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Loch Ness, finalmente la spiegazione?

6 Lug

A proposito di misteri famosi, sicuramente la storia del mostro di Loch Ness ha da sempre fatto sognare molte persone. Forse pero’ non tutti sanno quanto antica sia questa leggenda ma soprattutto quanti tentativi, anche con metodologie scientifiche, siano stati fatti nel corso degli anni per cercare di identificare il famoso Nessie.

Come saprete molto bene, Loch Ness e’ un lago della Scozia in cui, si dice, viva un animale di grandi dimensioni, c’e’ chi parla anche di 15-20 metri. Ad oggi, esistono circa 3500 testimonianze di persone pronte a giurare di aver visto questo mostro. In molti casi, ci sono addirittura delle foto a sostegno del racconto.

Come e’ fatto Nessie?

Molte testimonianze concordano in primis sulle dimensioni a cui abbiamo accennato. Il mostro avrebbe poi un lungo collo e della gambe molto tozze. Secondo molti racconti, oltre a vivere in acqua, il mostro di Loch Ness sarebbe in grado di camminare e spostarsi sulla terraferma, ovviamente per cercare cibo.

Perche’ parliamo ora di questo mostro?

Nei giorni scorsi, ho ricevuto via mail una richiesta di spiegazione su un’ipotesi molto interessante. Secondo questa interpretazione dei risultati, la visione del mostro di Loch Ness sarebbe dovuta semplicemente a dei fenomei tellurici, dunque, terremoti.

Come e’ possibile?

Quasi tutte le testimonianze concordano sul fatto che prima della visione del mostro, si possono sentire dei tremori dalla Terra. Fino ad oggi, questo era interpretato chiamando in causa la grande massa di Nessie, capace di spostare grossi volumi di acqua e di far increspare la superficie del lago. L’ipotesi odierna vorrebbe invece che quelle increspature del lago, che poi da molti vengono automaticamente identificate con la presenza di Nessie, altro non siano che lievi scosse sismiche.

Questa affascinante ipotesi e’ stata fatta da un geologo italiano, Luigi Picardi. I tremori osservati sarebbeero dovuti alla vicina faglia di Great Glen. Qui, per la strutura stessa della faglia e del terremoto, i sismi raggiungerebbero con notevole difficolta’ un grado troppo elevato, ma assicurerebbero un certo numero di sismi di bassa magnitudine, sufficienti dunque a giustificare i frequenti avvistamenti annui.

Come potete facilmente immaginare, questa semplice spiegazione e’ stata subito messa in discussione dalle tante associazioni che hanno creato il loro giro d’affari sfruttando la storia del mostro di Loch Ness. Ad oggi, questo lago vanta un enorme numero di turisti all’anno, spinti proprio dalla curiosita’ e dalla speranza di poter avvistare il mostro.

Quali sono le accuse mosse contro l’ipotesi tellurica?

Secono le critiche, la faglia di Great glen, contro cui si e’ puntato il dito, sarebbe troppo lontano dal lago, 70Km, da poter giustificare il tremore delle acque. Tra l’altro, non esistono prove in grado di sostenere l’ipotesi che la faglia sia attiva ed in grado di generare con alta frequenza sismi di bassa intensita’.

Ora, si dovra’ lavorare sull’ipotesi, ma soprattutto monitorare la faglia, per poter capire se l’ipotesi sismica e’ possibile oppure no. Nonostante questo, credo sia molto interessante raccontare un po’ la storia degli avvistamente di Nessie, soprattutto per poter capire se l’ipotesi sismica e’ reale oppure no.

Forse non tutti sanno che il presunto primo avvistamento di un mostro all’intrerno del lago di Lochness risale addirittura al 565 d.C.. L’avvistamento venne fatta da un monaco, tale Columba, divenuto poi santo. Nella biografia del monaco si legge che Columba ando’ in Scozia per portare il Cristianesimo e sulle sponde del lago gli si paleso’ di fronte il terribile Nessie, famoso per aver gia’ divorato un abitante del vicino villaggio. Il monaco riusci’ a scacciare Nessi in acqua semplicemente disegnando un crocifisso in aria di fronte al mostro.

Quello raccontato nella biografia di Columba e’ senza dubbio il primo avvistamento del mostro di Loch Ness. Successivamente pero’, per quasi 1500 anni, non si parlo’ piu’ di Nessie.

La leggenda di Nessi ricomincia tra il 1933 e il 1935, da dove poi inizia il boom del mostro. Geologicamente, a riprova dell’ipotesi sismica, l’ultimo terremoto di intensita’ maggiore della faglia di Great Glen e’ priprio nel 1934. Ora direte voi, c’e’ stato un solo terremoto nel ’34 ma tantissimi avvistamenti tra il ’33 e il ’35. Come e’ possibile?

La risposta a questa domanda e’ molto semplice. Vi faccio presente che siamo negli anni ’30. Ovviamente, la sensibilita’, ma anche la copertura, dei simografi era molto limitata rispetto a quella di oggi. Ora, se c’e’ stato un terremoto nel 1934, e’ molto probabile che prima e dopo la scossa principale la terra abbia tremato con un intensita’ minore. Come visto, nella teoria da cui siamo partiti, sono necessarie lievi scosse per innescare il movimento delle acque del lago.

Come anticipato, ci sono tantissime testimonianze di persone che giurano di aver visto Nessie. La piu’ famosa foto del mostro, venne scattata proprio nel 1934. Questa e’ la foto in questione:

 

La foto del mostro di Locjh Ness del 1934

La foto del mostro di Locjh Ness del 1934

Come vedete, si nota chiaramente la sagoma di Nessie con un collo particolarmente pronunciato. Questa e’ una delle prove piu’ importanti utilizzate a sostegno dell’ipotesi del mostro. Tutte le altre prove che girano, sono in realta’ scattate a bassisima risoluzione o da troppo lontano, condizioni che rendono impossibile distinguere il mostro da, ad esempio, un tronco galleggiante sul lago. Oltre a queste, come potete immaginare, la letteratura e’ piena di foto palesemente false o comunque ritoccate al pc.

 

Il trucco usato nel 1934

Il trucco usato nel 1934

Cosa possiamo dire pero’ della foto del ’34? Qui la risoluzione e’ buona e il mostro si vede molto bene. Semplice, anche questa foto e’ un falso. Come possiamo dire questo? In realta’, nel 1994 gli stesssi autori del celebre scatto dichiararono di aver creato la montatura utilizzando un piccolo sommergibile giocattolo a cui era stata attaccata la parte del collo con testa. A fianco vedete un’immagine che fa capire i materiali utilizzati e come era costruito il falso mostro.

Dunque? Come concludere?

A mio avviso, l’ipotesi di connessione tra sismi e mostro di Loch Ness e’ veritiera. Alla luce di questa proposta, anche le osservazioni storiche del mostro sarebbero comprensibili. Come detto, il tutto sarebbe dovuto ai movimenti delle acque per opera di piccoli terremoti e da qui in poi, come e’ del tutto possibile, la fantasia finirebbe il lavoro. Come visto nell’articolo, molte delle prove fotografiche riportate sono prese da molto lontano o sono palesemente dei falsi. La foto storica di Nessie, utilizzata da sempre come prova della sua esistenza, e’ in realta’ un falso, come dichiarato dagli stessi autori a distanza di 60 anni. A questo punto, non resta che aspettare le necessarie ulteriori verifiche per capire quanto l’ipotesi sismica possa assere reale. Di sicuro, il lavoro di ricerca non avra’ il sostegno delle associazioni locali che hanno creato un ottimo business sfruttando la storia del mostro per incrementare il turismo.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

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Quello che i nostri occhi vedono

5 Nov

Rimanendo sempre ancorati alle profezie del 2012, vorrei questa volta condividere con voi una riflessione. In particolare, mi piacerebbe ragionare sui tanti ritrovamenti antichi in cui molti vedono evidenti segni extraterrestri.

Il discorso e’ ovviamente molto ampio, come sapete esistono una miriade di tavolette, iscrizioni, sculture, ecc in cui, ad un primo sguardo, molti di noi ci vedono una raffigurazione di un disco volante, di un alieno, di una sala di controllo e via dicendo.

Ho deciso di parlare di questo argomento, vedendo su diversi social network e siti internet un’immagine particolare che racchiude alcuni di questi ritrovamenti.

Questa e’ la foto in questione:

Ritrovamenti egizi in cui si vedono disegni rappresentanti forme di vita aliene

Come potete vedere nell’immagine, in queste raffigurazioni appaiono dei disegni molto particolari che, senza ombra di dubbio, ci fanno pensare ad esseri extraterrestri o a dischi volanti. Molto spesso, questo tipo di disegni vengono mostrati per dimostrare i contatti avvenuti nel passato, ad esempio, tra la civilta’ egizia e gli extraterrestri. A questo c’e’ ovviamente da aggiungere il capolavoro edilizio di costruzione delle piramidi che fa da cassa di risonanza a questo tipo di teorie.

Ora il mio pensiero e’ proprio questo: i disegni che vediamo sono veramente quello che sembrano?

Rispondere a questa domanda non e’ affatto banale e per rispondere vorrei chiamare in causa un altro famoso ritrovamento antico, questa volta Maya: il coperchio del saracofago di re Pakal.

Di questo reperto ne abbiamo parlato in dettaglio, raccontando la sua storia e il suo significato, nel libro “Psicosi 2012. Le risposte della scienza”. Vorrei chiamarlo in causa perche’, come molti di voi gia’ sapranno, da questo ritrovamento nasce la teoria che vorrebbe un contatto nel passato tra la civilta’ Maya e forme di vita aliena.

In particolare, nel libro “Psicosi 2012. Le risposte della scienza” si e’ spiegato in dettaglio il nesso tra Maya terrestri e Maya galattici, e, come potete vedere nell’indice del libro:

Ecco l’indice del libro

questi argomenti sono stati poi utilizzati per introdurre il punto di vista della scienza sull’esistenza o meno di forme di vita aliena. Molti, purtroppo, ignorano che la scienza ufficiale si e’ posta, e continua a porsi, questo tipo di domande. Non ci riferiamo a presunti avvistamenti UFO, ma proprio ad un discorso scientifico sulla possibilita’ o meno che altre forme di vita intelligente possano vivere nel nostro universo.

Tornando all’argomento del post, ecco una foto del sarcofago di re Pakal:

L’atronauta di Palenque, ovvero il coperchio del sarcofago di re Pakal

Guardando il disegno la prima cosa che ci appare e’ appunto re Pakal intento a manovrare quella che sembra una navicella spaziale. Nella parte destra sembrerebbe esserci anche una sorta di fiamma, indicante appunto i motori dell’astronave. Guardando l’immagine capite immediatamente perche’ questo reperto e’ anche detto “l’astronauta di Palenque”.

Perche’ ho chiamato in causa questa immagine? Sostanzialmente siamo di fronte ad un reperto simile a quelli che abbiamo visto precedentemente. Abbiamo delle raffigurazioni che sembrano indicare un chiaro contatto tra civilta’ antiche e forme di vita aliene.

In realta’, come dimostrato anche nel libro “Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, il sarcofago di re Pakal e’ del tutto compreso dal punto di vista archeologico, e non rappresenta affatto un astronauta.

Per dimostrare queste affermazioni, vi riporto nuovamente l’immagine del sarcofago, ma questa volta evidenziando con dei colori alcuni particolari importanti:

L’astronauta di Palenque con alcuni dettagli colorati

Ho preso questa immagine colorata appunto per far risaltare agli occhi alcune parti distinte che formano la figura nel suo complesso.

La fitta trama che compone il disegno complessivo, e’ in realta’ formata da diversi disegni sovrapposti tra loro. Oltre alla figura centrale, che ovviamente raffigura re Pakal, trovate 5 glifi distinti e che vi riporto isolati nell’immagine seguente:

I 5 glifi che compongono l’astronauta di Palenque

Perche’ e’ importante scorporare il disegno complessivo? Questi 5 glifi che compaiono sul sarcofago di re Pakal, sono tutti simboli molto utilizzati nella cultura Maya e che ritroviamo singolarmente in diverse iscrizioni Maya. Come potete leggere nella figura stessa, i glifi sono tutti legati a divinita’ o a simbolismi indicanti il passaggio tra la vita e la morte. Ora, trovare simboli di questo tipo, rappresentati sul coperchio di un sarcofago, ci stupisce? Assolutamente no. Il fatto che troviamo cosi’ tanti simboli insieme, finemente sovrapposti uno all’altro, e’ facilmente comprensibile se pensiamo che stiamo analizzando il sarcofago di un re.

Cosa ci insegna questo esempio? Quando osserviamo qualcosa, i nostri occhi a volte vedono quello che la nostra testa ci impone di vedere. Ripensate all’astronauta di Palenque. Nessun Maya avrebbe visto nel sarcofago la rappresentazione di re Pakal intento a guidare un’astronave. Siamo noi, abituati a ragionare e vedere cose diverse, a volerci vedere un’astronave. In tutto questo poi, dobbiamo aggiungere il convincimento di chi ci mostra l’immagine. Se chi ci mostra l’immagine ci suggerisce anche cosa dobbiamo vedere, allora il gioco e’ fatto.

Ritornando all’immagine egizia iniziale, quei simboli che abbiamo visto e che a chiunque potrebbero sembrare dischi volanti o alieni, molto probabilmente avevano un significato completamente diverso per gli egizi che li disegnavano. Cosi’ come avviene per l’astronauta di Palenque, siamo noi a volerci vedere entita’ aliene, perche’ questo e’ quello che vogliamo vedere.

Quello che a prima vista puo’ sembrarci evidente, magari ad un’analisi piu’ attenta non lo e’ piu’.  Prima di credere a qualsivoglia ipotesi, ragionate sempre con la vostra testa e cercate di documentarvi in maniera indipendente. Solo in questo modo potrete risalire alla verita’.

Per un discorso piu’ approfondito sull’astronauta di Palenque o per capire finalmente il vero punto di vista della scienza circa l’esistenza di forme di vita extraterrestri, non perdete in libreria “Psicosi 2012. Le risposte della scienza”.