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Ma si, pubblichiamo tutto!

12 Nov

Come sapete non mi risparmio mai quando c’e’ da accusare giornali a tiratura nazionale che si lasciano prendere dal catastrofismo. Lo faccio non per il gusto di accusarli ma perche’ penso che questa sia una pratica sbagliatissima e che puo’ portare dubbi in molte persone. Se aprite un sito dichiaratamente catastrofista dovreste, anche se non e’ cosi’ per tutti, sapere quali rischi correte e a cosa andate incontro. Al contrario, i mezzi di informazione ufficiale dovrebbero rimanere sempre oggettivi e verificare le notizie e le fonti consultate.

Purtroppo, come visto in tanti articoli, non sempre questo accade.

Perche’ inizio in questo modo?

Semplice, provate a leggere questo articoletto pubblicato dal Corriere online:

Corriere, pesce Malesia

Che parla di questo misterioso pesce pescato in Malesia:

Il misterioso pesce pescato in Malesia

Il misterioso pesce pescato in Malesia

Come potete leggere, si tratterebbe di una specie misteriosa mai vista prima. La storia raccontata dal Corriere e’ molto romanzata, la donna mostra il pesce preso dal marito nelle acque di fronte la loro abitazione. Pesce mai visto prima con due stranissime corna nella parte anteriore ed un corpo che tende a stringersi verso la coda. Talmente sorpresa dalla curiosa forma, la donna avrebbe messo sotto sale il pesce al fine di conservarlo al meglio e mostrarlo ai fotografi. La notizia, e questo potete leggerlo in diversi siti internet, sta facendo il giro del mondo. Tutti i piu’ grandi studiosi marini stanno analizzando il corpo per capire a che famiglia apparterrebbe e da dove potrebbe essere venuto fuori. Non mancano, e come poteva essere il contrario, siti che parlano di mutazioni genetiche, di fauna che cambia, di microclimi impazziti, e via dicendo con tutte le solite panzane a cui siamo abituati.

Vi premetto subito una cosa, gli arguti giornalisti del Corriere, hanno preso per intero la notizia da un altro noto giornale, il Daily Mail:

Dailymail, pesce Malesia

Questo noto giornale ingelse negli ultimi tempi sta regalando perle catastrofiste e complottiste a destra e a manca, pubblicando un po’ tutte le cavolate che trovate in rete.

Ma io dico, siete un giornale nazionale che dovrebbe fare informazione. La prima regola di un giornalista dovrebbe essere quella di pubblicare notizie di cui e’ nota e certa la fonte. Ormai ci manca solo che qualcuno faccia una telefonata anonima dicendo di aver visto un asino volare e questi giornalisti ci fanno un articolo.

Signori, per favore, almeno voi, siate seri!

Veniamo al dunque. Cosa sarebbe questa misteriosa creatura emersa dalle acque?

Si tratta di un cosiddetto Armored Searobin, talmente misterioso che esiste anche una pagina wikipedia che ne parla:

Wikipedia, Armored Searobin

Come potete leggere, questi pesci possono essere trovati nelle acque tropicali profonde in diverse parti del mondo e sono tra l’altro caratterizzati proprio da questi lunghi barbigli sul mento.

Attenzione pero’, su wikipedia c’e’ solo un disegno, chi ci assicura che quello trovato in Malesia sia prorpio un esemplare di questa specie? Magari, anche io sto provando a prendervi in giro mentendo su una modificazione genetica e non volendo ammettere la verita’.

Bravi, se avete fatto questo ragionamento vuol dire che avete ragionato sulla notizia. Mai fidarsi di nessuno e verificare sempre le fonti. Se non lo fanno i giornalisti, cerchiamo di farlo singolarmente come difesa personale.

Attenzione, abbiamo pero’ la contro verifica delle nostre affermazioni. Se provate a cercare Armoreed Searobin su Google, trovate molti risultati interessanti. Tra questi, uno in particolare ha catturato la mia attenzione.

Provate a vedere questa pagina:

Vendita Pesci Conservati

Si tratta di un sito specializzato nella vendita di pesci tropicali, o comunque di forma particolare, da esporre o conservare per collezione. Nella pagina che vi ho segnalato, potete trovare proprio un Armored Searobin identico a quello dalla foto dalla Malesia.

Bastano solo 29.95 dollari per acquistare un esemplare perfettamente conservato di questo magnifico pesce. Potremmo pensare di fare una colletta, comprarlo e spedirlo alla redazione del Corriere. Ovviamente sul bigliettino potremmo scrivere: “Regola numero 1 del giornalista: consultare sempre le proprie fonti”.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

Meduse: belle e pericolose

5 Set

Ormai siamo alla fine della stagione estiva, anche se le temperature alte ci consentono, per i piu’ fortunati che non sono al lavoro, di andare ancora al mare e di rinfrescarci con un bagno. Molto spesso pero’, questi nostri programmi vengono smentiti perche’ c’e’ la possibilita’ di trovarsi di fronte un mare popolato da banchi di meduse. Come sappiamo bene, onde evitare spiacevoli conseguenze, in questi casi e’ sconsigliato fare il bagno. Ovviamente, qualcuno potrebbe obiettare dicendo che a volte si trovano singole meduse che si lasciano trasportare dalle onde, piuttosto che decine di animali.

Su suggerimento di una nostra cara lettrice, credo sia interessante parlare un attimo di questi, a mio avviso, splendidi animali. Perche’ dico splendidi? A parte il fastidio nel non poter fare il bagno o il dolore di un contatto, si tratta di animali estremamente affascinanti, con un andamento elegante trasportato dalle onde e, molto spesso, con colorazioni e riflessi che si lasciano ammirare.

Come sappiamo, esistono, soprattutto in Australia ed in alcune zone della California, meduse killer il cui contatto puo’ portare addirittura alla morte per arresto cardiaco o per crisi respiratoria. Le specie nostrane non sono assolutamente letali anche se, soprattutto durante il periodo estivo, i pronto soccorso degli ospedali si riempiono di persone che hanno avuto la sfortuna di scontrarsi con questi animali.

Nel mediterraneo, come avrete sicuramente sentito, il numero di meduse sta crescendo molto. Fate attenzione, in realta’, questa mia affermazione non e’ esattamente corretta. Quello che sta aumentando e’ la presenza vicino alla riva di questi animali. Alcune volte, si giustifica questo fenomeno dicendo che la loro presenza e’ sinonimo di pulizia delle acque.

Ovviamente, e’ vero che le meduse prediligono le acque pulite, ma la loro presenza non e’ sintomatica di una pulizia del tratto di mare. L’aumento di questi animali a riva non e’ compreso del tutto, anzi esistono tre ipotesi possibili formulate in biologia. La prima e’ che esistano dei cicli naturali per cui, con periodi di 10-12 anni, le meduse scelgono di riprodursi vicino alal riva piuttosto che in acque piu’ profonde. Questa ipotesi, anche se sostenuta da alcuni esperti, non trova dimostrazioni oggettive.

L’altra ipotesi possibile e’ invece da ricercarsi nell’aumento della temperatura dei mari. Cosa comporta questo? Una temperatura maggiore, ovviamente parliamo di percentuali, favorisce il proliferare del plancton, cibo delle meduse. In tal senso, una maggiore temperatura, soprattutto nella zona costiera, richiamerebbe piu’ meduse verso riva.

L’ultima ipotesi e’ invece, al contrario di quanto pensato normalmente, da ricercarsi nell’inquinamento dei mari, proprio in zona costiera. Molto spesso, acque provenienti da campi coltivati vengono riversate senza trattamento a riva. Queste acque possono essere ricche di fertilizzanti utilizzati in agricoltura che, ovviamente, fanno il loro compito anche in mare, favorendo, anche in questo caso, il proliferare del plancton.

Una combinazione di queste ultime due ipotesi e’ quella maggiormente citata per giustificare l’aumento delle meduse osservato negli ultimi anni, anche nel Mediterraneo.

Detto questo, parliamo un secondo dell’anatomia delle meduse. Come sappiamo bene, si tratta di organismi molto antichi e molto semplici. Il 98% del loro corpo e’ composto di acqua. Dal punto di vista morfologico, le meduse hanno una parte superiore detta “ombrello”, divisa, con funzione diverse, in superiore e inferiore, e dei tentacoli, detti manico. Proprio questi ultimi sono ricchi di cellule dette cnidociti in grado di iniettare per contatto una sorta di veleno. Questo meccanismo e’ utilizzato sia per scopi di offesa che di difesa.

Da cosa e’ composto il veleno?

Si tratta di una sostanza gelatinosa composta da tre proteine: una ad effetto paralizzante, una con effetto infiammatorio e una neurotossica. Data questa sinergia capite bene, ad esempio, la funzione del liquido urticante durante la cattura di una preda.

Bene, proprio la presenza di questo liquido urticante e’ quello che ci fa evitare di fare il bagno in presenza di meduse o che, quasi tutti, conoscono direttamente per i suoi effetti. Fate attenzione, come detto prima, solo i tentacoli sono in grado di iniettare il liquido urticante. Detto questo, non si ha nessuna conseguenza toccando la medusa nella parte dell’ombrello.

Per poter capire quanto sia urticante questo veleno, dobbiamo pero’ considerare quali sono le tipologie di meduse piu’ presenti nei nostri mari. Come sapete, la famiglia delle meduse, vanta migliaia di specie, con caratteristiche morfologiche estremamente diverse.

Per quanto riguarda il Mediterraneo, la specie piu’ presente e’ la cosiddetta Pelagia nocticula:

Medusa Pelagia Nocticula

Medusa Pelagia Nocticula

Come vedete dalla foto, questa medusa ha una struttura trasparente con riflessi violacei e lunghi tentacoli. Il liquido di questa specie e’ molto urticante e la pericolosita’ di questo animale e’ data dal fatto che molto spesso si presenta in branchi di molte centinaia. La dimensione dell’ombrello puo’ arrivare anche a 10-15 cm di diametro. Caratteristiche che rende ancora piu’ affascinante questa medusa e’ la sua fosforescenza notturna che la rende particolarmente visibile.

Altra specie urticante e presente nel Mediterraneo e’ la Cotylorhiza tuberculata:

Medusa Cotylorhiza tuberculata

Medusa Cotylorhiza tuberculata

Come vedete dalla foto, questa tipologia e’ facilmente riconoscibile per via dei tentacoli che finiscono in una sorta di dischetti. Molto spesso elementi di questa specie si trovano isolati.

L’ultima specie diffusa nel Mediterraneo e’ la Rhizostoma pulmo:

Medusa Rhizostoma pulmo

Medusa Rhizostoma pulmo

In questo caso, le dimensioni dell’ombrello possono raggiungere anche i 60 cm di diametro, ma il veleno di questo animale e’ non dannoso per l’uomo. Fate attenzione, dire non dannoso significa che il suo effetto urticante e’ estremamente blando, ma non nullo. Evitate, in caso di incontro, si abbracciare questa medusa.

Detto questo, la domanda che spesso viene fuori e’: cosa fare in caso di contatto?

Come molti di noi sanno per esperienza personale, incontri ravvicinati con le meduse possono essere davvero molto dolorosi. Come spesso avviene, la maggior parte dei rimedi tramandati o conosciuti per lenire il dolore sono in realta’ frutto di false convinzioni e, in alcuni casi, possono anche peggiorare la situazione. Inutile dire che in caso di urto con i tentacoli si deve raggiungere la riva, autonomamente o con l’aiuto di altri bagnanti.

Il rimedio piu’ noto in questi casi e’ quello di ricorrere a sabbia bollente, pietre calde, urina, ammoniaca, ecc. Tutti questi rimedi sono inutili. Perche’? Per poter lenire il dolore e’ necessario interrompere il rilascio di neurotossine. Per fare questo servirebbero temperature di 50 gradi, difficilmente ottenibili con una pietra o con la sabbia. Stessa cosa vale per l’ammoniaca, e dunque per l’urina. Utilizzare queste sostanze non fa altro che peggiorare l’infiammazione locale della pelle. Come sapete, il punto della lesione diviene piu’ sensibile alal radiazione solare il che puo’ creare macchie sul corpo. L’utilizzo dell’ammoniaca, o, come fatto in alcuni casi, dell’aceto, peggiora solo questo eritema.

Cosa si deve fare?

Per prima cosa, sciaquare la parte con acqua di mare. Questa soluzione, al contrario dell’acqua dolce, aiuta a diluire la neurotossina non ancora penetrata e a disinfettare la parte. A questo punto, controllate che non vi siano frammenti di tentacolo rimasti attaccati. In caso contrario, basta utilizzare una tesserina rigida, bancomat, patente, ecc., per eliminarli. Mettere creme al cortisone per lenire il dolore e’ completamente inutile. Il picco di infiammazione si ha fino a 20 minuti dal contatto. Creme di questo tipo cominciano a fare effetto dopo 30 minuti, cioe’ quando il dolore sarebbe diminuito naturalmente.

Il rimedio migliore da utilizzare in caso di contatto con una medusa e’ un gel al cloruro di alluminio. Questi prodotti sono ancora poco diffusi in Italia, anche se e’ possibile farli preparare come soluzioni galeniche. La concentrazione da richiedere e’ intorno al 4-5%. Cosa fa il cloruro di alluminio? Si tratta di un gel astringente che dunque impedisce alle neurotossine di entrare in circolo. Questa soluzione e’ anche molto utile dopo le punture di zanzara, in quanto riduce notevolmente il prurito.

Ultima importante cosa. Per evitare spiacevoli incontri o giornate sulla sabbia per acqua infestata da meduse, potrebbe essere utile consultare un cosiddetto “meteo meduse”. Si tratta di servizi basati sulla segnalazione di privati e addetti ai lavori che, giorno per giorno, preparano cartine contenenti la presenza o meno di meduse in zone specifiche. Un esempio di questo servizio e’ offerto anche dalla rivista focus a questo indirizzo:

Focus, meteo meduse

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

Detersivi ecologici

26 Mag

Nella sezione:

Hai domande o dubbi?

e’ stato fatto un commento davvero molto interessante. Come potete leggere, l’osservazione e’ sui cosiddetti Detersivi Ecologici, cioe’ quella gamma di prodotti che promettono di non arrecare danni all’ambiente. Sulla base di questo, credo sia molto interessante fare un ragionamento non solo su questi prodotti, ma anche sull’effettivo danno all’ambiente che i nostri detersivi arrecano e sulle possibili soluzioni che il mercato offre.

Prima di tutto, ragioniamo su una cosa: quanti detersivi ci sono dentro una casa tipo? Cosi’ su due piedi, ognuno di noi ha sicuramente: detersivo per i piatti a mano, detersivo per la lavastoviglie, detersivo per il bucato a mano e per la lavatrice, oltre ovviamente a diversi prodotti per: vetri, mattonelle, macchina a gas, sgrassatore, pulizia del forno, pavimenti, candeggina. Insomma, abbiamo un prodotto specifico per qualsiasi cosa. Quelli che ho citato sono solo i principali, sicuramente poi ce ne sono tanti altri ancora riservati ad applicazioni particolari, ormai indispensabili per la pulizia della nostra casa.

Bene, guardiamo il tutto da un’altra prospettiva. Quei prodotti che abbiamo in casa, sono equivalenti ad un armadio per le sostanze chimiche, analogo a quello che trovate in un laboratorio di ricerca. Provate a leggere le etichette, ma soprattutto le indicazioni riportate sopra, per intenderci, quei simboli arancioni e neri presenti per legge su ogni prodotto: corrosivo, irritante, esplosivo, ecc. Detto questo, capiamo subito che quei prodotti non possono che essere una minaccia per l’ambiente.

Quanto inquiniamo pulendo la nostra casa? Diverse stime fatte anche dall’organizzazione mondiale della sanita’, hanno mostrato come circa il 30% dell’inquinamento dei nostri mari, derivi dai detersivi che usiamo in casa. Oltre a questo, si deve necessariamente valutare anche l’impatto ambientale del semplice imballo, troppo spesso sottovalutato: bottiglie in plastica, cartoni, lattine di alluminio, ecc. Ovviamente, molto spesso questi imballi sono reciclabili, ma, ad esempio, riciclare la plastica e’ un processo dispendioso dal punto di vista energetico e, purtroppo ancora in molte zone dell’Italia, la mentalita’ del riciclo stenta a prendere piede.

Perche’ sono inquinanti i detersivi? Tolto il discorso imballo, la principale fonte di inquinamento viene dei fosfati presenti in molti prodotti. Una volta liberati nell’ambiente, queste sostanze favoriscono il proliferare delle alghe che sottraggono ossigeno all’acqua, creando un ambiente inospitale per pesci e altri animali acquatici. Inoltre, i tensioattivi, cioe’ le schiume prodotte dai detersivi, provocano un notevole danno ambientale grazie anche ai prodotti petrolchimici presenti e ai metalli pesanti che necessariamente finiscono nei mari e nei corsi d’acqua. Detto in parole povere, il danno che arrechiamo e’ notevole e assolutamente non trascurabile. Da quanto detto, perche’ non eliminare i fosfati? Semplice, queste sostanze non sono certo messe per fare un dispetto all’ambiente, il loro ruolo e’ fondamentale, ad esempio, per garantire un buon potere smacchiante dei detersivi oltre a tantissime altre proprieta’ di cui difficilmente potremmo fare a meno.

Nel commento da cui siamo partiti, si parlava invece dei detersivi ecologici. Come scritto, questi prodotti vengono ricavati da fonti biodgradabili e hanno liveli bassissimi di metalli inquinanti come Nichel, Cromo e Cobalto. Qual e’ il rovescio della medaglia? Purtroppo, molto spesso quanto indicato non e’ esattamente vero. Se, ad esempio, prendiamo un fustino di detersivo in polvere per la lavatrice, chiunque potrebbe scrivere che quel contenitore e’ assolutamente riciclabile e non arreca danno all’ambiente. Questo e’ verissimo e scontato. Se, pero’, prendiamo quel fustino e lo buttiamo su una spiaggia, arrechiamo un danno ambientale. Questo solo per dire che, molto spesso, quello che viene scritto dai produttori deve essere interpretato in modo corretto.

Dal punto di vista legislativo, l’unione Europea ha imposto dalla fine del 2013, un abbassamento dei livelli di fosfati presenti nei detersivi per piatti. Nota positiva e’ che i prodotti commercializzati in Italia per il lavaggio a mano, rispettano gia’ questi limiti, al contrario di altre nazioni Europee. Discorso diverso e’ quello per i prodotti per lavastoviglie, in cui i livelli di fosfati presenti sono ancora troppo alti.

Da quanto detto, appare evidente che questa indicazione legislativa non e’ sufficiente. I fosfati rappresentano una notevole fonte inquinante, ma non l’unica presente. Inoltre, analizziamo un altro aspetto relativo in generale a tutti i prodotti a basso impatto ambientale, non solo i detersivi. Molto spesso, questo genere di prodotti hanno un prezzo che va dal leggermente al notevolmente maggiore di quelli tradizionali. Analizziamo questo aspetto. Non vorrei dire un’ovvieta’, ma e’ evidente che al giorno d’oggi, causa la crisi, ci sono tantissime famiglie in difficolta’ economica e che spesso arrivano solo a stento alla fine del mese. Dunque, non inquinare e’ bellissimo, ma se per rispettare l’ambiente si deve scegliere tra l’arrivare a fine mese oppure no, forse le cose non stanno funzionando nel migliore dei modi. E’ inutile fare i finti benpensanti e dire che non si deve inquinare, pensiamo a dare a tutti i mezzi per salvaguardare l’ambiente, almeno a parita’ di prezzo.

Partendo proprio da questo discorso economico, vorrei parlarvi di altre due soluzioni possibili sempre nel caso specifico dei detersivi, tralasciando i prodotti commerciali a basso impatto che, come visto, molto spesso, anche se non sempre, non rispettano pienamente quanto dichiarato, e che comunque non risolvono a pieno il problema ambientale.

Sul territorio nazionale, stanno nascendo sempre piu’ punti vendita di detersivi alla spina. Cosa significa? Per chi non li conoscesse, si tratta di negozi che vendono i detersivi a quantita’ mediante distributori automatici. Voi andate in questi negozi, e comprate un litro, due litri o quello che volete di detersivo. Se ne siete sprovvisti, potete comprare a parte un contenitore e poi riutilizzarlo le volte successive per ricaricarlo. Qual e’ la soluzione di questi negozi? Alla luce di quanto detto in precedenza, mediante questo sistema, si potrebbe risolvere il problema dell’imballo del detersivo. Ricaricando di volta in volta, si utilizza sempre lo stesso contenitore che dunque non finisce direttamente nell’ambiente. Riprendendo in mano il discorso economico, questa soluzione e’ sicuramente piu’ conveniente di quella tradizionale. Il motivo e’ molto facile da capire, voi comprate solo ed esclusivamente il detersivo, non l’imballo, la pubblicita’, ecc. Tutte cose che alzano il prezzo ma che non c’entrano nulla con il prodotto.

Quella dei prodotti alla spina e’ ovviamente una soluzione. Ricapitolando, i prodotti ecologici commerciali esistono, ma costano di piu’ e non risolvono il problema dell’imballo. I detersivi alla spina risolvono solo il problema dell’imballo, ma spesso i prodotti venduti sono del tutto tradizionali, dunque a notevole impatto ambientale.

Come risolvere tutti i problemi insieme?

Negli ultimi tempi, complice sempre la crisi, gli aumenti dell’IVA, la pressione fiscale, ecc, si sta tornando un po’ alle origini, e sempre piu’ persone ricorrono ad una soluzione tutt’alro che innovativa, ma sicuramente efficace: quella di prodursi i detersivi in casa!

Se pensate che questa sia una cosa difficile, vi sbagliate di grosso. Ovviamente, non serve una laurea in chimica, ma un minimo di nozioni di base. Ad aiutare in questo senso, ci pensano i numerosi siti internet che offrono gratuitamente ricette fai da te per produrre qualsiasi tipo di detersivo per la casa, ma anche creme e trucchi. Magari per i primi tempi, e ‘ consigliabile fare riferimento a questi siti, perche’ se siete proprio digiuni di chimica, dovreste evitare almeno di mescolare tra loro acidi e basi, o di fare reazioni di idrolisi.

Quali sono gi ingredienti che servono a tale scopo?

In realta’, gli ingredienti di base sono molto semplici e facilmente reperibili. Molto utilizzato e’ il bicarbonato, l’aceto bianco, il percarbonato, l’acqua ossigenata. Insomma, tutti prodotti che ognuno di noi ha in casa o che comunque puo’ reperire con facilita’ e a basso costo. Non pensate che si tratti di una soluzione di seconda scelta, i prodotti che potete realizzare in casa, sono efficaci tanto quanto quelli commerciali, con la differenza che potete dosare al meglio le quantita’ e decidere da soli il grado di concentrazione della parte attiva. Infatti, dal punto di vista ecologico, anche le quantita’ di prodotto utilizzato giocano un ruolo essenziale. Pensate che a livello chimico, la meta’ della quantita’ di prodotto che viene generalmente consigliata, e’quella necessaria ad assicurare il risultato finale. La seconda meta’ serve come fattore di sicurezza e apporta solo migliorie minori al risultato.

Nella produzione dei detersivi in casa, spesso si fa ricorso anche ad oli essenziali che potete trovare, ad esempio, nelle erboristerie. In questo modo, potete decidere da soli l’aroma da dare al vostro prodotto e scegliere quello che piu’ vi aggrada, oltre ovviamente l’intensita’.

Analizzando dunque quanto detto, i biodetersivi potrebbero essere una soluzione, ma non risolvono il problema dell’imballo e costano spesso di piu’. I prodotti alla spina risolvono solo il problema dell’imballo e nient’altro. Ricorrere invece alla produzione domestica di detersivi potrebbe essere la soluzione economica, senza imballo e che sfrutta solo prodotti naturali e non derivati petrolchimici. Come detto, esistono tantissimi siti che offrono gratuitamente ricette per la produzione di detersivi e sulla rete sta nascendo una vera e propria comunita’ di persone che si scambiano ricette tra loro un po’ come si fa per la cucina. Personalmente, credo che questa potrebbe essere una soluzione da provare e che veramente potrebbe aiutare l’ambiente, oltre ovviamente le nostre tasche.

 

”Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

Come difendersi dalle scie chimiche!

18 Gen

E’ proprio vero che non si finisce mai di imparare, ma soprattutto la fantasia della rete e’ qualcosa di straordinario.

In altri post, abbiamo parlato di scie chimiche:

Alcune considerazione sulle scie chimiche

mostrando come questa teoria sia del tutto flebile sia dal punto di vista scientifico che tecnico. Come visto, non esistono prove dell’esistenza delle scie chimiche. In rete trovate diverse foto e filmati che vi illustrano diverse tipologie di scie, cercando di convincere che ci sia una differenza sostanziale tra scie di condensa, cioe’ quelle prodotte dagli aerei, e le scie chimiche. In realta’, questi siti mostrano solo una grande ignoranza dei meccanismi alla base della condensa. Come visto, non esiste un solo modo di produzione della condensa, ma diversi meccanismi che possono portare alla formazione di vapore di forma e persistenza molto diversa.

Anche il presunto prelievo in quota, che molto viene pubblicizzato in rete:

Scie Chimiche: il prelievo in quota

non e’ assolutamente una prova inconfutabile, anzi mostra gravi errori nella sua realizzazione e non puo’ essere considerato attendibile.

Nonostante questo, su internet c’e’ gia’ chi, convinto dell’esistenza delle scie chimiche e della loro pericolosita’, propone metodi per contrastare l’effetto di questo avvelenamento dell’aria.

Prima di capire i mtodi attuabili, cerchiamo di capire da cosa dovremmo difenderci. Ovviamente, in tutti questi siti ho riscontrato sempre una frase iniziale che assicura l’ormai certezza dell’esistenza delle scie chimiche, senza pero’ dare spiegazioni, ma sorvoliamo su questo particolare.

Come sappiamo, una delle teorie principali vorrebbe le scie chimiche un’arma per modificare il clima secondo il volere di qualche oscuro governo. Come visto in questo articolo:

Scie chimiche e cloud seeding

esistono tecniche per il controllo climatico, ma e’ assolutamente sbagliato pensare che le scie possano indurre modifiche a piacere delle condizioni meteo, o anche creare tornado su richiesta. Molto interessante su questo punto e’ stata la discussione sulla tromba d’aria a Taranto del Novembre 2012:

Tromba d’aria a Taranto

Inoltre, per chi ancora avesse dubbi a riguardo, abbiamo discusso anche la presunta risonanza tra le scie chimiche e il sistema Haarp:

Haarp e terremoti indotti?

Haarp, la causa di tutti i mali

mostrando anche in questo caso, la scarsita’ di prove scientifiche portate a sostegno.

Secondo altre fonti invece, le scie chimiche, utilizzate per irrorare in atmosfera metalli pesanti, sarebbe un mezzo per indurre malattie mentali degenerative nella popolazione o anche, senza mezzi termini, per controllare le menti dei cittadini. Inutile dire come questa ipotesi sia ancora piu’ fantasiosa e priva di prove scientifiche del controllo del clima, ma proprio utilizzando queste motivazioni, su internet sono nate diverse scuole di pensiero per offrire metodi per contrastare questi effetti.

Veniamo al dunque. Le scie chimiche servono per disperdere metalli pesanti in atmosfera, come possiamo difenderci?

I metodi piu’ classici sono ovviamente scontati. Se siete all’esterno e vedete una scia, indossate mascherine per proteggere naso e bocca, in caso di pioggia utilizzate sempre l’ombrello, lavate con cura le scarpe prima di entrare in casa ed evitate il contatto delle mani, se non protette con guanti, con gli occhi e la pelle.

E qui siamo ancora nel classico, ma ora viene il bello, cioe’ i metodi alternativi.

Alcuni siti si improvvisano nutrizionisti del complotto. Consigliano l’assunzione di vitamine specifiche per rafforzare l’organismo e delle diete specifiche per mantenere attivo il nostro cervello e dunque contrastare l’effetto dell’avvelenamento.

Molto in voga e’ l’assunzione di glutatione. Questa sostanza, che altro non e’ che un antiossidante, consente di smaltire i metalli pesanti dal nostro organismo evitando quindi lo stoccaggio di molecole inalate a causa delle scie.

In linea di principio, premessa la non fondatezza delle ipotesi sulle scie, non ci sarebbe nulla di male nell’assumere vitamine e antiossidanti, se non fosse che le dosi proposte sono, in alcuni casi, folli e potenzialmente dannose per l’organismo.

Per l’interno della casa, il metodo piu’ semplice, ma anche piu’ costoso, proposto e’ quello di attrezzare filtri per il ricambio d’aria. Per chi invece volesse risparmiare, c’e’ sempre la possibilita’ di scegliere diversi tipi di piante da interni utili per la produzione di ossigeno fresco in diversi momenti della giornata. In base all’arredamento di casa vostra, potete scegliere tra l’Areca, la lingua di suocera o il Potos.

Uno dei metodi piu’ semplici, piu’ economici e piu’ naturali che trovate in rete e’ invece quello di utilizzare l’aceto. Avete capito bene, l’aceto sarebbe un toccasana contro gli effetti delle scie chimiche. Secondo i sostenitori del complotto, l’aceto sarebbe in grado di contrastare e neutralizzare il bario disperso dalle scie, scongiurando ogni pericolo. Come utilizzare l’aceto? Basta anche solo mettere una bottiglia di aceto fuori alla finestra per far dissolvere le scie chimiche in cielo. Come dire, voi mettete l’aceto come amuleto e la sola vista di questa sostanza farebbe disciogliere tonnellate di metalli pesanti sapientemente dispersi in aria da coraggiosi piloti di linea collusi con la scienza e con le agenzie federali di mezzo mondo. Capite bene l’assurdita di queste teorie.

Reich con il suo cannone ad Orgone

Reich con il suo cannone ad Orgone

Se ancora non siete contenti o ancora non avete trovato una soluzione compatibile con la vostra abitazione, allora vi rimane da provare un bel cannone ad Orgone da posizionare in giardino per dissolvere le scie chimiche. Di cosa si tratta? L’origine di questa teoria si deve a Wilhelm Reich, uno psichiatra austriaco, che fu allievo addirittura di Freud, prima di allontarsi dal grande maestro per incolmabili differenze di vedute.

Reich ipotizzo’ l’orgone come una forma particolare di energia che permea completamente l’universo e che sarebbe responsabile anche di diversi disturbi psichici. Proprio da questa ipotesi Reich si allontano’ dalla sua preparazione, spaziando su campi completamente diversi e cercando prove di collegamento tra l’orgone e la gravita’ o con le aurore boreali, il campo magnetico terrestre, fino a cercare una teoria dell’evoluzione dell’universo basata proprio su questa forma di energia. Ovviamente, queste teorie vennero ferocemente criticate dalla comunita’ scientifica e non presentano assolutamente nessuna validita’.

Nonostante questo, in rete c’e’ chi propone la costruzione di un cannone ad orgone per dissolvere le scie chimiche. Questa “arma” venne proposta proprio da Reich per cercare di dimostrare l’esistenza della sua nuova forma di energia. In pratica, si tratta di una serie di tubi di rame disposti su una base di quarzi da puntare verso il cielo. Se non sapete come costruire il cannone, molti siti propongono la vendita di cannoni gia’ fatti, non poteva che essere cosi’, ad un prezzo tutt’altro che abbordabile.

Come potete vedere, nonostante la completa infondatezza della teoria delle scie chimiche, c’e’ anche chi approfitta della situazione per proporre teorie, o molto spesso la vendita di qualcosa, in grado di contrastare questo pericolo che incombe sulle nostre teste.

Solo per completezza, su intenet si sta molto parlando in questi giorni di Pernilla Hagberg, un’esponente del partito ambientalista svedese, che sta rilasciando diverse interviste per convincere le persone dell’esistenza delle scie chimiche. In realta’, questo e’ quello che vi fanno credere in rete. La Hagberg sta conducendo una campagna elettorale che punta alla sua rielezione per un secondo mandato in parlamento. Lo slogan e’ “se mi votate un’altra volta, mi impegnero’ a combattere le scie chimiche”. Semplicemente, anche la politica si sta approfittando di quanti credono a questo complotto mondiale per ottenere qualche voto in piu’. E noi ci lamentiamo dei nostri politici!

 

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.