Coltivare senza terra

29 Ott

Coltivare senza terra? Due sono le possibilita’: o siamo impazziti o siamo in vena di scherzi.

Pensateci bene, una delle tecniche piu’ antiche di sostentamento dell’uomo, l’agricoltura, attraversa da diverso tempo una profonda crisi. Coltivare la terra non e’ affatto semplice e, come e’ noto, non e’ neanche redditizio. Tanta fatica, lavoro e poi? Basta una grandinata, un parassita, un periodo di siccita’ e tutto il lavoro viene buttato al vento con conseguente perdita del raccolto e dell’investimento fatto.

Queste sono considerazioni oggettive con cui chi coltiva la terra e’ abituato a vivere ogni giorno.

Altro pensiero, l’agricoltura e’ una tecnica antichissima e’ vero ma, a parte macchinari tecnologicamente avanzati, questa tecnica e’ rimasta uguale a se stessa per secoli. Fate una buca, ci mettete un seme, annaffiate e con l’aiuto del sole avete la vostra pianta o, meglio ancora, un frutto commestibile.

Possibile che non esiste niente di nuovo?

In realta’ si. Anche in questo campo, si sono condotti, e sono ancora in corso, diversi studi mirati proprio a semplificare la vita e rendere l’agricoltura meno rischiosa e piu’ redditizia. Ovviamente, non mi sto riferendo a bombe chimiche in grado di trasformare le piante in qualcosa di resistente o a farle crescere piu’ velocemente e piu’ grandi.

Quello di cui vorrei parlarvi in questo articolo e’ la tecnica di coltivazione senza terra.

Come e’ possibile?

Questa tecnica e’ nota con il nome di idroponica. Come anticipato, le piante non crescono piu’ nella terra ma su substrati inerti. Attenzione, la terra serve a dare alle piante le sostanze nutritive di cui ha bisogno. Senza la terra dove le prendiamo? In questa tecnica, le radici delle piante crescono immerse in una soluzione a pH controllato ricca di sostanze nutritive. Non si tratta di ritrovati chimici sintetici, ma di sostanze naturali concentrate da cui la pianta riceve tutto il nutrimento.

Nell’idroponica, si utilizzano substrati inerti come lana di roccia o argilla espansa che vengono utilizzati per far aggrappare le radici delle piante. Come nelle normali coltivazioni, la crescita delle piante prevede tre momenti salienti: germinazione, crescita, fioritura. Nella prima fase, le radici vengono fatte crescere direttamente immerse nella sostanza nutriente per poi crescere ed arrivare fino alla fioritura, o al frutto.

Esempio di sistema idroponico

Esempio di sistema idroponico

Con questa tecnica, si utilizza un sistema di pompe per far circolare l’acqua in modo da poter sempre irrigare le radici ma anche per recuperare i reflussi da poter riutilizzare nel circuito. In questo modo si ottiene un notevole risparmio di acqua. Pensate che da stime fatte, per far crescere una singola pianta serve un volume circa 1/10 rispetto alle normali tecniche interrate.

In rete trovate gia’ molti sistemi pronti da acquistare e montare in casa. La tecnica idroponica nasce infatti proprio per favorire la coltivazione indoor di piante commestibili. L’investimento iniziale, che ovviamente dipende dal numero di piante che si vogliono far crescere, non e’ proprio economico ma si tratta, appunto, di un investimento iniziale. Come potete immaginare questo kit si compone di una vasca per l’acqua, i liquidi nutritivi per le piante e i circuiti idrici di flusso e reflusso per il recupero.

Con l’idroponia si possono far crescere moltissime varieta’ di piante tra cui, per fare un esempio, lattuga, pomodori, fragole, fagiolini. Insomma, un vero e proprio orto domestico da poter realizzare con spazi e irrigazione molto ridotti.

Quali sono gli svantaggi di questa tecnica rispetto a quella tradizionale?

Ovviamente, e’ necessario un continuo monitoraggio delle piante e del sistema. Il fatto di non avere terra consente di ridurre al minimo la possibilita’ di crescita batterica e di microorganismi dannosi, ma la presenza costante di acqua potrebbe favorire, se non controllate precisamente il pH della soluzione, la crescita di alghe dannose per le piante. Ovviamente, questi inconvenienti sono governabili con una buona manutenzione ed un controllo costante del sistema. Come anticipato, questa tecnica sta cominciando a prendere molto piede perche’ economica su lungo periodo ma soprattutto in grado di massimizzare il rapporto produzione/spesa. In periodi di crisi come questo, sicuramente molti stanno cominciando a rivalutare la possibilita’ di una piccola produzione domestica di ortaggi.

Coltivazione aeroponica

Coltivazione aeroponica

In alternativa all’idroponica vi e’ poi l’aeroponica. In questo caso parliamo di una tecnica ancora piu’ recente e, se vogliamo, innovativa. Nell’aeroponica non abbiamo terra ma neanche substrato inerte che, in alcune condizioni, puo’ favorire una crescita batterica e comunque esurisirsi nel tempo.

Sostanzialmente, la tecnica aeroponica e’ simile a quella precedente ma, a differenza dell’idroponica, non abbiamo una soluzione acquosa sotto le radici, bensi’ un sistema di nebulizzatori che tengono umide le radici con sostanze in soluzione acquosa atte a favorire la crescita e a fornire il nutrimento.

In questo caso, le piante possono essere fatte crescere ovunque utilizzando dei sostegni di poliuretano espanso che servono solo a tenere in piedi la pianta. Ovviamente, necessitando di una continua irrigazione, e’ necessario predisporre un timer che faccia partire i nebulizzatori sotto le radici. Questo rende il sistema solo un po’ piu’ complesso del precedente, ma riduce ulteriormente la possibilita’ di crescita di batteri.

Dal punto di vista economico, i sistemi gia’ pronti per l’aeroponica sono leggermente piu’ costosi, ma parliamo sempre di un migliaio di euro per un sistema finito ed in grado di ospitare fino a 60 piante. Per come e’ realizzato, la spesa relativa all’acqua per l’irrigazione e’ assolutamente minimizzata e l’avere le radici completamente scoperte e nebulizzate consente di massimizzare l’ossigenazione.

Unica pecca del sistema ad aria e’ la necessita’ di calibrare il timer del nebulizzatore. Se non fatto correttamente si rischia di inumidire troppo le radici o di far seccare le piante. Anche in questo caso pero’, in rete si trovano moltissimi manuali pronti all’uso che spiegano tutte le fasi del processo.

Altra considerazione importante, a parte timer e pompe, sia per l’idroponico che per l’aeroponico abbiamo sistemi semplici costruiti che possono anche essere realizzati con un po’ di semplice bricolage utilizzando materiali assolutamente economici.

Come visto, in periodi di crisi come quello che stiamo vivendo, avere la possibilita’ di realizzare un orto in casa con poco spazio, minimizzando i consumi di acqua e senza il rischio di infezioni parassitarie alle piante e’ sicuramente un buon vantaggio. Come detto, si tratta di tecniche innovative ma che stanno gia’ riscuotendo notevole successo anche per le coltivazioni specifiche soprattutto all’interno di serre.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

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10 Risposte to “Coltivare senza terra”

  1. Renato ottobre 29, 2013 a 7:14 am #

    Caro Matteo,
    Per restare in tema, se non sbaglio erano stati fatti degli esperimenti in orbita sulla coltivazione a gravità 0. Hai qualche notizia su questo argomento?
    Se non ricordo male, il problema principale era l’impollinazione che doveva essere fatta manualmente con dei tamponi, soluzione possibile solo a livello sperimentale.
    Ciao.
    Renato.

    • psicosi2012 ottobre 29, 2013 a 7:51 am #

      Ciao Renato,
      quello che dici e’ verissimo. Nel caso spaziale, il problema principale e’ nell’impollinazione, meccanismo efficace proprio grazie alla gravita’.

      In alternativa pero’, si sta pensando di preparare orti spaziali utilizzando l’aeroponico. Esiste gia’ un progetto NASA per lo sviluppo in questo senso sulla stazione spaziale. La stessa tecnica e’ stata considerata nell’eventualita’ di una colonizzazione di Marte ma anche per la Luna. In questo caso, si pianta il seme gia’ pronto, e la poca acqua richiesta offre la soluzione ottimale.

      Sono tecniche molto interessanti e che sicuramente potranno avere un futuro anche in ambito spaziale. Come detto pero’, si devono avere i semi gia’ pronti da piantare, per l’impollinazione spaziale si dovranno studiare altre soluzioni.

      Buona giornata,
      Matteo

  2. VoceIdealista ottobre 29, 2013 a 9:48 am #

    L’ha ribloggato su laVoceIdealista.

    • simone ottobre 29, 2013 a 1:50 pm #

      Ciao Matteo, complimenti ancora per i tuoi articoli… Ti volevo chiedere se ti eroli dimenticato della domanda che ti avevo fatto qualche mese fa sulla correlazione che può esistere tra tumori, allergie ecc e inquinamento dei mangimi animali, delle terre ecc ecc(tema che aihme ormai é all ordine del giorno) scusa se ti faccio questa sollecitazione, ma mi avevi detto che ti stavi organizzando per fare un articolo su questo complicato e ampio tema… Grazie

      • psicosi2012 ottobre 29, 2013 a 9:47 pm #

        Ciao Simone,
        Hai pienamente ragione e hai fatto bene a ricordarmelo, mi era completamente passato di mente. Ovviamente, non perché lo considerassi un argomento poco appetibile ma perché …. Mi sto rimbambendo!
        Ho ritrovato anche il materiale che avevo messo da parte. Il prossimo articolo sarà sicuramente su questi argomenti!

        Grazie e scusa ancora,
        Matteo

  3. Pino ottobre 29, 2013 a 9:35 pm #

    Ok…vada per l’idroponica e l’aeroponica, bellissimi da vedere e descrivere, ma ho seri dubbi sulla loro applicazione su larga scala. Credo che questi sistemi siano fondamentalmente adatti a produzioni di tipo familiare cittadino o comunque in condizioni particolari. Ho avuto la fortuna di avere un nonno che faceva l’orto con sistemi tradizionali, un padre che ha continuato su quella scia ed io ho preso esempio modernizzando il tutto. Coltivo il mio orto in maniera biologica, non utilizzo sostanze chimiche (solo piretro un paio di volte), concimo con il compost creato da noi in giardino o con il letame delle pecore del mio amico pastore, raccolgo quello che le mie piante producono senza forzature di quantità e tempi…ho finito di mangiare i pomodori la scorsa settimana, le melanzane due giorni fa ed i peperoni sono ancora in produzione. Ho ridotto al minimo il consumo di acqua con l’impianto a goccia. Sono forse tradizionalista, qualcuno direbbe troglodita, ma vorrei conservare ancora il gusto di incazzarmi perchè la grandine mi ha schiantato le prime piantine o quello stronzo di storno ritiene che i miei pomodori siano più saporiti di quelli del vicino..che poi a quello non gliene frega niente dell’orto e lo fa solo perchè è di moda!! In ogni caso l’articolo è molto interessante come sempre, ma ti sei dimenticato di parlare dell’orto biodinamico, tema all’ordine del giorno quando si parla di cetrioli e company!
    Pino

    • psicosi2012 ottobre 29, 2013 a 9:56 pm #

      Ciao Pino,
      Non trovo assolutamente il tuo approccio retrogrado o superato ma, come detto nell’articolo, le mie considerazioni erano su tecniche tramandate da secoli e che hanno visto uno sviluppo tecnologico e di filosofia solo marginali se confrontate con altro.

      Per quanto riguarda l’aeroponico, ci sono già diverse coltivazioni, soprattutto in serra, pensate su media scala. Certo, servirà del tempo per poterle utilizzare su larga scala ma, essendo una tecnica innovativa, mi sento di poter dire che come inizio non c’è male.

      Non ho trattato il biodinamico perché sono molto scettico su questo approccio. Con questo non intendo fare di tutta l’erba un fascio, ma, almeno a mio avviso, le considerazioni applicabili e tecnicamente corrette sono quelle equivalenti alla coltivazione biologica. Ci sono poi tutta una serie di considerazioni che definirei di filosofia o di pseudoscienza, basate quasi su argomentazioni mistiche.

      Come detto però, tutti quegli approcci mutuati dal biologico sono senza ombra di dubbio validi e possono portare ottimi risultati in termini di qualità.

      Complimenti comunque per il tuo orto. Sicuramente sarai ripagato in termini di qualità del cibo …. Grandine permettendo 🙂

      Ciao,
      Matteo

  4. Pino ottobre 29, 2013 a 10:21 pm #

    Ciao Matteo, concordo per quanto riguarda una serie di considerazioni mistiche o pseudo scientifiche che mal si adattano alle dinamiche delle piante o comunque sembrano puntare su aspetti fantascientifici che lasciano perplessi. Io lavoro nel mondo delle piante, nello specifico le specie quercine mediterranee, e qualche anno fa ho avuto l’occasione di confrontarmi con il problema della micropropagazione delle piante ad uso industriale. Qualche pseudo scienziato ha avuto la brillante idea di partire da un approccio allucinante, pensando che lavorare su un pomodoro che ha un ciclo di vita di 1 anno fosse la stessa cosa che lavorare su una quercia che ha un ciclo secolare. Risultato? sperimentazione fallita su tutta la linea ed abbandono dei sogni di gloria. Come diceva il mio vecchio maestro: prima di cercare di capire perchè le piante toccano le nuvole cerca di capire cosa calpestano i tuoi piedi.
    A presto

  5. Stefano Idroponico ottobre 31, 2013 a 6:59 pm #

    Mentre noi ci interroghiamo (giustamente) sull’utilità del fuori suolo, all’estero stanno costruendo superfici grandi come 6/7 campi da calcio per coltivare fuori suolo e non dipendere dalle importazioni.http://www.thanetearth.com/
    http://www.hydroinvent.com

    • psicosi2012 ottobre 31, 2013 a 11:02 pm #

      Mi associo completamente a quanto detto. Purtroppo, anche in questo caso e per l’ennesima volta, ci troviamo a dover rincorrere altri molto più avanti di noi.

      Speriamo solo che queste tecniche vengano sviluppate e portate avanti. Come detto e scritto nell’articolo, vedo un notevole progresso in queste applicazioni che potrebbero divenire, nel giro di breve tempo, un futuro per l’agricoltura

      Grazie del commento,
      Matteo

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