Ancora sulla Terra che ribolle

22 Lug

Visto che e’ un argomento che interessa molto, torno per un breve aggiornamento sulla faccenda della terra che ribolle in Emilia Romagna. Come visto in questi articoli:

Ad un anno dal sisma, la terra ribolle in Emilia

Ultime news sulla terra che ribolle a Mantova

in due comuni dell’Emilia si erano registrati dei fenomeni di fuoriuscita di gas dal terreno, accompagnate da un rumore come di ribollimento sotto la superficie.

Nei post precedenti, avevamo mostrato non solo le nostre considerazioni, ma anche i risultati preliminari sull’emissione di gas. Come evidenziato piu’ volte, questo genere di fenomeni possono essere prodotti da tante cause, molte naturali, e, al contrario di quanto vorrebbero farvi credere in rete, non preannunciano assolutamente un terremoto in arrivo.

Nei post precedenti, diverse volte ci siamo chiesti come mai ci volesse tutto questo tempo per portare risultati definitivi e oggettivi di un campione di terreno. Proprio in questi giorni, e’ stato mostrato il perche’. Purtroppo, la risposta al questito non viene certo da incapacita’ nell’effettuare analisi, bensi’ nella solita mancanza di fondi alal ricerca italiana.

Andiamo con ordine.

Alessandro Favia, un consigliere regionale del Movimento 5 stelle, avrebbe prelevato un campione di terreno e lo avrebbe fatto analizzare autonomamente. In un articolo scritto sul suo blog:

Favia analisi terra

dice che i risultati, ripeto condotti su un campione di fango, mostrano la presenza di idrocarburi nel terreno, oltre a concentrazioni elevatissime di acido butirrico.

Cosa significa questo?

Non vorrei sembrare il solito malpensante, ma scrivere un articolo del genere non significa assolutamente nulla. Dal punto di vista scientifico, si dovrebbe prima di tutto spiegare come e dove e’ stato raccolto il campione di terreno. Inoltre, dire “quantita’ elevate” di qualcosa non significa nulla. Nelle scienze, tanto o poco non hanno senso, tutto deve essere accompagnato da numeri. Dal momento che ci sono state analisi, perche’ non vengono mostrati i risultati?

Nonostante questa mia considerazione personale, andiamo oltre. Il fatto di avere idrocarburi non significa nulla. Quali idrocarburi? In che quantita’? Dal momento che diverse volte Favia si e’ schierato contro la fratturazione idraulica e le perforazioni in generale, non vorrei che il suo fosse un messaggio per spingere l’opinione pubblica verso l’idea di una perforazione in corso. Ovviamente, anche qui ci siamo schierati contro il fracking, mostrando le notevoli pecche attuali di questa tecnica e la richiesta di maggiori studi in campo scientifico prima di un utilizzo massiccio. La mia non vuole essere un’accusa verso questa iniziativa molto lodevole del consigliere, solo che per poter discutere servono numeri.

Personalmente, anche la presenza di acido butirrico mi sembra alquanto strana. Nell’articolo si parla di quantita’ molto elevate. Ma elevate quanto? L’acido butirrico ha tra le sue proprieta’ quella di avere un odore pestilenziale e nauseabondo. Come potete leggere nell’articolo di wikipedia:

Wikipedia Acido Butirrico

questo acido viene prodotto nella fermentazione di alcuni formaggi. A causa del suo odore, un riversamento di questa sostanza nel terreno sarebbe “percepibile” anche a distanza elevata.

Ritornando all’articolo, vorrei invece parlare dei commenti che trovate in fondo. Come potete leggere, nella discussione e’ intervenuta anche Fedora Quattrocchi, una dirigente di ricerca tecnologa dell’INGV. Come spiegato nel suo commento, il motivo del ritardo nel conoscere i risultati delle analisi e’ dovuto al fatto che, molto spesso, le iniziative di questo tipo nello studio di fenomeni del genere vengono fatte su base volontaria. La dr.ssa Quattrocchi e’ responsabile di un gruppo di ricerca composto principalmente di precari, molto spesso pagati per condurre ricerche esterne. Proprio per questo motivo, le analisi di questo tipo possono essere condotte solo durante il tempo libero.

Come detto sempre nel commento, la priorita’ dell’INGV, aggiungo io giustamente, era quella di creare una rete sismica affidabile e che consentisse di monitorare e registrate tutti i terremoti nel nostro territorio. Ora, la rete e’ abbastanza completa e la stessa Quattrocchi auspica che in futuro maggiore attenzione verra’ posta nello studio delle emissioni dal terreno. Come sappiamo, anche se non e’ quello di Mantova il caso, queste emissioni potrebbero essere importanti anche per capire meglio i precursori sismici o comunque per aiutare ad avere un quadro piu’ completo della dinamica prima, durante e dopo un sisma.

Sempre nel commento, impariamo anche un’altra cosa molto curiosa. L’ARPA, cioe’ l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, non e’ tenuta a contattare l’INGV qualora venisse a conoscenza di emissioni di fluidi e gas dal terreno. In tal senso, l’ARPA si puo’ limitare a fare un sopralluogo prendendo atto delle emissioni, ma senza contattare gli esperti dell’INGV. Analogamente, anche le compagnie petrolifere, che ovviamente conducono studi e molto spesso hanno esperti sismologi interni, non sono assolutamente tenute per legge a condividere i loro risultati con l’INGV.

Personalmente, trovo queste evidenze una notevole falla o mancanza legislativa. Nel momento in cui esiste un istituto nazionale che si occupa di questi fenomeni, mi sembrerebbe d’obbligo che altri enti condividano con questo istituto evidenze, informazioni o analisi.

Concludendo, abbiamo finalmente capito perche’ c’e’ tutto questo ritardo per conoscere i risultati delle analisi sulla terra che ribolle. Le analisi indipendenti, fatte da un consigliere regionale, mostrerebbero, il condizionale e’ dobbligo vista la non condivisione dei risultati, valori elevati di idrocarburi e acido butirrico nel terreno della zona. Come abbiamo visto, la mancanza di fondi e la mancanza di condivisione delle informazioni non regolamentata a livello legislativo, rendono il lavoro del nostro INGV molto difficile. Speriamo che prima o poi la situazione si sblocchi, anche perche’ molto spesso abbiamo parlato di prevenzione e studi necessari come unica arma per comprendere e anticipare i terremoti.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

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11 Risposte to “Ancora sulla Terra che ribolle”

  1. VoceIdealista luglio 22, 2013 a 11:18 am #

    Indubbiamente è un fenomeno interessante e che va studiato, però non capisco tutto questo clamore: il terreno sotto i nostri piedi è stracolmo di composti della grande famiglia degli idrocarburi, quindi cosa dovrebbe suggerire? Mi chiedo come possa esserci finito dell’acido butirrico o, a questo punto, se il grillino ha fatto davvero fare delle analisi serie (visti i soggetti, non mi stupirei se le “rigorose” analisi fossero come quelle degli sciachimisti).

    La mia personale idea (solo un’ipotesi che ritengo ragionevole, nulla di più) è che l’evento tellurico di un anno fa abbia spezzato gli strati di sedimenti impermeabili che contenevano degli idrocarburi vari, che ora fuoriescono dalla loro “trappola” a causa dell’elevata pressione cui sono sottoposti, un fenomeno simile alla risalita dell’acqua nei pozzi artesiani.
    Ma comunque sarebbe stato il sisma a provocare il fenomeno e non il contrario: l’idea che le trivellazioni per l’estrazione di idrocarburi possano causare terremoti è semplicemente idiota.

    Ulteriori ricerche sul fenomeno sono auspicabili perché potrebbero anche portare a comprendere meglio gli effetti che i movimenti tellurici hanno sugli strati di terreno più profondi.

    • psicosi2012 luglio 22, 2013 a 3:24 pm #

      Sono pienamente d’accordo. Anche secondo me il fenomeno e’ legato al sisma di un anno fa dunque non premonitore di nuove scosse. Parlare di pericolo sismico a causa di questo fenomeno significa soltanto fare terrorismo psicologico nei confronti di un popolo con ancora il ricordo vivo.

      Personalmente, sono un po’ scettico circa le analisi. Non per nulla, ma scrivere di aver fatto analisi e aver trovato dei risultati e’ paragonabile a nulla. Se ci sono le analisi, mostriamo i risultati, altrimenti restano chiacchiere!

      Gli idrocarburi potrebbero infatti provenire da strati alterati in seguito al sisma. Il tono stesso con cui e’ stato scritto il post citato e’ pero’ per sollevare la questione verso i trivellamenti e la questione del fracking in Emilia. Come molti ricorderanno, molto spesso queste attivita’ sono state assurdamente additate come causa primaria del sisma.

      Anche il fatto di aver trovato acido butirrico mi fa riflettere. Se ci fosse una discarica abusiva o comunque sostanze liberate nell’ambiente …. si sentirebbero molto bene. Come scritto la puzza sarebbe insopportabile.

      Grazie mille perl ‘ottimo commento!

      Matteo

      • VoceIdealista luglio 22, 2013 a 3:32 pm #

        Non c’è di che: è un piacere discutere queste cose con persone ragionevoli e preparate.

      • psicosi2012 luglio 22, 2013 a 3:34 pm #

        Troppo buono!

        Lo stesso posso dire per i tuoi commenti, sempre puntuali e mai banali.

        Consiglio a tutti anche di visitare il blog Voceidealista cliccando sul nome.

        Matteo

      • VoceIdealista luglio 22, 2013 a 3:37 pm #

        Grazie per avermi consigliato!

  2. Patrizia luglio 22, 2013 a 5:14 pm #

    Cari signori, la verità è che nemmeno gli esperti, a volte, vengono a capo di certe problematiche, figuriamoci se possono saperne qualcosa i “profani” come il grillino…
    Secondo la normativa sismica del 2003 l’Emilia Romagna è classificata come zona a basso rischio sismico con una percentuale dei comuni a rischio pari al 30% (per capire la proporzione, la Calabria ha una percentuale di comuni a rischio del 100%). Quindi come si spiega il sisma dell’anno scorso? Con il fracking, naturalmente! Al momento si pensa che la trivellazione idraulica possa interagire con faglie già attive, cioè che possa innescare la fratturazione delle rocce laddove queste siano già vicine al punto di rottura, quindi che possa anticipare dei terremoti che avrebbero comunque luogo. Benissimo. Se questo fosse vero ( e come geologa sono scettica) e se la trivellazione è necessaria per accaparrarsi fonti energetiche (e su questo sono ancora più scettica), perché non procedere con la messa in sicurezza dei manufatti, cioè iniziare a fare seriamente prevenzione dei terremoti?

    • Renato luglio 22, 2013 a 5:46 pm #

      Purtroppo la prevenzione costa e non c’é buon senso o normativa che tengano. Se poi i controlli non vengono fatti o sono troppo superficiali, ecco spiegati i crolli di edifici recenti.
      Le nuove costruzioni che sono antisismiche dovrebbero essere sottoposte a controlllo prima dell’ultimazione, cosa che oggi non avviene. Le costruzioni entecedenti sono un problema diverso. Intervenire su uno stabile vecchio é costosissimo e a volte antieconomico. Visto il periodo che stiamo attraversando, non vedo come si possa reperire il capitale.
      Se poi a questa equazione aggiungiamo pigrizia, inerzia sociale e cupidigia….
      Renato.

  3. psicosi2012 luglio 22, 2013 a 10:59 pm #

    Ciao a tutti,
    ci tengo a dire la mia sul fracking. Diversi studi ed esperienze, molte delle quali condotte in USA, hanno evidenziato come queta tecnica puo’ innescare sismi di breve intensita’ a causa della sollecitazione degli strati superficiali. Proprio per questo motivo, i terremoti prodotti non hanno mai forte magnitudo ed epicentro prossimo alla superficie.

    Detto questo, come evidenziato in molti articoli, non mi schiero contro questa tecnica. Purtroppo, viviamo in una societa’ in cui i combustibili fossili, tra cui includo anche la shale gas, sono fondamentali per il fabbisogno energetico. E’ giusto parlare di rinnovabili, ma i combustibili fossili saranno indispensabili fino a che non si decidera’ di investire qualcosa di sostanzioso nelle risorse verdi. Purtroppo, arriveremo all’esaurimento dei combustibili fossili e solo allora penseremo a qualcosa di alternativo …. non siamo abituati a guardare troppo oltre il nostro naso.

    Condivido in pieno l’idea di fare prevenzione, questa e’ sicuramente l’unica via attuabile per evitare danni, crolli e, purtroppo, morti. E’ verissimo quelllo che dice Renato, la legislazione e’ ancora carente per le nuove costruzioni e mettere in sicurezza edifici prima degli anni 70 e’ molto dispendioso. Esistono comunque soluzioni praticabili anche con spese non troppo elevate. I nostri governanti dovrebbero quantificare quanto costano i morti, la ricostruzione, le tendopoli, gli aiuti e forse si renderebbero conto che la messa in sicurezza nelle aree piu’ a rischio e’ un investimento. Come detto sopra, nn siamo abituati a ragionare a lungo termine. Oggi risparmio 10, ma domani dovro’ spendere 100. In fondo, come detto da Patrizia, le aree a rischio sismico si conoscono. Le mappe sono state riaggiornate per cui e’ possibile associare una pericolosita’ sismica alle diverse zone. Cominciamo almeno da quelle.

    Per quanto riguarda le analisi in Emilia, non voglio partire prevenuto dal fatto che il proponente sia un grillino, un democristiano, o altro. Il mio commento nasce dal fatto che per credere a delle analisi, dovremmo vedere delle analisi. Anche io potrei scrivere di aver fatto degli studi e di aver trovato questo o quest’altro. Senza numeri sono tutte chiacchiere. La mia posizione sui risultati e’ gia’ stata data. Ripeto, non vorrei che l’episodio venga manipolato per spingere l’opinione pubblica in un senso unico.

    Quello che secondo me fa riflettere molto e’ la carenza di risorse per l’INGV, organo dedicato anche a questi studi e il fatto che le analisi di questo tipo vengano condotte da “volontari”. Questa ‘e la situazione italiana che deve far riflettere!

    Matteo

  4. VoceIdealista luglio 23, 2013 a 10:08 am #

    L’ha ribloggato su laVoceIdealista.

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