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Energia? Salute? No, Birra!

27 Mag

In diversi post, ci siamo occupati delle tecniche di fracking, o fratturazione idraulica, che stanno radicalmente modificando non solo l’estrazione di gas e petrolio dal sottosuolo, ma soprattutto gli equilibri economici legati al fondamentale mercato delle energie.

Come visto, di fracking se ne era parlato abbondantemente come causa del terremoto in Emilia del 2012:

Una prova del fracking in Emilia?

ma, come dimostrato scientificamente, queste tecniche non possono assolutamente causare terremoti di notevole intensita’, ma, al massimo e in territori predisposti, piccoli sismi secondari dovuti ai movimenti indotti nella crosta.

In questo post:

Fratturazione idraulica

abbiamo visto in dettaglio come funziona questa tecnica, ma, negli ultimi tempi, si e’ di nuovo tornati a parlare prepotentemente di fratturazione grazie alla possibilita’ di estrarre lo shale gas, che rappresenta una noteovole risorsa energetica per molti paesi.

In particolare, la possibile estrazione dello shale gas ha fatto iniziare una corsa, a mio avviso prematura, all’estrazione di questa risorsa per soli scopi economici. Come visto in questo articolo:

Scisti e gas naturale

si tratta di una tecnica ancora poco studiata a livello tecnico-scientifico e che ha di contro, almeno allo stato attuale, un rischio concreto di inquinamento delle falde acquifere. Come visto nell’articolo, molti problemi si stanno verificando negli Stati Uniti dal momento che questo e’ il primo paese che e’ ricorso pesantemente alla tecnica per l’estrazione del gas.

Perche’ si ricorre al fracking per estrarre il gas dagli scisti?

Come visto negli altri articoli, la risposta e’ molto semplice. Ad oggi, mediante questa tecnica, gli USA pagano un prezzo che e’ circa 1/3 degli altri paesi europei per l’energia estraendola in casa piuttosto che importandola dalla Russia e da altri paesi ricchi di giacimenti convenzionali.

Proprio queste analisi economiche, stanno richiamando l’attenzione anche di altri paesi europei. Solo pochi giorni fa, la Germania ha emanato una legge per una esplorazione preventiva delle proprie risorse mediante la tecnica del fracking. Cosa e’ accaduto a seguito di questa legge? I primi che si sono messi sul piede di guerra sono i birrai. Avete capito bene, i produttori di birra sono i primi che si sono preoccupati dell’utilizzo della fratturazione in territorio tedesco. Non pensate che sia una cosa da poco. La lobby dei produttori di birra e’ una delle piu’ potenti e antiche della Germania, con un giro di affari di 8 miliardi di euro all’anno e con la produzione di 90 milioni di ettolitri.

Come visto nell’articolo precedente, l’utilizzo di questa tecnica mette a rischio di contaminazione le falde acquifere in primis per la possibile fuoriuscita di gas, ma poi anche per il rischio di contaminazione da petrolio e dai solventi chimici utilizzati per facilitare la fratturzione delle rocce. Il video dell’americano che fuoco all’acqua del suo rubinetto e’ solo un esempio.

Per farvi capire quanto antica sia la tecnica di produzione della birra in Germania, molti produttori si rifanno ad una legge promulgata da Guglielmo IV di Baviera nel 1516 e nota come Reinheitsgebot, cioe’ “editto sulla purezza”. Secondo questa legge, la birra tedesca deve essere prodotta solo ed esclusivamente utilizzando luppolo, orzo e acqua pura di fonte. Proprio per questo motivo, molti birrai prelevano l’acqua da profondi pozzi privati che garantiscono purezza al loro prodotto. Anche se oggi una nuova legge ammette altri ingredienti consentiti, molti birrifici tedeschi utilizzano ancora l’antica legge come standard di purezza e garanzia di qualita’.

Bene, a questo punto gli interessi energetici della Germania si stanno scontrando con una potente lobby impegnata da secoli nella produzione del prodotto per eccelenza tedesco. L’industria della birra da lavoro a circa 25000 tedeschi e il sindacato dei birrai ha gia’ mandato una lettere ufficiale a 6 ministri del governo annunciando, qualora necessario, battaglie legali in tutti i gradi possibili.

Alla luce di quanto detto, le paure dei birrai sono del tutto fondate. Allo stato attuale, la tecnica del fracking non e’ ancora da considerarsi matura e senza rischio. Manca ancora una attenta valutazione scientifica del processo di estrazione, purtroppo, messo da parte per interessi economici. Se vogliamo, e’ grottesco che gli unici che stanno facendo battaglia al governo per questa scelta siano i produttori di birra, ma in realta’ questo non ci deve sorprendere. Come visto, l’eventuale inquinamento delle falde acquifere metterebbe a repentaglio un volume d’affari notevole oltre a numerosi posti di lavoro. Non resta che attendere gli sviluppi e vedere tra le due parti chi avra’ la meglio!

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

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Tesori sotto il mare

9 Mag

Chissa’ quante volte, osservando il mare, ci siamo chiesti quali grandi tesori e segni di antiche civilta’ ci sono ancora sotto le sue sabbie. Probabilmente, la stessa domanda se la sono fatta anche i ricercatori del centro di Archeologia sottomarina dell’universita’ di Oxford, quando hanno iniziato a studiare i resti di un’antica cittadina egiziana, conosciuta come importante nodo di scambio per le merci che viaggiavano da occidente verso oriente.

Il porto in questione e’ quello di Heracleion per i greci, o Thonis per gli egiziani, di cui si hanno notizie da tantissimi ritrovamenti che narrano l’importanza strategica di questa cittadina e soprattutto del suo porto. I ricercatori dell’universita’ di Oxford hanno iniziato nel 1996 a studiare i reperti archeologici per cercare di individuare il luogo dove sorgeva questo insediamento e, solo dopo 4 anni, cioe’ nel 2000, hanno annunciato di aver trovato il punto esatto.

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L’antica Heracleion sorgeva nei pressi di Abukir, a pochi kilometri da Alessandria, ma non su quella che oggi vediamo come la costa, bensi’ circa 6 km a largo e 30 metri sotto il livello del mare.

Vista la particolare difficolta’, ci sono voluti 13 anni per riportare alla luce i resti di Heracleion, ma il lavoro degli archeologi e’ stato ampiamente ripagato. Dagli scavi si e’ potuto ricostruire gran parte della citta’, mostrando non solo un porto molto esteso, ma anche un centro cittadino nel perfetto stile dell’epoca.

Perche’ era cosi’ importante questa citta’? Come anticipato, si trattava di un importante nodo di scambio per le merci che viaggiavano verso oriente. Nel porto di Heracleion arrivavano dunque navi cariche di merci che venivano catalogate e poi imbarcate per viaggiare sul Nilo e quindi raggiungere le zone piu’ interne. Ovviamente, in base alla tipologia di carico, era necessario pagare un dazio per il trasporto, tassa che ha contribuito ad arricchire e far prosperare l’antica citta’.

Come potete immaginare, gli scavi sono stati completati proprio in questi giorni e in rete trovate anche diversi video che mostrano i fondali al largo di Abukir dove prima sorgeva Heracleion:

Oltre a numerose statue raffiguranti divinita’ egiziane, sono stati trovati reperti molto interessanti. Prima di tutto, simboli sia graci che egizi, ma anche merci, monete, pesi di piombo utilizzati per valutare il valore del trasporto oltre ovviamente ad edifici completi.

Leggermente al largo dell’antico porto, sono stati ritrovati ben 64 relitti di navi da carico. A detta degli archeologi, questi relitti testimoniano anche la continua bonifica della zona portuale effettuata agli addetti che provvedevano ad affondare navi troppo vecchie o non piu’ perfettamente efficienti.

A dimostrazione del carattere “internazionale” per il tempo di Heracleion, le iscrizioni e le steli ritrovate nel porto, molto spesso, sono scritte sia in egiziano che in greco, in modo da offrire una segnalatica e degli avvertimenti comprensibili dai principali utilizzatori del nodo di scambio.

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Oltre all’importanza archeologica di questo ritrovamento, i resti dell’antica citta’ sono quasi in un perfetto stato di conservazione proprio grazie al fatto che sono rimasti seppelliti per ben 1200 anni nella sabbia. Questo mantello isolante, ha conservato in ottimo stato i manufatti in pietra dell’antica citta’ arrivati fino a noi in condizioni veramente eccellenti, come visto anche nel video girato sotto il livello del mare.

Domanda molto interessante che ci si pone e’: come mai Heracleion e’ affondata nel mare?

Purtroppo, ad oggi, su questa domanda, non esiste ancora una risposta universalmente acettata. Dalle osservazioni sul campo, si pensa che l’antica citta’ sorgesse su un terreno molto argillosso, come quello della zona circostante, e dunque fortememte soggetto a cedimenti strutturali. Molto probabilmente, a seguito di un violento sisma, il terreno e’ ceduto sotto il peso dei vasti edifici della citta’, facendo sprofondare in acqua l’importante centro antico.

In questa chiave, molto probabile e confermata dal punto di vsta geologico dagli studi sulla zona, lo sviluppo stesso della citta’, e dunque l’aumentata cubatura degli edifici, sarebbe stata una delle cause che avrebbe portato alla distruzione dell’antica Heracleion.

Come potete vedere dalle foto, quanto ritrovato sotto la sabbia e’ veramente notevole. Praticamente, stiamo riportando alla luce resti di 1200 anni fa, rimasti inviolati dal momento in cui la citta’ e sprofondata. Concludendo, gli scavi sono stati conclusi, ma ancora moto lavoro resta da fare prima di tutto per catalogare i ritrovamenti, ma anche per eseguire un’indagine in ritardo di 1200 anni per capire il perche’ questo fiorente porto dell’antichita’ sia stato spazzato via cosi’ velocemente.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.