La sequenza sismica del Matese

22 Gen

Dopo il primo articolo comparso qualche settimana fa:

Cos’e’ successo in Sardegna?

la nostra cara amica Patrizia ha deciso di concederci il bis, con un nuovo post sulla sismologia della nostra penisola. Questa volta ci spostiamo nel matese per capire cosa sta succedendo nella zona, se veramente e’ in corso uno sciame sismico come qualcuno sostiene e, soprattutto, per far capire alle popolazioni del posto come comportarsi. Chi meglio di una geologa puo’ raccontarci queste notizie?

Da Patrizia: La sequenza del Matese

 

Il 29 dicembre 2013, alle 18.08, si è verificato un terremoto di magnitudo 4.9 nella zona del Matese, in Campania, tra le province di Caserta e Benevento (figura 1), con  una profondità ipocentrale di 10,5 km. Pochi minuti prima la RSN (Rete Sismica Nazionale) ha registrato nella stessa area un evento di magnitudo 2.7.  Numerose sono state le scosse di assestamento successive, con magnitudo inferiore.

Oggi, 20 gennaio 2014, alle 08.12 , nella zona in esame si è avuto un nuovo evento importante di magnitudo 4.2, ad una profondità di 11,1 km.

A sinistra: Fig.1, Epicentro del terremoto del 29/12/13. A destra: Fig.2, Sequenza sismica del Matese.

A sinistra: Fig.1, Epicentro del terremoto del 29/12/13. A destra: Fig.2, Sequenza sismica del Matese.

 

Nel Matese è dunque palesemente in atto una sequenza sismica (figura 2).

Ormai siamo abituati a sentir parlare di sequenza sismica e spesso ci chiediamo se c’è un collegamento tra le diverse sequenze in atto sul territorio nazionale. Per sapere se c’è davvero un nesso geologico tra i terremoti registrati in Italia dalla RSN dobbiamo capire la geodinamica dell’area italiana. Quando parliamo di geodinamica prendiamo in considerazione  il movimento delle placche tettoniche. Il territorio italiano si trova nella zona di incontro/scontro tra la placca euroasiatica e la placca africana. In particolare, nell’Italia meridionale, l’interazione tra le due placche è accompagnata da un processo di subduzione testimoniato proprio dall’attività sismica intermedia e profonda. Detto in altri termini, la placca africana si infila sotto quella euroasiatica, dando luogo ai terremoti che si registrano lungo l’Appennino centro-meridionale.

fig3

Alla base delle sequenze sismiche degli ultimi tempi (Pollino, Gubbio, Matese) c’è quindi lo stesso meccanismo genetico. Nella figura 3 è indicato il meccanismo focale del terremoto del 29/12/13. Il meccanismo focale di un terremoto è dato dall’individuazione del piano di faglia e del movimento relativo delle rocce lungo tale piano ed è  rappresentato graficamente da un “pallone”. Nel caso specifico, il meccanismo focale ci indica che si è attivata una faglia distensiva con andamento NW-SE, detta faglia appenninica, come si vede dalla forma riportata nella figura.

Per capire come si muovono le rocce lungo il piano di faglia, consideriamo due fogli di carta in formato A4 e incolliamoli in corrispondenza del lato lungo con 3 o 4 punti di colla. Per scollarli esercitiamo una certa pressione dall’alto verso il basso in corrispondenza dei punti di colla. Progressivamente la colla cederà e i fogli si staccheranno. Analogamente, lungo un piano di faglia le rocce si frattureranno quando l’energia accumulata supererà il loro punto di rottura e libereranno questa energia come onde sismiche. La fatturazione può avvenire lungo uno o più punti (come il distacco dei due fogli di carta lungo i punti di colla).  In particolare la faglia sismogenetica del Matese che ha dato luogo al terremoto di fine anno risulta segmentata da una serie di faglie perpendicolari. Se il movimento delle rocce è avvenuto lungo un segmento di faglia, la “turbolenza” è stata trasmessa agli altri segmenti cioè la rottura in un punto ha alterato lo stato di sforzo delle porzioni di roccia adiacenti. In questo caso, siamo in presenza di un sottosuolo tettonicamente instabile e questo significa che nella stessa zona si possono verificare altri terremoti.

Fig.4: Terremoti storici nell’area del terremoto del 29/12/2013

Fig.4: Terremoti storici nell’area del terremoto del 29/12/2013

I dati della sismicità storica evidenziano tre eventi catastrofici nella zona in esame (figura 4):

1)    5/12/1456  (magnitudo intorno a 7)

2)    5/6/1688   (magnitudo intorno a 7)

3)    26/7/1805 (magnitudo 6.6)

Sempre nel distretto sismico del Matese, ma con altri epicentri, ricordiamo due eventi analogamente violenti nel XX secolo:

1)    21/8/1962  fra Sannio e Irpinia (magnitudo 6.1)

2)    23/11/1980 Irpinia (magnitudo 6.9)

Nonostante i dati storici a disposizione sul reale rischio sismico, la zona in esame fino al 1984 non era nemmeno classificata come sismica. Dal 1984 al 2002 è stata considerata a media sismicità. Solo dopo il 2002 è stata classificata come zona ad alta sismicità (figura 5):

Fig.5: Mappa di pericolosità sismica

Fig.5: Mappa di pericolosità sismica

Allo stato attuale delle conoscenze, non si è in grado di stabilire quanta energia sismica entri in gioco nel movimento delle placche dal momento che non è possibile investigare il sottosuolo oltre i 10 km di profondità e non è possibile riprodurre in laboratorio gli stati di sforzo cui sono sottoposte le rocce in queste condizioni. Questo significa che non si può prevedere il trend evolutivo della sequenza sismica che stiamo esaminando. Nessuno può indicare con esattezza dove, quando e se si verificherà un nuovo evento catastrofico. E’ probabile che l’energia accumulata si scaricherà attraverso una serie di eventi come quelli finora registrati. Siamo comunque nel campo delle ipotesi.

Senza alcuna intenzione polemica, mi dissocio da chi ha suggerito alla gente di dormire in auto per qualche notte. Piuttosto inviterei le persone interessate a verificare lo stato di agibilità delle proprie abitazioni e di ricorrere, se necessario, all’ospitalità di parenti/amici/conoscenti residenti in zone non a rischio. Logicamente, deve restare alto il livello di guardia per le autorità competenti affinché si mettano in sicurezza gli edifici non a norma.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

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16 Risposte to “La sequenza sismica del Matese”

  1. Renato gennaio 22, 2014 a 7:12 am #

    Complimenti Patrizia.
    É sempre piacevole leggere i tuoi articoli.
    Renato.

    • Patrizia gennaio 22, 2014 a 8:57 am #

      Grazie Renato, troppo buono:-)

  2. VoceIdealista gennaio 22, 2014 a 9:23 am #

    Reblogged this on laVoceIdealista.

  3. Bombarda gennaio 22, 2014 a 10:41 am #

    Ottimo articolo, penso lo citerò in uno dei prossimi post sul mio blog, dedicato a chi vaneggia di terremoti provocati mediante haarp, ELF ecc. ecc.

    • Patrizia gennaio 22, 2014 a 4:42 pm #

      Grazie Bombarda. Vedrai che tra poco salterà fuori qualcuno capace di muovere le placche tettoniche a proprio piacimento!

      • psicosi2012 gennaio 22, 2014 a 7:24 pm #

        E che ci vuole! Basta usare haarp o qualche altra terribile arma scalare e non dimentichiamoci della terribile H2O irrorata con aerei di linea 🙂

        Matteo

  4. Renato gennaio 22, 2014 a 7:50 pm #

    Matteo, Matteo, da te non me lo aspettavo… Uno scienziato dovrebbe sempre usare una terminologia adeguata. Si chiama monossido di diidrogeno.
    😉
    Ciao.
    Renato.

    • psicosi2012 gennaio 22, 2014 a 8:03 pm #

      ahahahahahahah

      Hai ragione Renato è che con tutti questi strani termini si sbagliano anche i medici!!!

      Matteo

  5. Pino gennaio 22, 2014 a 8:48 pm #

    Voi scherzate, ma non avete idea di cosa stia succedendo in giro per il mondo…provate a leggere questo articolo che riguarda Povia e se non vi ricoverano per un attacco isterico, proveremo a commentarlo. Ma d’altronde visto come canta e scrive , è evidente che il suo cervello ha subito un sisma del massimo grado,
    “http://www.corriere.it/spettacoli/14_gennaio_22/povia-terremoti-forse-colpa-7-miliardi-persone-che-si-muovono-65844e12-836b-11e3-9ab1-851e2181383b.shtml”
    Pino

    • psicosi2012 gennaio 22, 2014 a 9:51 pm #

      Come ha detto oggi un mio collega, dobbiamo chiedergli cosa pensa di dark matter e dark energy

      🙂

      Matteo

      PS perché non si limitano a fare il loro lavoro che, secondo qualcuno, gli riesce meglio? Potrei decidere di incidere un disco … farei lo stesso effetto delle sue dichiarazioni geologiche!

      • Pino gennaio 22, 2014 a 10:29 pm #

        Conoscendo il personaggio ed ll suo spessore culturale pari a quello dei piccioni, mi rimane il dubbio se questa sua esternazione geologica sia costruita ad arte o sia veramente frutto del suo cervello. Certi personaggi in ribasso di popolarità credo siano capaci di tutto per cercare di ritornare alla ribalta..anche a costo di passare per cretini salvo poi dire..avevo scherzato.
        Pino

  6. Giuseppe gennaio 23, 2014 a 9:03 am #

    Saggio è colui che tace se non ha da dire qualcosa che sia migliore del silenzio.Patrizia la conosco personalmente e posso assicurare che quanto scrive è solo farina del suo sacco.Ergo, tacciano coloro che tendono solo a denigrare per il suolo gusto di dire scemenze.

    • Pino gennaio 23, 2014 a 4:24 pm #

      Caro Giuseppe…il commento di Pino non si riferisce a me:-) Il personaggio a ribasso di popolarità da lui menzionato è un noto cantante che ha fornito una sua fantasiosa spiegazione dei terremoti…ben lontana dalla realtà geologica!

      • Patrizia gennaio 23, 2014 a 4:26 pm #

        Scusate, il commento precedente è mio. Patrizia.

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