Archivio | aprile, 2013

Il futuro dell’eolico?

22 Apr

In questo articolo, vorrei tornare nuovamente a parlare di energie rinnovabili. Come sappiamo bene, il continuo aumento della richiesta di energia unita ovviamente al mantenimento e alla conservazione del nostro pianeta, impongono l’utilizzo anche di sorgenti rinnovabili. Quello che pero’ non dobbiamo mai dimenticare e’ che il nostro attuale stato dell’arte non rappresenta assolutamente un punto di arrivo. Le soluzioni disponibili oggi per lo sfruttamento delle sorgenti verdi, non sono ancora sufficienti e non consentono l’autosostentamento che sarebbe richiesto.

Di energie rinnovabili abbiamo parlato, ad esempio, in questi post:

Elezioni, promesse verdi e protocollo di Kyoto

Il futuro verde comincia da Masdar

Energia solare nel deserto

Pannelli, pannelli e pannelli

Mentre negli articoli precedenti ci siamo occupati principalmente di energia solare, in questo post vorrei parlare della seconda fonte per disponibilita’ che siamo in grado di sfruttare, l’energia eolica.

Come tutti sanno, lo sfruttamento dell’energia eolica avviene mediante delle enormi pale che vengono messe in moto dal vento e questa energia meccanica viene poi convertita in energia elettrica. Anche in Italia, abbiamo diverse installazioni di pale eoliche, soprattutto in quelle regioni dove la forza del vento e’ maggiore.

Quali sono i problemi principali delle pale eoliche?

Prima di tutto, come detto, si tratta di turbine molto grandi e che vengono installate su piloni molto alti. Come sostenuto anche da molti esperti, l’impatto ambientale di queste soluzioni e’ molto elevato. Detto in altri termini, le pale eoliche, secondo molti, “sono brutte”. Se ci pensate bene, molto spesso, infatti, queste pale rovinano il paesaggio, soprattutto perche’ vengono installate in vallate o comunque in zone isolate dove la natura e’ ancora dominante. Sapete perche’ vengono installate in questi punti e non all’interno dei centri abitati? Perche’ le pale, durante il normale funzionamento, hanno dei livelli di rumorosita’ molto elevati. Qualsiasi mezzo meccanico messo in movimento, produce necessariamente un rumore di fondo che, nel caso delle pale, e’ anche molto elevato. Proprio questo problema, rende inutilizzabili le pale all’interno dei centri abitati.

Dunque? Esiste una soluzione alternativa?

In questi ultimi tempi, e’ in fase di studio una soluzione alternativa che prevede lo sfruttamento dell’energia eolica senza apparentemente nessuna parte meccanica in movimento. Questa soluzione, chiamata Ewicon, sfrutta infatti una variazione del campo elettrico indotto dal vento per creare energia elettrica. Se volete, invece di convertire energia meccanica in elettrica, il nuovo sistema e’ direttamente basato su una vairazione di energia in forma elettrica per produrre corrente.

Come funziona Ewicon?

Anche se il discorso non e’ semplicissimo, cerchero’ di essere divulgativo mostrando il concetto di base sfruttato in questa soluzione.

Immaginate di avere due conduttori elettrici posti ad una certa distanza e caricati con segno opposto. In altre parole, potete vedere il sistema come le armature di un condensatore. Ora, nella regione di spazio tra i due conduttori si crea un campo elettrico. Se adesso mettete una carica singola all’interno del volume, dove si spostera’ questa? Se la carica e’ positiva, questa ovviamente si muovera’ verso l’elettrodo negativo, spinta dal campo elettrico. Bene, fin qui tutto normale. Se adesso pero’, la forza del vento spinge la carica in verso opposto, cioe’ porta la carica verso l’elettrodo dello stesso segno. L’accumulo di cariche sull’elettrodo provochera’ dunque una variazione della tensione che puo’ essere convertita in energia elettrica.

Questo e’ proprio il principio sfruttato da Ewicon.

Il sistema eolico, prevede due file di elettrodi di segno opposto distanti circa 40 cm tra loro. Nel sistema sono presenti una serie di ugelli che vaporizzano goccioline d’acqua caricate positivamente. Il vento spinge le goccioline di carica positiva verso l’elettrodo dello stesso segno, creando la variazione di campo elettrico. Questa tecnica e’ anche nota come Electrospraying ed in realta’ e’ stata proposta gia’ nel 1975. Ewicon, che sta per Electrostatic Wind Energy Converter, sfrutta proprio questo principio fisico per creare energia dal vento, ma senza mezzi meccanici in movimento.

Per meglio comprendere il principio di base, vi riporto anche un video del sistema:

come vedete, il tutto si basa sulla forza del vento in grado di spingere le gocce d’acqua  in verso opposto a quello determinato dal campo elettrico degli elettrodi.

Il primo prototipo di Ewicon e’ stato realizzato e posto di fronte alla facolta di ingegneria della Delft University:

Prototipo del sistema eolico davanti alla Delft University of Technology

Prototipo del sistema eolico davanti alla Delft University of Technology

Quali sono i vantaggi di questa soluzione? Prima di tutto, come visto, eliminando le parti in movimento, il sistema non soffre piu’ della rumorosita’ delle pale eoliche. In questo modo, il sistema Ewicon puo’ anche essere installato, come nel caso del prototipo, all’interno dei centri abitati. Inoltre, le diverse forme realizzabili consentono di integrare il sistema anche nelle architetture dei piu’ moderni centri urbani. Ad oggi, gia’ diverse soluzioni di design sono state proposte e pensate per adattarsi a molte capitali europee.

Quali sono gli svantaggi? Come potete capire, si tratta ancora di un sistema in forma di prototipo. Prima di tutto, per elettrizzare le goccioline d’acqua e’ necessaria un’energia di partenza. Al momento, questo problema e’ risolto integrando delle batteria all’interno di Ewicon. Se pero’ vogliamo pensare questi sistemi utilizzabili anche “off shore”, cioe’ in mare aperto, e’ impensabile andare di volta in volta a cambiare le batterie dei generatori.

Inoltre, l’acqua necessaria per il funzionamento, viene prelevata dall’umidita’ dell’aria. Questo rende il sistema non utilizzabile in luoghi dove l’umidita’ e’ troppo bassa. Come visto in uno degli articoli precedentemente riportati, uno degli sviluppi futuri, non solo per il solare ma anche per l’eolico, e’ la costruzione di impianti di grandi dimensioni in zone desertiche. In questo caso, il sistema non sarebbe utilizzabile a meno di collegare Ewicon ad una fonte idrica, cosa ugualmente non realizzabile in zone desertiche.

Altro problema non da poco e’ la miscela utilizzata. Nel prototipo visto, non viene utilizzata soltanto acqua, ma una miscela al 70% di acqua demineralizzata e 30% di etanolo.

Ovviamente, si tratta di problemi normali in un sistema in fase di prototipo. Per poter risolvere questi punti, sara’ ovviamente necessario lavorare ancora molto sul progetto e altresi’ investire capitali in questo genere di studi. Come detto all’inizio, ad oggi gia’ disponiamo di metodi per lo sfruttamento delle sorgenti rinnovabili, e proprio per questo dobbiamo utilizzarli. Questo pero’ non preclude lo studio di soluzioni alternative, come Ewicon o come il solare termodinamico, che in un futuro non troppo lontano potranno migliorare notevolmente l’efficienza di produzione energetica e risolvere anche gli altri problemi che ancora affliggono le attuali soluzioni.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

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Nuovi esopianeti. Questa volta ci siamo?

20 Apr

Solo qualche giorno fa, molti giornali e telegiornali hanno parlato di una nuova importantissima scoperta fatta dal telescopio Keplero della NASA. Come forse avrete sentito dai media, questo portentoso telescopio e’ riuscito ad individuare due nuovi esopianeti molto simili alla Terra. La caratteristica di questi pianeti, che tanto clamore ha suscitato, e’ che esiste una buona probabilita’ che su questi pianeti sia presente acqua allo stato liquido. Senza tanti giri di parole, questa e’ una delle condizioni piu’ semplici che possiamo immaginare affinche’ si sia formata la vita su un pianeta.

Questa notizia ha pero’ ridato aria a tanti siti che ovviamente hanno cominciato a speculare su questa scoperta. Leggendo in rete ne trovate veramente di tutti i colori. Solo per dirvi le principali, uno dei due esopianeti potrebbe essere l’ormai tristemente noto Nibiru, la NASA non solo avrebbe scoperto che c’e’ acqua, ma anche che i pianeti sono abitati da forme di vita. In quest’ultimo caso, alcuni azzardano anche che nei prossimi giorni ci sara’ l’annuncio ufficiale del governo americano per chiarire finalmente l’esistenza degli alieni. Altri siti ancora parlano di pianeti abitabili per gli esseri umani e su cui presto una ristretta elite di persone si rifuggeranno per scappare da qualcosa di estremamente grave che sta per capitare alla Terra.

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Queste speculazioni dette in questo modo sembrano, ma in realta’ lo sono, delle barzellette. La cosa che da sempre mi lascia interdetto e’ la grande quantita’ di persone che seguono questi siti e che spesso credono anche alle innumerevoli fandonie pubblicate.

Cerchiamo dunque di raccontare in senso scientifico la notizia e anche di fare qualche consdierazione per smentire queste ingloriose affermazioni che trovate in rete.

Della missione Keplero, ma soprattutto dei numerevoli esopianeti scoperti abbiamo parlato in questo post:

A caccia di vita sugli Esopianeti

In quell’occasione, avevamo parlato di esopianeti a seguito della scoperta di Kepler-37B, il piu’ piccolo pianeta mai osservato fuori dal Sistema Solare. In particolare, come visto nell’articolo riportato, Keplero monitora lo spazio osservando in continuo la luminosita’ degli oggetti visibili attraverso un esposimetro. Senza entrare troppo nello specifico, queste telescopio individua i pianeti osservando le minime variazioni di luminosita’ della stella centrale quando questi pianeti transitano tra la lente di Keplero e la stella centrale.

Il metodo della variazione di luminosita’ funziona molto bene e Keplero e’ gia’ riuscito ad individuare diversi pianeti fuori dal sistema solare.

Questa volta Keplero ha scoperto due nuovi pianeti orbitanti intorno ad una stella centrale chiamata Kepler-62. Nell’articolo precedente invece avevamo parlato del sistema orbitante intorno a Kepler-37. Anche se sembra un po’ confusionario, il sistema di nomenclatura degli esopianeti e’ molto semplice. Le stelle centrali individuate prendono nomi del tipo Kepler-1, Kepler-2, ecc. I pianeti orbitanti intorno alla stella Kepler-X, vengono invece chiamati Kepler-Xa, Kepler-Xb, ecc, in base all’ordine in cui vengono scoperti. Ammetto, come gia’ fatto la volta scorsa, che la fantasia nel dare nomi non e’ la dote principale degli scienziati della NASA.

Torniamo dunque alla nuova scoperta. Intorno a Kepler-62 sono stati individuati Kepler-62e e Kepler-62f. Dopo quanto detto, capite subito che sono il quarto e il quinto pianeta individuato intorno a questa stella.

Perche’ questi pianeti sono interessanti?

Quando si studia un sistema stellare come quello di cui stiamo parlando, o analogamente potete pensare il ragionamento applicato anche al nostro sistema solare, prima di tutto si studia la stella centrale. Cosi’ come avviene per il Sole, questa oltre a determinare il moto dei pianeti attraverso la sua attrazione gravitazionale, e’ in grado di influire pesantemente sulle condizioni climatiche di ciascun pianeta. Detto questo, si determina una cosiddetta “fascia di abitabilita’”, intesa come la zona del sistema planetario in cui potrebbero innescarsi le condizioni per la vita. Come detto in precedenza, la condizione piu’ semplice ottenuta dalla zona di abitabilita’ e’ quella di trovare acqua allo stato liquido, cosa impossibile se troppo vicini o troppo lontani dalla stella centrale.

Bene, i due nuovi pianeti si trovano all’interno della fascia di abitabilita’ determinata da Kepler-62. Per essere precisi, Kepler-62e si trova ai limiti della zona, mentre Kepler-62f e’ proprio al centro della zona abitabile.

Per darvi qualche dettaglio, la stella centrale Kepler-62 e’ circa il 70% del nostro Sole, sia in termini di massa che di diametro, mentre Kepler-62f e’ circa 1,4 volta la nostra Terra.

Dalle osservazioni fatte, Kepler-62e appare roccioso come la Terra e “probabilmente” potrebbe ospitare fiumi, laghi, mari e anche un’atmosfera simile a quella della nostra Terra.

Dunque, c’e’ vita su Kepler-62f? Come potete capire, esiste una probabilita’ che ci sia acqua allo stato liquido, ma non e’ assolutamente scontato che ci sia vita. Prima di tutto, il fatto di avere un pianeta in fascia abitabile e’ una condizione necessaria ma tutt’altro che sufficiente.

Per rispondere alle tante ipotesi complottiste citate prima, facciamo un ragionamento. Abbiamo scoperto questo pianeta, probabilmente c’e’ acqua allo stato liquido, ora? Andiamo a colonizzarlo o tentiamo di fare amicizia con gli alieni?

La risposta a tutte queste domande e’ sempre no!

Kepler-62f si trova ad una distanza di circa 1200 anni luce da noi. Capite dunque come sia impossibile raggiungere questo pianeta ma soprattutto come sia impossibile studiare a questa distanza l’atmosfera di Kepler-62f. Inoltre, il telescopio Keplero non e’ stato neanche pensato per questo. La missione di Keplero e’ quella di scoprire esopianeti lontani dalla Terra per capire come e’ fatto l’universo lontano da noi e, perche’ no, anche per raccogliare informazioni aggiuntive su come si e’ formato il nostro Sistema Solare.

Inoltre, lo scopo di Keplero era quello di capire quanti esopianeti lontani ci fossero. Come detto, il telescopio e’ in grado di studiare la struttura dei pianeti ma non la loro atmosfera. Questo e’ ancora impossibile a queste distanze. Ovviamente, le importanti scoperte fatte da Keplero danno una spinta in avanti per cercare di migliorare le nostre tecnologie e magari, procedendo per passi intermedi, essere in grado, nel giro di qualche anno, di studiare anche l’atmosfera degli esopianeti. Sicuramente, parlando in termini molto terreni e poco scientifici, scoperte come queste possono influenzare e giustificare i notevoli investimenti che serviranno per arrivare a questi futuri studi.

Ultima punto rimasto scoperto: uno dei due esopianeti e’ Nibiru? Assolutamente no. Premesso che ad oggi non c’e’ nessuna evidenza di questo corpo, secondo le tante voci, da internet a Sitchin fino al 2012, Nibiru dovrebbe passare con un certo periodo (3600) anni all’interno del nostro sistema solare. Il sistema stellare Kepler-62 si trova nella sua posizione a 1200 anni luce da noi e assolutamente mai passera’ all’interno del sistema solare. Se volete, possiamo pensare di organizzare una petizione, chiediamo alla NASA di chiamare il prossimo esopianeta Nibiru, magari in questo modo faremo finalmente contenti i catastrofisti. Vista pero’ la speculazione in corso sul pianeta X, non credo assolutamente che questo servira’ a zittire i piu’.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

Fertilizzanti ed esplosivi

19 Apr

Molti utenti del forum mi hanno chiesto di scrivere un post su quanto accaduto l’altro giorno in Texas. Anche se questo argomento non rientra propriamente nella tematica del blog, e’ interessante parlarne cercando di spiegare gli aspetti piu’ tecnici e scientifici del terribile incidente avvenuto nella fabbrica di fertilizzanti della citta’ e che, giustamente, ha lasciato interdetti molti di noi.

Come tutti sanno, il 18, poco dopo le 20 ora locale, nella cittadina di West vicino Waco e’ scoppiato un incendio molto esteso nella fabbrica di fertilizzanti “West fertilizer Co.”. A seguito dell’incendio, e’ poi avvenuta una fortissima esplosione che ha praticamente distrutto la fabbrica ed i palazzi intorno ad essa. Come raccontano i testimoni, l’esplosione e’ stata talmente tanto forte da assomigliare a quella di un piccolo ordigno nucleare. Inoltre, dalla fabbrica si e’ alzata una nube tossica con un forte odore di ammoniaca che ha intossicato molti residenti della zona non che alcuni vigili del fuoco accorsi inizialmente sul posto per spegnere l’incendio.

In queste ore, ancora non e’ del tutto noto il numero di morti causati dall’incidente. Sui diversi giornali, trovate numeri completamente in disaccordo, si va dai 5 accertati fino a stime di 60-70 morti rimasti colpiti dalla potente deflagrazione avvenuta. A causa della nube tossica e dall’incendio ancora in corso, che potrebbe causare ulteriori esplosioni, tutti i 2800 residenti di West sono stati fatti evacuare e portati in luoghi piu’ sicuri.

Cosa e’ successo precisamente?

Prima di tutto, per darvi un’idea della potenza dell’esplosione avvenuta, a seguito di questa, i sismografi della zona hanno registrato un terremoto di magnitudo 2.1 causato interamente dalla deflagrazione. Vi mostro una foto presa dal database dell’USGS che mostra proprio il sisma registrato nella zona:

Terremoto registrato a causa dell'esplosione. Fonte: USGS

Terremoto registrato a causa dell’esplosione. Fonte: USGS

Come detto in precedenza, l’origine del disastro e’ nell’incendio che e’ divampato all’interno della fabbrica. Ad oggi, ancora non si conosco le cause di questo incendio e spettera’ alle autorita’ investigative capire meglio se questo era di origine dolosa o causato da altri eventi particolari.

La West Fertilizer era una grande industria produttrice di fertilizzanti azotati e che aveva diversi contenitori di queste sostanze. Quello che non tutti sanno e’ che i fertilizzanti azotati possono essere utilizzati proprio come base per la fabbricazione di esplosivi. Il piu’ adatto a questo scopo, e che la fabbrica texana produceva in grandi quantita’, e’ il “Nitrato di Ammonio”. Questo sale, ottenuto dalla combinazione di ammoniaca con acido nitrico, NH4NO3, e’ molto utilizzato in agricoltura per la sua notevole percentuale di azoto. Il suo alto bilancio di ossigeno pero’, lo rende estremamente adatto anche per la fabbricazione di esplosivo.

Il Nitrato di Ammonio, anche se di libera vendita per scopi agricoli, viene venduto fortemente diluito proprio per impedire utilizzi diversi di questa sostanza. La regolamentazione europea e americana ne impone la percentuale di diluizione ed in caso di richieste elevate per scopi agricoli, i nominativi degli acquirenti vengono registrati e resi disponibili per le autorita’.

Questo sale viene utilizzato anche in maniera “ufficiale” per produrre esplosivi adatti a scopi specifici. In particolare, dato il bilancio positivo di ossigeno e la reazione poco esotermica che si ottiene, gli esplosivi a nitrato di ammonio vengono spesso utilizzati nelle miniere dove il calore prodotto sarebbe pericoloso a causa dell’eventuale emissione di gas. Esplosivi di questo tipo sono l’Ammonal e l’ANFO. Quest’ultimo ottenuto semplicemente mescolando nelle giuste quantita’ nitrato di ammonio e gasolio.

Sempre il nitrato di ammonio, viene utilizzato per la fabbricazione del ghiaccio istantaneo molto utile in ambito sportivo. Per intenderci, quelle tavolette che una volta rotte divengono molto fredde e che vengono utilizzate a seguito di traumi al posto del normale ghiaccio. In questo ambito, la reazione endotermica che si genera diminuisce la temperatura della tavoletta.

Nel caso della West Fertilizer, come e’ normale che sia, erano presenti diversi contenitori di questo sale, oltre ad altri fertilizzanti sempre a base di azoto, puri e non ancora diluiti per la vendita. L’incendio che si e’ sviluppato ha dunque innescato l’esplosione dei fertilizzanti che, date le notevoli quantita’ presenti, ha dato luogo ad una deflagrazione di enorme potenza.

A cuasa dell’alta reperibilita’ in agricoltura e del basso prezzo di vendita, il nitrato di ammonio e’ uno degli ingredienti preferiti da cellule terroristiche per la fabbricazione di bombe. Ovviamente, non diro’ nulla su come utilizzare il nitrato per questo scopo o quali sono le giuste percentuali da utilizzare, ma la preparazione di questi esplosivi non richiede assolutamente un laboratorio attrezzato.

Diversi attentati da parte dell’Eta, dell’Ira e di cellule Quediste  sono stati condotti utilizzando ordigni a base di  nitrato di ammonio. Molto spesso, per ottenere queste bombe e’ sufficiente mescolare il sale con oli combustibili o con nitrato di potassio e poi realizzare l’innesco nei modi piu’ diversi utilizzando schede sim, perette elettriche, siringhe senza ago, ecc. Come potete capire, l’alta reperibilita’ e la semplicita’ di realizzazione di esplosivi di questo tipo, rendono il nitrato di ammonio uno degli ingredienti piu’ ricercati sul mercato.

L’unica cosa che, giustamente regolata, rende piu’ difficoltoso l’utilizzo di questo fertilizzante per scopi terroristici e’ dunque il fattore di diluizione nella vendita. Ora, a seguito di quanto detto, immaginate dei serbatoi pieni di nitrato d’ammonio puro nella fabbrica texana coinvolta in un incendio. Come potete capire, incidenti di questo tipo sono estremamente pericolosi proprio per questo motivo.

Gia’ in passato e sempre in Texas ci fu un altro grave incidente causato dal nitrato di ammonio. Il 16 Aprile del 1947, nel porto di Texas City, si incendio’ la nave francese Grandcamp che trasportava una notevole quantita’ di questo sale puro. L’esplosione che si verifico’ fu udita nel raggio di 150 miglia e causo’ circa 600 morti. Proprio come nel caso di questi giorni, l’esplosione fu equivalente a quella di 3,2 KTon di TNT, cioe’ paragonabile a quella di un piccolo ordigno nucleare. Detto questo, capite che non c’e’ assolutamente esagerazione nei racconti dei testimoni di West.

 

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Nuovi candidati per l’impatto mortale?

18 Apr

Alcuni utenti mi hanno chiesto di commentare una notizia apparsa proprio in queste ore su molti siti intenet. Stando a quanto riportato, la NASA avrebbe dichiarato di aver scoperto un nuovo asteroide orbitante vicino alla Terra e che potrebbe rappresentare una notevole minaccia per il genere umano. Per essere precisi, trovate scritto che questo corpo sarebbe molto piu’ pericoloso di Apophis di cui abbiamo parlato, ad esempio, in questo post:

Attenzione, tra poche ore passa Apophis!

Come sapete bene, su Apophis si e’ speculato tantissimo per due motivi principali. Il primo e’ che questo NEO, oggetto vicino alla Terra, per lungo tempo ha avuto una probabilita’ di impatto dalle simulazioni diversa da zero, mentre la seconda ragione si deve a Margherita Hack che in alcune interviste, per smentire le fantasie sul 2012, ha espressamente detto che forse era meglio preoccuparsi di Apophis piuttosto che della fine del calendario Maya. Questa affermazione, fatta ovviamente per sminuire il 2012, ha avuto l’effetto contrario di creare uno stato d’allerta sui meteoriti.

Detto questo, sempre secondo la notizia che stiamo analizzando, il nuovo asteroide appena scoperto sarebbe “1999 RQ36”, che dovrebbe colpire la Terra nel 2182.

Premesso che il 2182 mi sembra abbastanza lontano per iniziare a preoccuparsi, le tante notizie che trovate in rete presentano alcuni punti fondamentali completamente falsi.

Cerchiamo di capire meglio.

Prima di tutto, come suggerisce il nome stesso, l’asteroide in questione e’ stato scoperto nel 1999. La prima osservazione e’ stata fatta nell’ambito del programma LINEAR e l’asteroide e’ costantemente monitorato e studiato dall’osservatorio di Arecibo.

1999 RQ36 ha una forma sferiodale con un diametro medio di 560 metri e una massa di 0.14 miliardi di tonnellate. A livello scientifico, si e’ parlato abbastanza di questo asteroide, soprattutto perche’ e’ stato possibile determinare la sua massa con estrema precisione. Questo risultato e’ stato raggiunto sfruttando le informazioni di 3 radiotelescopi nel mondo e calcolando in maniera molto precisa gli effetti gravitazionali subiti da 1999 RQ36. Come potete facilmente immaginare, questo e’ stato un compito molto arduo, dal momento che per calcoli di queto tipo, si devono considerare tutti i corpi in prossimita’ dell’asteroide, al fine di valutare precisamente le interazioni gravitazionali subite durante il moto.

Probabilmente, leggendo qualche notizia qua e la sui siti scientifici, i nostri amici catastrofisti non hanno capito bene quello di cui si stava parlando e perche’ cosi’ tanto interesse fosse concentrato su questo asteroide. Ovviamente, non dobbiamo dimenticarci il periodo storico che stiamo attraversando. Dopo il fatto russo dell’asteroide su Cheliabynsk, speculare su eventi di questo tipo e’ divenuta una moda molto proficua per tanti siti internet.

Detto questo, come possiamo verificare la reale pericolosita’ di 1999 RQ36?

Per prima cosa, per chi volesse divertirsi a simulare l’impatto di un corpo di questo tipo sulla Terra, abbiamo fatto esperimenti di questo tipo in un altro articolo:

Effetti di un impatto con Nibiru

Seguendo i link riportati, potete accedere ad un programma di simulazione molto carino e con cui potete valutare i reali rischi che un impatto di questo tipo avrebbe per la Terra e per il genere umano.

Detto questo, per poter capire la reale probabilita’ di impatto, non solo di questo asteroide, ma di qualsiasi corpo che volete controllare, basta al solito accedere al sito della NASA sui corpi potenzialmente pericolosi:

NASA, NEO program

In queste pagine trovate il database completo con le informazioni su tutti i NEO potenzialmente pericolosi, insieme anche ai parametri orbitali e ai dati fisici.

Cosa troviamo su 1999 RQ36?

Aprendo la pagina dedicata a questo corpo:

NASA, 1999 RQ36

Vedete che i passaggi ravvicinati alla Terra saranno tra il 2169 e il 2199. Sempre facendo riferimento a questa tabella:

Passaggi ravvicinati per RQ36

Passaggi ravvicinati per RQ36

vedete pero’ che la probabilita’ di impatto non e’ mai superiore allo 0,026%.

Molto probabilmente, un altro fattore che ha contribuito ad alimentare il sospetto su questo corpo e’ che, facendo sempre riferimento alla tabella, non compare la valutazione nella Scala Torino per questo corpo.

Come visto in questo articolo:

L’asteroide 2012 DA14

La scala Torino e’ una classificazione del pericolo di impatto dei NEO sulla Terra. Questa scala tiene conto sia della massa dell’asteroide che della sua energia cinetica. Come capite subito, in un eventuale impatto, anche l’energia cinetica posseduta dal proiettile rappresenta un parametro di notevole importanza.

Visto che per 1999RQ36 non compare la valutazione, proviamo a valutare da noi il pericolo di impatto facendo un confronto con un altro asteroide potenzialmente pericoloso: 2007 VK184. In questo caso abbiamo un proiettile un po’ piu’ piccolo, solo 130 metri di diametro, ma che viaggia ad una velocita’ superiore a 1999 RQ36: 19 m/s contro 13 m/s.

NASA, 2007 VK184

Perche’ abbiamo scelto questo corpo? Come vedete sempre consultantdo il sito NASA, VK184 e’ considerato l’osservato speciale per la probabilita’ di impatto sulla Terra. Con questo si intende che e’ il NEO con la probabilita’ di impatto maggiore per il futuro.

Facendo riferimento alla tabella che trovate sulla pagina riportata:

Passaggi ravvicinati per VK184

Passaggi ravvicinati per VK184

Vedete che in questo caso, la probabilita’ maggiore di impatto e’ dell’ordine di 0,055% con il valore 1 nella Scala Torino. Analogamente a quanto avvenne la prima volta con Apophis, anche questo corpo ha dunque un valore diverso da zero della Scala Torino. Proprio per questo motivo, trovate il corpo evidenziato sulla pagina NASA e VK184 viene costantemente monitorato.

Cosa significa 1 nella Scala Torino?

Definizione dei valori della Scala Torino

Definizione dei valori della Scala Torino

Se avete pensato che il valore 1 ci dia la certezza di impatto, siete fuori strada. Ovviamente 1 e’ maggiore di 0, cioe’ della probabilita’ completamente nulla di impatto con la Terra. Nnostante questo, come vedete dalla figura a lato, la scala Torino a valori che vanno da 0 a 10 e che corripondono ad un crescendo di probabilita’ di impatto.

Prendendo la definizione ufficiale della scala Torino, il valore 1 corrisponde a quanto segue:

Osservazioni occasionali possono scoprire il passaggio vicino alla Terra di oggetti che li pongono in un livello di pericolo di collisione. Calcoli e analisi mostrano che le probabilità di collisione sono estremamente basse da non meritare grande attenzione e preoccupazione nella gente comune. Nuove osservazioni molto probabilmente porteranno una riassegnazione al livello 0.

Dunque? Premesso, come visto, che stiamo parlando di passaggio ravvicinati tra piu’ di un secolo, il valore 1 non corrisponde assolutamente a nessun pericolo. Complice anche la lontananza temporale dell’evento considerato, l’orbita dell’asteroide e’ conosciuta con un’incertezza tale da non consentire una valutazione precisa della probabilita’ di impatto. Cosi’ come avvenuto per Apophis, a distanza di anni e grazie alle osservazioni continue ad opera dei tanti telescopi funzionanti a Terra, la probabilita’ di impatto, e duqnue anche il valore della Scala Torino, e’ divenuta completamente nulla.

Detto questo, siete ancora convinti che sia il caso di preoccuparsi di 1999 RQ36? Secondo me, assolutamente no. Ovviamente non vogliamo tranquillizzare per partito preso. Le nostre considerazioni nascono da un’analisi dei parametri attualmente disponibili, ma soprattutto dal tempo che ancora manca per questo passaggio ravvicinato. Molto probabilmente, tra piu’ di un secolo avremo sicuramente, anche se ne fosse richiesto l’utilizzo, un qualche sistema funzionante per poter deviare o distruggere i potenziali pericoli spaziali per la Terra. Di questi sistemi, attualmente in stato di studio, abbiamo parlato in questo post:

Asteroidi: sappiamo difenderci?

 

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Lumache giganti in Florida

18 Apr

Come sapete, molto spesso ci interessiamo anche di fatti ambientali abbastanza curiosi o su cui c’e’ sempre qualcuno pronto a speculare. Questa volta, vorrei parlarvi di una notizia abbastanza curiosa che interessa la Florida.

In questi giorni, molti giornali e siti stanno pubblicando notizie relative ad un’invasione di “lumache giganti” in Florida. Dal nostro punto di vista, oltre che per la curiosita’, questa notizia diventa interessante perche’ c’e’ anche chi, pronto a specularci sopra, parla di fatto eccezionale e di segnale dell’apocalisse. Ovviamente, niente di tutto questo e’ reale, salvo ovviamente l’invasione delle lumache che sta causando seri problemi nello stato americano.

Per darvi un’idea, si tratta di lumache che possono raggiungere tranquillamente le dimensioni di un topo. Ecco una delle tante foto che gira su web:

Lumache giganti in Florida

Lumache giganti in Florida

Ovviamente, questa e’ una foto reale. Provando a cercare in rete, trovate anche molto foto false chiaramente ritoccate con programmi di grafica solo per far apparire delle normali lumache come giganti.

Detto questo, vediamo qualche dettaglio.

La zona maggiormente colpita da questa piaga e’ quella della Florida meridionale, ma questo problema e’ iniziato gia’ da circa un anno. Negli ultimi tempi pero’, il fenomeno sta assumendo dimensioni preoccupanti. Le lumache in questione sono di origine africana e dal momento che possono deporre fino a 1200 uova l’anno, capite bene come questa invasione e’ cresciuta esponenzialmente nel corso del tempo. Inoltre, in questo periodo, con l’arrivo della stagione delle piogge, ci si aspetta un ulteriore crescita del numero di esemplari.

Dal punto di vista dell’agricoltura, questa invasione e’ una vera e propria piaga. Le lumache giganti sono in grado di mangiare praticamente qualsiasi specie vegetale e, date le dimensioni, i danni procurati alle coltivazioni sono ovviamente notevoli. Oltre alle piante, le lumache possono attaccare anche gli stucchi delle abitazioni, dal momento che il loro sistema digerente riesce ad estrarre dagli intonaci il calcio necessario per la crescita del loro guscio.

Ovviamente, messa in questo modo la notizia sembrerebbe soltanto curiosa e qualcuno, appassionato di lumache, potrebbe pensare che basterebbe catturarle, preparare qualche prelibato piatto e risolvere dunque il problema. Purtroppo, non e’ proprio cosi’. Oltre ai danni alla vegetazione e agli intonaci, queste lumache sono portatrici di malattie che possono colpire anche l’uomo.

Le lumache giganti africane sono portatrici di un verme nematode parassitario, il Angiostrongylus cantonensis. Questo verme e’ in grado di traferirsi ai ratti e da questi poi puo’ attaccare direttamente l’uomo. Effetto del contagio e’ una rara forma di meningite nota come Angiostrongilosi. Ovviamente questa forma tropicale puo’ portare seri problemi all’essere umano e, in alcuni casi, arrivare anche alla morte.

Per il momento, fortunatamente, non sono stati registrati in Florida casi di meningite tropicale, malattia invece molto presente in Africa e trasmessa proprio con il meccanismo visto a partire dalle lumache giganti.

Resta una curiosita’ da capire: come hanno fatto delle lumache africane ad arrivare in Florida?

Anche se non c’e’ una spiegazione certa, si pensa che il trasferimento possa essere avvenuto attraverso due canali possibili.

La prima ipotesi e’ che le lumache possano essere state trasportate da qualche camion o da qualche turista perche’ rimaste attaccate all’automezzo. In questo caso, si tratterebbe di un trasferimento accidentale di una specie non autoctona.

Questa spiegazione pero’, non convince del tutto le autorita’ della Florida che stanno indagando sul fatto. La seconda ipotesi vorrebbe invece un trasferimento volontario di questi animali sul territorio americano. La spiegazione sarebbe anche facilmente comprensibile. Gia’ nel 2010, fu scoperto che queste lumache venivano usate per alcuni riti da parte degli appartenenti ad una religione chiamata Santeria. Si tratta di una religione di origine cattolica e che conta molti adepti in Africa e nei paesi caraibici, primo tra tutti Cuba. In questo caso, si sospetta proprio un vero traffico di questi animali dall’Africa appunto per svolgere questi particolari riti.  Solo per completezza, vi dico che questi riti prevedono il lancio appunto di conchiglie e gusci di lumache, anticamenti usati come moneta in Africa, per poter prevedere il futuro ed interpretare il presente.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

 

 

Previsioni Meteo: pioggia su Saturno

16 Apr

Fin da bambini, il pianeta del nostro sistema solare che attirava maggiormente l’attenzione, o che comunque rimaneva piu’ facilmente impresso, era senza dubbio Saturno. La caratteristica che ovviamente contraddistingue questo gigante gassoso e’  la presenza degli anelli.

Gli anelli di Saturno sono visibili da chiunque anche un telescopio di modesta entita’ ed infatti la loro prima osservazione risale al 1655 quando Huygens riusci’ a distinguerli chiaramente. Prima ancora, Galileo aveva notato delle protuberanze sulla superifice di Saturno, ma non era riuscito a distinguere bene gli anelli a causa del basso potere risolutivo del telescopio da lui stesso inventato.

Perche’ sto parlando di Saturno?

Proprio pochi giorni fa, e’ apparso un articolo sulla rivista Nature che dimostra un fenomeno molto curioso, cioe’ che su Saturno “piove”. Non sto parlando di una strana pioggia intesa come una caduta di particelle o di altre sostanze chimiche, ma proprio di acqua che cade sul pianeta.

Foto di Saturno in cui sono visibili le bande scure causate dalla pioggia

Foto di Saturno in cui sono visibili le bande scure causate dalla pioggia

Ovviamente, trattandosi di un gigante gassoso, la pioggia interessa gli strati piu’ alti dell’atmosfera di Saturno e cioe’ la sua ionosfera.

Come e’ stato possibile vedere questa pioggia? Nella figura riportata a lato, vedete una bellissima foto di Saturno scattata mediante il telescopio NIRSPEC dell’osservatorio KECK alle Hawaii. Vedete quelle bande piu’ scure presenti nell’atmosfera e che corrono parallele all’equatore del pianeta? Bene, questa bande di colore diverso sono proprio l’effetto della pioggia.

Detto questo, cerchiamo di capire meglio la ricerca.

L’atmosfera di Saturno, almeno nello strato che stiamo analizzando, e’ formata da elettroni liberi che quando vengono visualizzati all’infrarosso, come nel caso del telescopio NIRSPEC, appaiono molto luminosi dando un aspetto lucente alla ionosfera. La pioggia di cui stiamo parlando, e’ formata da particelle d’acqua caricate elettricamente che, interagendo con gli elettroni, li neutralizzano. Dato il meccanismo, capite dunque perche’ in corrispondenza delle precipitazioni la ionosfera appare piu’ scura.

La presenza di queste bande era stata gia’ osservata negli anni ’80 attraverso la sonda Voyager, ma le immagini catturate oggi, consentono prima di tutto di poter identificare con certezza l’origine di queste strutture, ma anche di osservare come circa il 40% del pianeta sia interessato dla fenomeno delle piogge.

A questo punto pero’, la domanda spontanea che possiamo porci e’: da dove viene questa pioggia?

La risposta e’ molto semplice: dagli anelli. Praticamente, gli anelli di Saturno si comportano come delle nubi intoro al pianeta, da cui vengono strappate alcune molecole di acqua che non cadono verticalmente, ma seguono il percorso mostrato nella foto precedente, dovuto al campo magnetico di Saturno.

Come forse saprete, gli anelli del pianeta sono composti principalmente da ghiaccio raggruppato in strutture che vanno del millesimo di millimetro, fino anche a qualche metro. Gli anelli sono praticamente piatti, con uno spessore medio dell’ordine dei 10 metri.

L’effetto della radiazione solare carica elettricamente le molecole d’acqua degli anelli che, a causa del forte campo magnetico di Saturno,  vengono letteralmente strappate e portate verso la superficie. Risultato di questo fenomeno e’  una vera e propria pioggia sul pianeta.

L’osservazione di questo fenomeno non e’ ovviamente fine a se stessa, ma potrebbe consentire di raccogliere molte informazioni sugli anelli e forse potrebbe aiutare a spiegare meglio l’origine di queste affascinanti strutture che circondano il pianeta.

Oggi, infatti, rimane ancora un mistero l’origine degli anelli di Saturno. Esistono ovviamente alcune ipotesi verosimili proposte, ma ancora mancano importanti tasselli per capire quale di queste ipotesi sia quella giusta.

La prima ipotesi, vorrebbe gli anelli come un residuo di un grande satellite di Saturno, distrutto dall’impatto di un asteroide o di un altro pianeta. In questo caso, i resti di questo presunto corpo, sarebbero rimasti in orbita intorno al pianeta, catturati ovviamente dalla forza di gravita’.

La seconda ipotesi vedrebbe invece gli anelli come il resto del materiale da cui si formo’ Saturno. La teoria accettata vede infatti i pianeti come formati dal raggruppamento di materiale spaziale. Nel caso di Saturno, non tutto il materiale a disposizione sarebbe stato utilizzato, ma una parte di questo sarebbe rimasto libero e cattturato in orbita dalla forza di Gravita’.

Come visto attraverso le tante osservazioni, sia da Terra che in orbita, gli anelli di Saturno presentano diversi strati man mano che ci allontaniamo dal pianeta, intervallati in alcuni casi anche da zone vuote dette “divisioni”. Ecco una foto molto dettagliata con l’indicazione di alcune strutture principali:

Struttura degli anelli di Saturno

Struttura degli anelli di Saturno

Gli anelli iniziano ad un’altezza di circa 6600 Km dalla superficie del pianeta e si estendono per oltre 120000 Km nello spazio. Come visto in precedenza, si tratta di strutture praticamente piatte e formate da blocchi piu’ o meno grandi di ghiaccio.

Lo studio dettagliato della pioggia di Saturno, puo’ aiutarci a comprendere anche l’evoluzione degli anelli. Oltre alle ipotesi viste circa la loro origine, e dimostrato il fatto che del materiale viene continuamente strappato dagli anelli per essere portato sul pianeta, gli anelli di Saturno dovrebbero avere una vita media piu’ o meno lunga in base ai presunti meccanismi di rifornimento di materiale, ma anche in base all’eta’ stessa di queste formazioni. Molto probabilmente, se gli anelli sono, come si pensa, piu’ giovani del pianeta, in un tempo piu’ o meno breve, dovrebbero scomparire a cuasa dell’erosione portata dal campo magnetico.

Crioeruzione su Encelado

Crioeruzione su Encelado

Per dirla tutta, ad oggi, solo dell’anello E, cioe’ il piu’ esterno, si sa l’origine certa ed i meccanismi di rifornimento di materiale. Il ghiaccio che compone questa struttura viene continuamente fornito dal satellite Encelado in cui sono presenti, come osservato direttamente, notevoli fenomeni di criovulcanismo. Con questo termine si intendono eruzioni di acqua, metano e ammoniaca generalmente allo stato liquido (criomagma) che non appena eruttati fondono a causa delle basse temperature. L’immagine riportata mostra proprio una foto scattata dalla soda Cassini nel 2005 della superficie di Encelado mentre e’ in corso una crioeruzione. Fenomeni di questo tipo sono stati osservati anche su alte lune del Sistema Solare e si sospetta siano presenti anche per alcuni corpi della fascia di Kuiper.

 

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Il battito naturale … della Terra

16 Apr

Come sappiamo bene, le speculazioni lanciate in vsita del 21 dicembre 2012, in parte continuano anche oggi per cercare di mantenere attivo l’interesse delle persone a questo genere di eventi.

Tra le tante ipotesi fatte (e ovviamente smentite da quello che NON e’ successo il 21/12) ne abbiamo una che spesso richiama molta attenzione a su cui molti lettori mi hanno chiesto di esprimere il mio parere.

Mi sto riferendo alla cosiddetta “Risonanza di Schumann”, anche detta il battito naturale della Terra.

Cosa sarebbe questa risonanza?

Formalmente, la risonanza di Schumann e’ composta da un gruppo di picchi di risonanza del campo elettromagnetico terrestre con frequenze basse di tipo ELF.

In parole povere?

Meccanismo di formazione della risonanza di Schumann

Meccanismo di formazione della risonanza di Schumann

Riferendoci alla figura a lato, come vedete la nostra Terra e’ circondata da un particolare strato detto ionosfera. Per chi e’ pratico, lo spazio tra il nostro pianeta e appunto la ionosfera agisce come una gigantesca guida d’onda in grado di propagare segnali. Detto in altri termini, i due strati si comportano un po’ come le piastre di un enorme condensatore sferico, la terra caricata negativamente e la ionosfera con carica positiva.

Questa guida d’onda viene eccitata dalle scariche dei fulmini che avvengono in atmosfera e per la sua struttura puo’ essere posta in risonanza per alcune frequenze particolari. Esistono dunque dei valori di frequenza che si propagano con intensita’ maggiore e proprio a questi ci riferiamo parlando di Risonanza di Schumann.

Da quanto detto, appare evidente che ci dovrebbero essere piu’ valori di risonanza ed infatti i valori misurati sono 7.8, 14.3, 20.8, 27.3, 33.8 Hz e altre di intensita’ minore. La frequenza fondamentale, quella a cui ci si riferisce quando si parla di battito naturale della Terra, e’ quella piu’ bassa, pari a 7.8Hz.

Bene, fin qui abbiamo capito cosa sarebbe la risonanza di Schumann e da dove trae origine questo gruppo di frequenze.

Ora, quali sono le ipotesi mosse sulla risonanza di Schumann e che dovrebbero farci capire che ci stiamo avvicinando alla fine del mondo?

Detto in parole molto semplici, secondo alcuni catastrofisti, la frequenza fondamentale sarebbe in costante e continuo aumento. In particolare, quando la frequenza fondamentale raggiungera’ il valore di 13Hz, allora potranno avvenire fenomeni catastrofici a livello mondiale.

Quali eventi dobbiamo attenderci arrivati a 13Hz?

Senza entrare troppo nello specifico, si parla chiaramente di interruzione della rotazione terrestre, seguita poi da una ripresa in verso contrario, annullamento del campo magnetico terrestre e risonanza con la nostra ghiandola pineale in grado di annullare cerebralmente tutti gli esseri umani.

Per prima cosa, non vi e’ assolutamente nessuna misura che mostri un rallentamento della rotazione terrestre con i limiti dichiarati in questi articoli. Inoltre, e’ impensabile che dall’oggi al domani la Terra possa smettere di ruotare per poi riprendere in verso contrario come niente fosse.

Riguado alla diminuzione del campo magnetico terrestre, ne abbiamo parlato in questo post:

Inversione dei poli terrestri

Come visto, il polo nord magnetico e’ in lento e costante movimento. Questo pero’ non significa assolutamente che il valore del campo stia diminuendo anzi, come visto sempre nei post riportati, essendo il campo magnetico un vettore, sommando tutte le componenti si vede come il modulo, se vogliamo il valore complessivo, non stia assolutamente diminuendo nel tempo.

Animazione del cervello con la pineale in rosso

Animazione del cervello con la pineale in rosso

Per quanto riguarda invece la ghiandola pineale, questa e’ una particolare struttura del nostro cervello che regola il rilascio di melatonina. Come sapete, questo ormone regola i meccanismi sonno/veglia e, come vedremo tra poco, proprio questo punto e’ stato sfruttato per convincere di alcune teorie che definire esotiche e’ troppo. Solo per curiosita’, la ghiandola pineale ha da sempre riscosso interesse, anche tra le popolazioni piu’ antiche, perche’ e’ l’unica struttura non replicata nel cervello, essendo posta esattamente al centro.

Chi avrebbe proposto la teoria dell’aumento della frequenza?

Il primo che parlo’ di queste modificazioni della frequenza di Schumann fu Gregg Braden. Braden si definisce un ricercatore del ponte tra scienza e spiritualita’ e basa le sue informazioni su antichi testi e documenti che sarebbero stati consultati nel corso dei suoi viaggi nel centro America. Come e’ facilmente immaginabile, nessuno ha mai visto questi testi ne’ tantomeno Braden ha mai dichiarato dove fossero custodite le sue fonti.

Cosa sostiene dunque Braden?

Secondo questo “ricercatore”, la frequenza di Schumann, come anticipato, sarebbe in rapido aumento e arrivati a 13Hz la popolazione mondiale dovrebbe cadere in un sonno profondo prima di risvegliarsi al cosiddetto “punto zero”. Se ripensate a quanto detto riguardo alla ghiandola pineale e alla melatonina, capite subito come viene creata questa connessione. Inoltre, nel momento in cui si giungera’ ai fatidici 13Hz, la rotazione della terra cessera’, il campo magnetico sparira’, ecc, ecc.

Premesso che non ci sono le fonti per dichiarare una cosa del genere, cerchiamo di capire se effettivamente la frequenza di Schumann sia in aumento come sostenuto. Ovviamente, delle ipotetiche conseguenze abbiamo gia’ parlato, e “disinnescato” la loro pericolosita’. Nonostante questo, cerchiamo  di capire se effettivamente ci sono evidenze dell’aumento della frequenza fondamentale.

Come accade per molti parametri della Terra, anche la frequenza di Schumann viene continuamente monitorata da diversi istituti e enti in giro per il mondo. Perche’ lo fanno? Ovviamente non perche’ preoccupati da quanto dice Braden, ma solo per ambiti di ricerca. La frequenza di Schumann rappresenta un importante parametro in relazione, ad esempio, ai fenomeni dell’inquinamento, al numero di fulmini che avvengono nel mondo, ma anche come monitoraggio del riscaldamento globale. Detto questo, appare evidente il perche’ questa frequenza sia monitorata con tanto interesse.

Ovviamente, avere diverse stazioni di monitoraggio nel mondo, ci consente di verificare immediatamente quanto sostenuto da Braden. Vi riporto un grafico estrapolato dal database del NCEDC della California e che mostra proprio i valori misurati per questo parametro:

Valori della frequenza di Schumann misurati nel corso del tempo

Valori della frequenza di Schumann misurati nel corso del tempo

Tra sinistra e destra trovate solo lo stesso parametro posto su due scale temporali differenti, ma sostanzialmente quello che conta e’ l’andamento. Bene, secondo Braden, la frequenza avrebbe gia’ raggiunto i 10Hz e sarebbe ancora in rapida crescita. Voi vedete i 10Hz, ma soprattutto la rapida crescita negli anni? Ovviamente, la risposta e’ no!

Le oscillazioni visibili nel grafico, dell’ordine dei 0,3Hz, sono delle normali oscillazioni stagionali, da sempre studiate, e ben comprese a livello scientifico.

Portando come prova dati scientifici veri, non chiacchiere da bar, possiamo dunque smentire immediatamente quanto sostenuto da Braden. Non vi e’ assolutamente nessun aumento in corso della frequenza fondamentale di Schumann e, come visto, anche le ipotesi sulle conseguenze del punto zero, possono essere facilmente smentite sempre portando dati scientifici inconfutabili.

Nell’ultimo periodo poi, sono stati fatti egli studi per cercare di mettere in relazione la frequenza di Schumann con dei meccanismi cerebrali particolari. Al contrario di quanto vorrebbero farvi credere su alcuni siti, si tratta di normalissimi studi scientifici che tendono a trovare le relazioni tra il nostro cervello, in particolare il comportamento di alcune ghiandole, e questa risonanza in cui siamo costantemente immersi. Senza dover citare dati e prove, la frequenza di Schumann viene creata dalla struttura stessa della nostra Terra. C’e’ oggi, come c’era ieri e come c’era 1000 anni fa. Dimostrato il valore costante di questo parametro, non vedo proprio nessuna connessione tra questa frequenza e strani meccanismi cerebrali che dovrebbero insorgere oggi.

Concludendo, la risonanza di Schumann e’ un gruppo di frequenze caratteristiche che vengono create nella guida d’onda tra la Terra e la ionosfera. Si tratta di onde ELF da sempre presenti e, come visto dai dati, costanti nel tempo. Detto questo, sono completamente assurde le ipotesi portate circa il continuo aumento della frequenza fondamentale, cosi’ come le idee catastrofiste che dovrebbero realizzarsi quando la frequenza raggiungera’ i 13Hz.

 

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Cosa dire invece dei Cerchi delle Fate?

15 Apr

In diversi articoli del blog ci siamo occupati di cerchi. Come sapete bene, l’argomento principale da sempre legato al mistero e’ ovviamente quello dei cerchi nel grano:

21 Dicembre 2012: Cerchi nel grano

Ancora sui cerchi nel grano

Come si realizza un cerchio nel grano

Errore nel cerchio di Santena

Nuovo cerchio, nuova data!

Nuovo cerchio a Povoletto

Anche se, come visto nei diversi articoli, alla luce delle considerazioni fatte c’e’ poco di misterioso in queste strutture. Dopo il grano, ci siamo anche occupati di cerchi nel ghiaccio, nella neve e nella sabbia:

E ora gli snowcircle

Crop circle? No, sand circle!

Cerchi nel ghiaccio: quello che ancora mancava!

Ora invece vogliamo occuparci di qualcosa di simile e di altrettanto misterioso che da molto tempo non riesce a trovare una spiegazione scientifica: “I cerchi delle Fate”!

Di cosa si tratta?

I cerchi delle fate altro non sono che delle strutture che si osservano in Africa sud occidentale nella zona desertica che va dalla Namibia fino al Sud Africa. Si tratta di strutture circolari, completamente prive di vegetazione, ma circondate da erba alta e con diametri che vanno dai 2 fino anche a 20 metri. Il panorama aereo che si osserva sulla zona e’ veramente incredibile:

Foto aerea dei cerchi delle fate

Foto aerea dei cerchi delle fate

Solo per darvi un’idea, questo fenomeno e’ unico delle regione e ricopre un’area lunga quasi 1500 Km lungo il deserto africano.

Fino ad oggi, non si era ancora riusciti a dare una spiegazione logica alla formazione di questi cerchi e alla loro apparente forma perfettamente circolare.

Per la popolazione locale Himba, i cerchi delle fate, o anche “fairy circles”, sarebbero le impronte lasciate dagli Dei quando questi accorrono alle zone di preghiera.

Ovviamente questa e’ la leggenda. Solo pochi giorni fa invece il professor Jurgens dell’universita’ di Amburgo ha pubblicato un articolo sulla rivista Science in cui e’ riuscito a trovare finalmente la spiegazione a queste misteriose strutture che popolano il deserto africano.

Cerchi delle fate in Namibia

Cerchi delle fate in Namibia

Andiamo con ordine, parlando anche un po’ delle osservazioni fatte nel corso del tempo.

Il primo che si dedico’ ad uno studio scientifico dei cerchi fu il Dr.Tschinkel dell’universita’ della Florida. Per trovare i fondi necessari allo studio, il biologo lancio’ anche un’iniziativa molto carina sfruttando l’osservazione satellitare. Tschinkel propose infatti un programma di adozione a distanza dei cerchi in cui dopo aver versato un contributo di 50 dollari, il donatore riceveva la coordinate del proprio cerchio e poteva dunque seguirlo mediante Google Earth. Proprio mediante questa osservazione prolungata, ci si accorse che in realta’ i cerchi erano vivi, nel senso che la loro posizione variava nel tempo e che, in particolare, i cerchi, in tempi piu’ o meno lunghi, venivano anche distrutti e ricostruiti. In questo modo si osservo’ che i cerchi delle fate avevano una vita media fino a decine di anni dopo di che venivano distrutti ricoprendosi di erba, mentre altri nuovi venivano formati.

Proprio le osservazione di Tschinkel hanno dato il via alle misurazioni condotte poi da Jurgens e pubblicate in questi giorni.

Come dismostrato dalle varie analisi, i cerchi delle fate sono prodotti dalla lenta azione di una particolare specie di termiti, la Psammotermes allocerus. Come spesso avviene in natura, la costruzione di queste strutture rientra nei meccanismi di sopravvivenza che alcune specie adottano per poter resitere a condizioni climatiche difficili, come, ad esempio, quelle offerte dal deserto della Namibia.

Le termiti autrici dei cerchi delle fate

Le termiti autrici dei cerchi delle fate

Come avviene la formazione dei cerchi?

Per prima cosa, le termiti mangiano le radici delle piante, distruggendole e rendendo il suolo meno denso. In questo modo, una zona piu’ o meno vasta rimane priva di vegetazione. A questo punto, il terreno, traspirando di meno, riesce a trattenere piu’ a lungo l’umidita’ prodotta dalle scarse precipitazioni della zona. Le termiti poi, occupano una zona sotterranea compresa tra un paio di centimetri ed alcuni decimetri, costruendo gallerie e colonizzando il terreno.

Anche se gia’ affasciante, questo non e’ l’unico miracolo che l’ingegneria naturale riesce a produrre. Dal momento che ora il cerchio funziona da deposito di acqua, nella zona esterna a quella colonizzata dalle termiti, si creano le condizioni ideali per la crescita di piante. Non avendo infatti specie in competizione e trovando un terreno relativamente piu’ umido, la vegetazione puo’ crescere intorno alla circonferenza del cerchio in forma perenne.

Le radici delle piante che crescono intorno al cerchio, offrono una riserva di cibo notevole per le termiti che nutrendosi di questa risorsa, possono modificare nel corso del tempo la posizione del cerchio. Inoltre, questa funge da riserva di cibo in caso di prolungate siccita’, assicurando in questo modo la sopravvivenza della colonia di termiti.

Queste conclusioni sono ovviamente il risultato di anni di studi e di analisi sul terreno che hanno portato finalmente a risolvere il mistero dei cerchi delle fate. Solo per completezza, in passato furono proposte anche altre spiegazioni per questo fenomeno, come, ad esempio, quella della fuga di gas dal terreno capace di distruggere in determinate zone la crescita di vegetazione. Alla luce di quanto detto, capite bene come questa spiegazione non venne accettata perche’ non in grado di spiegare il movimento dei cerchi ma anche la dinamicita’ degli stessi.

Concludendo, i cerchi delle fate sono delle strutture molto ampie e prive di vegetazione che si osservano solo ed esclusivamente nel deserto della Namibia. Per diverso tempo la formazione di queste strutture rimase un vero e proprio mistero. Solo pochi giorni fa, con un articolo pubblicato su Science, un team dell’universita’ di Amburgo ha finalmente spiegato questo fenomeno. I cerchi delle fate sono soltanto delle formazioni create da una specie di termiti per assicurare la sopravvivenza della comunita’ alle difficili condizioni ambientali che il deserto africano impone.

 

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Due parole sull’Etna e sullo Stromboli

14 Apr

In alcuni post precedenti, specialmente riferendoci al fenomeno terremoti e al loro presunto aumento, poi dimosrato falso, ci siamo trovati anche a parlare di vulcani. In particolare, in questo post:

Cosa succede in Campania?

abbiamo analizzato la situazione sia del Campi Flegrei che del Vesuvio. Come visto, queste sono due strutture molto pericolose e che giustamente devono essere tenute costantemente sotto controllo. Il pericolo principale, viene proprio dalla lunga quiescenza, cioe’ lo stato di inattivita’, a cui, soprattutto il Vesuvio, ci ha abituato. Molte spesso, si tende a confondere questa quiescenza con lo spegnimento del vulcano, cosa del tutto falsa. Un vulcano come il Vesuvio e’ molto attivo e potenzialmente molto pericoloso per via di un suo brusco risveglio esplosivo che potrebbe avvenire. Ovviamente, non voglio fare la parte del catastrofista, questo discorso serve solo a sottolineare il potenziale pericolo della zona e soprattutto la necessita’ di organizzare piani di evacuzione.

Detto questo, ho ricevuto diverse richieste da parte di utenti per conoscere invece lo stato dell’Etna e dello Stromboli. Come sicuramente avrete sentito anche nei tg, questi due vulcani, dalla fine del 2012, stanno dando luogo a diversi fenomeni eruttivi. La curiosita’ degli utenti nasce in primis per comprendere lo stato attuale di queste formazioni, ma anche per sfatare le tante voci catastrofiste che certo non potevano mancare su questi episodi. Senza entrare nello specifico, come potete immaginare, le solite voci catastrofiste riguardano un risveglio di questi vulcani o per via di forti cambiamenti in corso sul nostro pianeta, ma anche per lo sfruttamento del Marsili. Come visto in questo post:

Marsili: una fonte di energia enorme!

esiste un piano per ricavare energia geotermica da questo pericoloso vulcano. Secondo le voci catastrofiste, questa attivita’ umana modificherebbe gli equilibri secolari innescando proprio le eruzioni dei vulcani della zona. Prima di tutto, come potete leggere nel post riportato, lo sfruttamento del Marsili e’ realmente possibile, ma ancora non e’ iniziato. Premesso questo, e’ vero che tutte queste strutture appartengono alal cosiddetta fascia stromboliana, ma ovviamente e’ impensabile di fare un buco nel Marsili per provocare l’eruzione dell’Etna.

Detto questo cerchiamo invece di capire la reale situazione di questi vulcani, parlando proprio separatamente dei due.

ETNA

Ricostruzione 3D dell'Etna

Ricostruzione 3D dell’Etna

Questo vulcano ha subito diverse modificazioni e attraversato varie fasi nel corso dei secoli. I processi che hanno portato alla formazione dell’Etna cominciano ben 600000 anni fa, durante il quaternario. Come detto, durante la sua lunga storia, il vulcano ha cambiato piu’ volte morfologia, ma soprattutto ha modificato radicalmente anche la sua attivita’ vulcanica.

Oggi come oggi, l’Etna, con una frequenza molto elevata, da luogo a fenomeni eruttivi. Per darvi un’idea, dall’inizio del 2013, ci sono stati ben 10 eruzioni, di cui l’ultima solo un paio di giorni fa.

Proprio questi frequenti fenomeni eruttivi, assicurano la non pericolosita’ dell’Etna. Ovviamente, nel corso della storia recente, ci sono state eruzioni piu’ copiose che hanno messo a rischio la salvaguardia dei paesi vicini, ma il piu’ delle volte le eruzioni dell’Etna avvengono assolutamente senza conseguenze.

Canale lavico sull'Etna

Canale lavico sull’Etna

Prima di tutto, c’e’ da considerare proprio la morfologia della montagna. Oggi, esistono 4 crateri principali sull’Etna, piu’ un numero molto elevato di crateri minori che, nel corso delle eruzioni, si formano e si chiudono in continuazione. Questo grande numero di bocche, assicura un rilascio immediato della pressione interna della caldera. Detto in parole semplici, l’Etna e’ un vero e proprio “colabrodo”, nel senso che la pressione interna non raggiunge valori elevati perche’ la lava trova immediatamente una via d’uscita.

Inoltre, la lava eruttata dall’Etna e’ estremamente fluida. Ovviamente anche questa caratteristica fa si che difficilmente si formino dei “tappi” e che dunque la pressione interna possa aumentare dando luogo a fenomeni esplosivi.

Anche la morfologia della montagna assicura delle ottime vie di fuga. I numerosi canali lavici sui versanti dell’Etna permettono delle vie preferenziali per il magma. In tal senso, a meno di eruzioni molto abbondanti, la lava segue sempre le stesse strade accumulandosi poi in zone specifiche. Tra queste, sicuramente la piu’ conosciuta e’ la Valle del Bove. In quest’area, si accumulano sempre nuovi strati di lava che poi solidificandosi modificano radicalmente il paesaggio. Se visitate la zona, vi troverete da un momento all’altro in un paesaggio quasi di tipo lunare, formato solo da strati di lava che, nel corso delle varie eruzioni, si sono sovrapposti.

Detto questo, capite bene perche’ siamo ormai abituati a sentire di eruzioni da parte dell’Etna e del perche’, molto spesso, queste eruzioni non destano assolutamente panico. Solo per darvi un’idea, durante gli ultimi anni, le uniche vittime dell’Etna sono state dei turisti che incoscientemente si sono avvicinati troppo ai canali lavici durante un’eruzione.

Quanto detto non preclude ovviamente un continuo monitoraggio da parte degli esperti dell’Etna. Ovviamente tutta la struttura e’ continuamento monitorata sia dal punto di vista vulcanico che sismico attraverso una fitta rete di strumenti che in continuo inviano dati.

STROMBOLI

Il vulcano Stromboli, o se preferite anche tutta l’isola dal momento che si tratta proprio del vulcano, e’ sostanzialmente diverso dall’Etna. Lo Stromboli e’ considerato uno dei vulcani piu’ attivi del mondo e da luogo a fenomeni di tipo esplosivo con una frequenza molto elevata.

Ricostruzione 3D dello Stromboli

Ricostruzione 3D dello Stromboli

L’attivita’ ordinaria dello Stromboli avviene mediante esplosioni di media potenza e lancio dalle bocche principali di bombe scoriacee incandescenti, lapilli, cenere e blocchi. Questi lanci avvengono in media ogni ora. Questo valore vi fa capire perche’ lo Stromboli e’ considerato uno dei vulcani piu’ attivi del mondo.

Periodi di totale inattivita’ di questo vulcano sono rarissimi. Il piu’ lungo che si ricorda e’ di appena due anni ed e’ avvenuto tra il 1908 e il 1910.

La normale attivita’ del vulcano puo’ anche essere intensificata con esplosioni di notevole potenza e lanci di bombe incandescenti che, come osservato, possono arrivare anche al metro di diametro.

Come capite bene, anche se l’attivita’ normale di questo vulcano e’ estremamente intensa, non prevede emissione di colate laviche. Questi fenomeni avvengono con frequenze molto piu’ basse. Per darvi un’idea, nel corso dell’ultimo secolo si sono avute appena 26 eruzioni con colate di lava sull’isola. Inoltre, come nel caso dell’Etna, generalmente questi fenomeni non provocano danni ai centri abitati, dal momento che il magma fuoriuscito si riversa normalmente nella Sciara di Fuoco nel settore nord occidentale dell’isola.

Le eruzioni piu’ violente che si rocordano per lo Stromboli sono quelle del 1919 e del 1930. In questi casi, a causa di notevoli infiltrazioni di acqua marina all’interno della caldera, le pressioni aumentarono a valori molto elevati, provocando una copiosa fuorisucita di lava e numerosi eventi sismici di forte intensita’. A seguito di questi, furono registrati anche tsunami fino a 3 metri che arrivarno fino alle coste di Capo Vaticano in Calabria. Inoltre, le notevoli colate laviche uscirono fuori dalla Sciara di Fuoco, arrivando anche a lambire diversi centri abitati.

Attivita' eruttiva sullo Stromboli

Attivita’ eruttiva sullo Stromboli

Detto questo, l’ultima colata lavica da parte dello Stromboli e’ avvenuta all’inizio del 2013 ma l’attivita’ vulcanica e’ ancora oggi in corso. Come visto, questo non ci deve assolutamente sorprendere, stiamo parlando di uno dei vulcani piu’ attivi del mondo e con un’intensa attivita’ che molto raramente presenta periodi di interruzione.

Anche per lo Stromboli, e’ da sempre in corso un intenso monitoraggio da parte degli esperti, proprio per tenere sotto controllo questo pericoloso vulcano. Tra le altre cose, come sottolineato prima, questo vulcano deve essere monitorato anche per l’insorgenza di piccoli tsunami nel mediterraneo.

Concludendo, come visto nell’articolo, non e’ in corso assolutamente nessun fenomeno particolare ne’ per l’Etna ne’ per lo Stromboli. Stiamo parlando di due vulcani attivi e che molto frequentemente danno luogo a fenomeni eruttivi. Come analizzato pero’, dal punto di vista vulcanico, le due strutture sono completamente diverse, ma allo stesso modo necessitano di un monitoraggio continuo ed attento. Mio personale punto di vista, e’ che, tra quelli italiani, sicuramente il Vesuvio rappresenta uno dei vulcani piu’ pericolosi considerando prima di tutto il periodo di quiescenza in corso, ma anche, e soprattutto, l’elevata densita’ abitativa sulle sue pendici.

 

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