molto di un nuovo fenomeno, osservato in questo caso in Italia, e precisamente a Conca della Campania il 4 Luglio 2012.

Prima di tutto, riportiamo la foto dell’evento:

La foto del fenomeno osservato a Conca della Campania

In questo caso siamo in presenza di un fenomeno diverso da quelli gia’ trattati, e anche questa volta molto ad effetto.

Come vedete dalla foto, nel cieli del casertano e’ stato possibile osservare una sorta di arcobaleno, ma di forma estremamente diversa da quella a cui siamo abituati.

Sappiamo che gli arcobaleni vengono formati dalla diffrazione e rifrazione della luce solare attraverso le gocce d’acqua in sospensione. Queste possono essere presenti subito dopo un temporale o anche, ad esempio, in prossimita’ di una fontana. A causa della rifrazione della luce, gli arcobaleni hanno la caratteristica forma ad arco, con colori che vanno dal rosso (vicino infrarosso) al viola (vicino ultravioletto). I diversi colori corrispondono dunque alle diverse lunghezze d’onda della luce che compone lo spettro solare.

Come abbiamo visto dalla foto, l’arcobaleno casertano ha una forma del tutto particolare. Secondo alcuni, questo fenomeno potrebbe essere stato creato da presenza di inquinanti nell’atmosfera, a variazioni del campo magnetico terrestre, alla presenza di dischi volanti nei cieli oppure potrebbe essere un chiaro segnale dell’imminente fine del mondo.

Come siamo ormai abituati, in presenza di fenomeni non convenzionali, si fa molto presto a sparare le cause piu’ disparate, senza mai chiedersi se la scienza abbia gia’ una risposta.

In questo caso, la chiave di lettura della foto e’ proprio la nuvola che vedete alla sinistra dell’arcobaleno, non il fronte esteso, bensi’ quella che si intravede proprio in prossimita’ della luce.

In questo caso siamo in presenza delle cosidette “nuvole arcobaleno”. Questo fenomeno, per quanto raro, e’ conosciuto e documentato. Le nuvole arcobaleno si formano quando le gocce d’acqua che compongono la nuvola sono tutte di dimensioni comparabili tra loro. In questo caso, la luce incidente dal sole viene riflessa all’interno della nuvola e puo’ creare una diffrazione cromatica, cioe’ una separazione visibile dei colori che compongono la luce, appunto un arcobaleno. I colori che si vedono, possono avere luminosita’ e larghezze diverse tra loro, a causa della differenza di spessore della nube lungo la sua superficie.

Per come avviene il fenomeno, capiamo subito che la posizione stessa del Sole rispetto alla nube gioca un ruolo fondamentale. Il fenomeno e’ appunto molto raro, in primis per il fatto di avere gocce di dimensione simile tra loro (altrimenti la diffrazione non sarebbe ordinata e i colori si rimescolerebbero), e poi perche’ il fenomeno puo’ formarsi e scomparire velocemente a causa del moto della nube che cambia la sua posizione rispetto al Sole.

Come sempre, a riprova di quanto affermato, vi riportiamo un ulteriore foto di un fenomeno simile:

Una nuvola arcobaleno formata in Colorando nel 2007.

Questa nuvola arcobaleno si e’ formata in Colorado nel 2007. Come vedete la struttura e’ molto simile, e in questo ultimo caso l’effetto e’ ancora piu’ spettacolare di quello di Conca della Campania.

Come dimostrato, per quanto spettacolare e raro, questo fenomeno e’ del tutto compreso e conosciuto in meterologia. Nessun strano segno divino si nasconde dunque dietro l’arcobaleno osservato nel casertano.

Come spesso abbiamo visto in questo blog, la mancanza di conoscenza di fenomeni specifici, ci spinge a credere a chi vuole inflazionare un fenomeno facendoci credere cose non vere. L’unico modo per districarsi in questo dedalo di informazioni, e’ quello di studiare e comprendere i fenomeni. La scienza gioca un ruolo fondamentale in tutto questo. Non pensate che la scienza parli solo attraverso formule o teoremi, dobbiamo solo avvicinarci e comprendere le cose con parole semplici ed intuitive. Per tutti coloro che volessero affrontare con questo spirito tutti i diversi argomenti trattati sul 2012, non perdete in libreria Psicosi 2012. Le risposte della scienza.