Perforazione geotermica e terremoto in Svizzera

22 Lug

Come sapete bene, il tema del fracking e’ sempre di grande attualita’, non solo per il possibile sfruttamento dello shale gas, importantissimo per il nostro fabbisogno energetico, ma anche per la dimostrata relazione tra il ricorso a queste tecniche e l’insorgenza di lievi scosse di terremoto.

Di fracking abbiamo parlato in questi articoli:

Una prova del fracking in Emilia?

Fratturazione idraulica

mentre il discorso sul gas di scisto e’ stato affrontato in questo articolo:

Scisti e gas naturale

Anche nel post di ieri:

Ancora sulla terra che ribolle

parlando del fenomeno della terra che ribolle in Emilia, eravamo tornati a parlare di questa tecnica, commentando i risultati delle presunte analisi indipendenti condotte su campioni di fango prelevati nella zona. Molto interessante, per chi non l’avesse seguita, e’ la discussione che si e’ scatenata nei commenti, con punti di vista differenti sui terremoti in generale.

La connessione tra fracking e terremoti e’ presto compresa. Come sappiamo, in questa tecnica fluidi ad alta pressione vengono inniettati nel sottosuolo appunto per rompere le rocce ed estrarre il gas. Le sollecitazioni portate da queste rotture possono, in alcuni casi, innescare leggere scosse di terremoto indotte. Come e’ facile capire, parliamo di scosse che non superano mai il quarto grado della scala Richter e che hanno l’epicentro localizzato molto vicino alla superficie.

Perche’ torniamo su questi argomenti?

Proprio oggi sono apparsi su diversi quotidiani gli articoli che parlano di una nuova evidenza di connessione tra questi fenomeni. Come sicuramente avrete letto, sabato, nelle prime ore del mattino, in Svizzera, precisamente nella zona di San Gallo, e’ stata avvertita una scossa di M3.6.

Da cosa e’ stata generata?

Sia il servizio sismico Svizzero che il Servizio sismologico del Politecnico federale di Zurigo concordano che la scossa potrebbe essere legata, con notevole probabilita’, alle perforazioni in corso per la realizzazione di una nuova centrale geotermica nel Cantone.

La centrale geotermica, prevede l’estrazione di acqua a 140 gradi ad una profondita’ di 4500 metri dalla superificie. Questo calore dovrebbe essere usato per produrre una quantita’ di energia sufficiente ad alimentare la meta’ delle case di San Gallo. Ovviamente, per realizzare l’opera, sono necessarie trivellazioni fino alla profondita’ citata.

Nei giorni scorsi, gli abitanti della zona avevano gia’ avvertito leggerissime scosse di terremoto dovute a queste perforazioni, ma niente superiore a M2.

Cosa e’ successo in seguito?

Ovviamente, parlando di centrale geotermica, non stiamo parlando di fratturazione idraulica. La connessione viene pero’ in seguito ad un inconveniente che si e’ avuto nella zona dei lavori. Durante le perforazioni, i tecnici si sono accorti della fuoriuscita di gas ad alta pressione nel pozzo di trivellazione. Capite bene che questa fuoriuscita poteva rappresentare un pericolo reale, non solo per gli operai coinvolti nel lavoro. Per arginare la fuga, la decisione e’ stata quella di pompare 650 metri cubi di fango per interrompere la fuoriscita di gas.

L’immissione di fango nel sottosuolo, molto simile alla tecnica utilizzata per la fratturazione idraulica ha scatenato, dopo poche ore, un terremoto di M3.6 con un epicentro a soli 4 kilometri di profondita’, esattamente dove era stata localizzata la fuga.

Fortunatamente, non ci sono stati danni a seguito del sisma ma un terremoto di questa intensita’, con un epicentro cosi’ superficiale, potrebbe, in alcuni casi, provocare danni alle abitazioni.

A seguito di questo accaduto, si e’ deciso di interrompere i lavori per la realizzazione della centrale, rimandando dopo qualche giorno la decisione se continuare o meno l’opera.

Questa non e’ la prima volta che in Svizzera si registra un caso del genere. Nel 2006, sempre durante i lavori per la realizzazione di una centrale geotermica, venne registrato uno sciame sismico, con un picco M3, nella zona di Basilea. A seguito di questo sciame, ‘lopera venne definitivamente abbandonata.

Ora, come evidenziato negli altri articoli, non mi sento assolutamente di demonizzare l’utilizzo della fratturazione idraulica o l’estrazione del gas di scisto. A mio avviso, questa tecnica necessiterebbe pero’ di ulteriori studi atti a capire meglio le procedure e soprattutto gli effetti di queste immissioni nel terreno. Come detto in precedenza, il risvolto economico ha spinto troppo velocemente all’utilizzo del fracking. Parlando di shale gas, parliamo di riorse enormi che aspettano solo di essere sfruttate. Questo ovviamente ha fatto chiudere gli occhi per estrarre il gas, tralasciando importanti e necessari studi che dovrebbero essere condotti a livello di ricerca.

Questa nuova notizia, non fa altro che confermare la relazione tra fracking, o comunque immissione di fluidi nel terreno, e terremoti di lieve intensita’. Mio personale punto di vista e’ che se le societa’ private, ma anche i governi, sono cosi’ interessati allo sfruttamento di queste risorse, allora dovrebbero prima di tutto investire capitali in ricerca, in modo da rendere queste tecniche le piu’ sicure e controllate possibile.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

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2 Risposte to “Perforazione geotermica e terremoto in Svizzera”

  1. VoceIdealista luglio 23, 2013 a 10:20 am #

    L’idea che il fracking provochi terremoti è data dal fatto che quel tipo di trivellazione spacca le rocce e quindi produce debolissime scosse sismiche, che possono essere percepite appena nei casi più eclatanti.
    Un vero terremoto ha origini tettoniche e smuove miliardi di tonnellate di roccia: una quantità di energia infinitamente maggiore delle onde sismiche del fracking.

    Il nostro Paese, purtroppo, è attualmente la patria dell’ignoranza e questo porta alla proliferazione di queste colossali bufale.
    Comunque la connessione fra ricerche petrolifere e terremoti non è nuova ma vecchia di decenni: http://www.climatemonitor.it/?p=32842

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