Che fine ha fatto il buco dell’ozono?

8 Apr

Un nostro affezionato e sempre attento lettore, ha lasciato un commento molto interessante in questo post:

Troppo caldo … aumenta il ghiaccio?

L’interessante domanda e’ semplicemente: “che fine ha fatto il buco dell’ozono?”.

Pensandoci bene, la domanda e’ molto interessante. Negli anni ’90, tutti i giorni sentivamo parlare di buco dell’ozono, di CFC, di importanza di questo gas per salvaguardare la vita sulla Terra. Questi discorsi sono continuati per diversi anni, quando poi, ad un certo istante, sono scomparsi da ogni parte. Come mai? Il buco dell’ozono non fa piu’ notizia?

In realta’ non e’ cosi’, e proprio per dimostrare questo, ho deciso di scrivere questo articolo per mostrare le ultime misure fatte su questo importante strato e, almeno una volta tanto, per mostrare anche i successi ottenuti mediante le restrizioni nell’utilizzo dei CFC.

Al solito, andiamo con ordine.

Ovviamente, parlando di buco dell’ozono, stiamo trattando un tema noto a tutti. Lo strato di ozono in atmosfera protegge la Terra dalle componenti dannose della radiazione solare che sarebbero nocive per la vita degli esseri umani. In realta’, la scoperta di questo strato protettivo risale alla meta’ del XX secolo, mentre l’evidenza del suo assottigliamento e’ ancora piu’ recente e risalente agli anni ’70.

Solo per completezza di informazioni, e’ necessario distinguere tra “buco dell’ozono” e “riduzione dell’ozono”. Questi due fenomeni molto spesso vengono confusi tra loro anche se si tratta di meccanismi in linea di principio distinti. Lo strato di ozono circonda tutta la nostra Terra e, a partire dagli anni ’80, si e’ osservato un assotigliamento di questo strato. Questo e’ quello che chiamiamo “riduzione”. Ora pero’, l’ozono, che altro non e’ che una molecola di O3, viene formato principalmente alle latitudini tropicali a causa del maggior irraggiamento per opera del Sole. L’ozono prodotto viene poi trasportato maggiormente, a causa della circolazione globale, alle piu’ alte latitudini dove tende ad accumularsi. Proprio ai poli, si e’ osservata una riduzione maggiore e localizzata dello strato che va a formare quello che viene comunemente chiamato “buco dell’ozono”.

Perche’ e’ cosi’ importante lo strato di ozono? Come anticipato, questo gas e’ fondamentale per schermare alcune componenti della radiazione solare che sono direttamente dannose per gli esseri umani. L’ozono riesce infatti a fermare gran parte della radiazione ultravioletta solare, in grado di provocare melanomi e altri tumori negli esseri umani.

I principali elementi chimici in grado di distruggere l’ozono sono, come sicuramente tutti sanno, il Cloro ed il Bromo. Come avviene questa distruzione? Prendiamo ad esempio il Cloro. Questo elemento reagisce con l’ozono, rompendo i legami chimici e formando ossigeno molecolare piu’ ossido di cloro. L’ossido di cloro, ClO, a sua volta attacca un’altra molecola di ozono formando biossido di Cloro, ClO2, piu’ un altro ossigeno. Capite subito come da un singolo atomo di cloro, si siano distrutte due molecole di ozono a seguito di due reazioni a catena e di come questo processo sia dunque molto rapido.

Purtroppo, come evidenziato in molti lavori, l’emissione di alogeni come cloro e bromo avviene principalmente per cause umane. La principale sorgente di emissione di cloro in atmosfera erano i tristemente noti CFC, cioe’ i gas utilizzati nei sistemi di refrigerazione, frigoriferi, impianti di aria condizionata, ma anche come propellenti nelle bombolette spray.

Proprio per questo motivo, nel 1987, venne firmato da molti paesi al mondo il protocollo di Montreal che imponeva una drastica riduzione dei CFC utilizzati nei prodotti industriali. Anche dopo il 1987, il protoccollo venne firmato sempre da piu’ paesi dal momento che, come dimostrato dalle osservazioni dai satelliti, una volta creato, il buco nelle zone polari si sarebbe espanso sempre piu’ velocemente.

A proposito di immagini satellitari, vi riporto anche un’immagine che mostra una ricostruzione fatta al pc con i dati raccolti dai satelliti dell’ESA e che mostrano il buco sull’antartide alla sua massima estensione nel 2006:

Buco dell'ozono alla massima estensione nel 2006. Fonte: NASA

Buco dell’ozono alla massima estensione nel 2006. Fonte: NASA

Per darvi un’idea, nell’immagine in questione, il buco dell’ozono aveva un’estensione di circa 30 milioni di kilometri quadrati.

Ora pero’, veniamo alle buone notizie.

Dopo la messa la bando dei CFC nei prodotti industriali, il buco dell’ozono ha iniziato a restringersi sempre piu’ velocemente, cosi’ come il fenomeno della riduzione dello strato sta rientrando nella norma.

 

Estensione del buco dell'ozono nel corso degli anni

Estensione del buco dell’ozono nel corso degli anni

Ovviamente, trattandosi di processi naturali, lenti e complessi, non possiamo certo pensare che dall’oggi al domani tutto ritorni nelle condizioni iniziali. Nella figura riportata a lato, viene mostrato in particolare il buco nello strato sopra l’antartide nei diversi anni di osservazione. Come potete notare, la zona scoperta si sta riducendo di anno in anno proprio grazie al cambio di rotta imposto nelle politiche industriali.

Oggi, ovviamente, vista la sua importanza, lo strato di ozono e’ continuamente monitorato anche mediante l’utilizzo di satelliti geostazionari. Purtroppo, come anticipato, il ritorno alle condizioni ottimali e’ un processo ancora lento e che dovra’ essere fatto giorno per giorno. Dai dati riportati dall’ESA, si stima che, al ritmo attuale, si dovra’ attendere almeno fino al 2050 per poter tornare nella situazione che si aveva prima degli anni ’70.

Concludendo, anche se il buco dell’ozono probabilmente non fa piu’ notizia, questo importante scudo per la nostra incolumita’ e’ costantemente controllato a livello scientifico. La messa al bando dei CFC sta dando ottimi risultati in termini di ripristino dello strato di ozono e diminuzione dei buchi che si erano osservati sopra i poli. Essendo un processo lento, si dovra’ continuare in questa direzione e ci vorranno ancora parecchi anni prima di poter ripristinare del tutto i danni fatti solo ed esclusivamente dagli esseri umani.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

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16 Risposte to “Che fine ha fatto il buco dell’ozono?”

  1. Luca aprile 8, 2013 a 10:02 am #

    Ciao matteo sul web ho trovato questo articolo “TERRA REAL TIME : forrte escalation sismica globale in atto “. Cosa ne pensi? Stanno veramente aumentando i terremoni? Alcuni pensano sia dovuto all avvicinarsi di nibiru tu cosa ne pensi? A cos è dovuto questo aumento di terremoti? Cosa sta succedendo?

    • psicosi2012 aprile 8, 2013 a 8:10 pm #

      Ciao Luca,
      e’ verissimo che l’aumento dei terremoti e’ stato uno dei primi effetti ipotizzati per Nibiru. In particolare, la presenza del pianeta dovrebbe modificare gli equilibri gravitazionali nel sistema solare, provocando il fenomeno delle cosiddette maree solide. Cosi’ come la Luna, nel suo moto, puo’ influire sul livello dei mari, un pianeta di dimensioni maggiori potrebbe spostare gli equilibri delle placche che praticamente galleggiano su un fluido caldo e viscoso.

      Premesso che il fenomeno delle maree solide non esiste, anche l’aumento dei terremoti e’ de l tutto falso. Mi spiego meglio. Le forze gravitazionali non sono sufficienti a modificare l’equilibrio delle placche.

      Per quanto riguarda l’aumento dei terremoti, ti segnalo un post riassuntivo sul blog:

      https://psicosi2012.wordpress.com/2012/07/08/riassunto-sui-terremoti/

      Per quanto riguarda un’analisi statistica, oggettiva sul numero di terremoti, trovi tutte le analisi in questi post:

      https://psicosi2012.wordpress.com/2012/05/22/analisi-statistica-dei-terremoti/

      https://psicosi2012.wordpress.com/2012/06/06/dati-falsi-sui-terremoti/

      https://psicosi2012.wordpress.com/2012/09/09/terremoti-basta-chiacchiere-parliamo-di-numeri/

      In particolare, negli ultimi due trovi tutti i riferimenti, i numeri ed i grafici che mostrano come il numero di terremoti non sia affatto aumentato negli ultimi anni.

      Grazie mille dell’interessante commento.

      Matteo

      • Luca aprile 8, 2013 a 8:49 pm #

        Matteo quindi vuoi dire che questo pianeta x esiste veramente? Grazi mille x le risposte che dai

      • psicosi2012 aprile 8, 2013 a 10:27 pm #

        Mai detto nulla del genere 🙂

        Aumento terremoti -> Falso
        Modifica Orbite -> Falso
        Perturbazioni pianeti esterni -> Falso
        Perturbazione Voyager -> Falso
        Aumento Asteroidi -> Falso

        E cosi’ via per tutte le ipotesi fatte …

        Matteo

  2. Karol aprile 8, 2013 a 10:21 am #

    Buongiorno a tutti e a te matteo! Complimenti x il tuo blog e x l opportunità che ci dai di toglierci ogni dubbio! In rete ho trovato quest articolo ( papa francesco annuncerà l esistenza di vita extraterrestre? Il vaticano monitora planet X) vorrei sapere da te xke si pensa questo e soprattutto se si nasconde qualche verità dietro le dimissioni di benedetto XVI?

    • psicosi2012 aprile 8, 2013 a 8:16 pm #

      Caro Karol,
      grazie mille dei complimenti.

      Riguardo alla ricerca di Nibiru da parte del Vaticano, piu’ volte questa storia viene tirata fuori parlando del telescopio Lucifer e della presunta presenza di una razza superiore che abiterebbe su Nibiru. Da qui, come puoi immaginare, le storie si moltiplicano all’inverosimile parlando di Dio, Dei, alieni, ecc.

      Riguardo a Lucifer, che poi ha dato il via a queste storie sulla presunta connessione tra Vaticano e Nibiru, trovi tutti i riferimenti, compresa la smentita ufficiale, in questo post:

      https://psicosi2012.wordpress.com/2013/01/16/il-vaticano-a-caccia-di-nibiru/

      Grazie mille per l’interessante spunto di riflessione.

      Un caro saluto,
      Matteo

  3. Renato aprile 8, 2013 a 11:57 pm #

    Caro Matteo,
    Come sempre le tue risposte sono chiarissime. I dati forniti nel post sono molto interessanti. Per restare in tema di inquinamento, ciclicamente si parla di inquinamento da polveri sottili (PM10). Wikipedia afferma che le fonti primarie sono i motori a combustione, le caldaie da riscaldamento, gli incendi e anche i terremoti e l’erosione naturale. Ovviamente nell’immaginario comune si additano i motori diesel co.e causa principle di questo problema, al punto che il codacons di Milano ha richiesto il sequestro di tutti i mezzi diesel del capoluogo e della provincia, con relativo divieto assoluto di utilizzo, nonché l’incriminazione del sindaco. Laasciando da parte gli isterismi, vorrei sapernequalcosa di più. Le fonti in internet dicono tutto e il contrario di tutto. Parlando con un mio amico che fa il meccanico (autoriparatore) siamo andati sull’argomento e mi ha detto che, secondo alcune prove che ha fatto con la sua strumentazione, alcuni mezzi euro5 inquinano più di quelli euro 2. Secondo lui ciò é dovuto dal fatto che il FAP (filtro antiparticolato) si rigenera solo se si effettua un percorso autostradale, quindi chi utilizza il mezzo in ciclo esclusivamente urbano non ripulisce il filtro e aumenta gli inquinanti emessi. Io resto dell’idea che l’inquinamento invernale sia dovuto in massima parte alle caldaie per il riscaldamento domestico, che sono spesso obsolete e che hanno un rendimento scarso.
    Se sei informato su queste problematiche, mi piacerebbe leggere una tua opinione.
    Renato

    • psicosi2012 aprile 9, 2013 a 6:48 am #

      Caro Renato,
      sono perfettamente d’accordo con te, anche se non e’ sempre facile trovare una singola fonte su cui puntare il dito. Mi spiego meglio. Se prendiamo due auto, una euro-2 ed una euro-5, entrambe nuove e le mettiamo sul banco, ovviamente quella euro-5 inquinera’ molto di meno dell’altra. Questo purtroppo non e’ sempre vero. Il tuo amico meccanico ha perfettamente ragione. Un FAP non rigenerato, produce molti piu’ inquinanti di quelli dichiarati dal costruttore. Questi valori si riferiscono appunto ad un sistema perfettamente funzionante e ben mantenuto. La stessa cosa avveniva quando vennero lanciate sul mercato le catalitiche con sonde lambda. Anche qui, una catalitica inquina meno, ma la catalitica andrebbe cambiata ogni X kilometri, con X dipendente da molti fattori, non ultimo lo stile di guida del proprietario del mezzo. Se questo non viene fatto, una catalitica esausta non perfettamente funzionante inquina tantissimo, piu’ di un euro-0 ben mantenuta.

      Lo stesso discorso, come giustamente detto, vale per le caldaie. Il riscaldamento domestico e’ uno dei massimi fattori di inquinamento durante il periodo invernale. Perche’ questo? In primis perche’ questi sistemi hanno rendimenti bassissimi, come hai giustamente detto, ma anche perche’ molte persone hanno caldaie vecchie, non a norma in molti casi o che comunque presentano problemi. Tutti fattori che tendono ad aumentare il PM10 rilasciato. Oggi il mercato comprende soluzioni molto piu’ efficienti e che sfruttano principi fisici diversi.

      Spezziamo pero’ una lancia a favore della persona media. Perche’ dovrei cambiare la mia caldaia funzionante con una diversa, piu’ moderna? Solo perche’ inquina meno? Forse sarebbe il caso di pensare a dei veri incentivi in questo settore, al fine di invogliare le persone alla sostituzione della vecchia caldaia. Dire “inquina meno”, non fa leva. Dire “e’ piu’ efficiente, per cui si risparmiano bei soldini” e’ diverso. Ovviamente un piano di incentivazione andrebbe pensato per fare in modo che il tempo di ritorno dell’investimento sia il piu’ veloce possibile. E’ lo stesso discorso che facevamo tempo fa parlando di pannelli solari. Gli incentivi servono a fare in modo che investo una cifra e dopo pochi anni inizio a risparmiare, o meglio a guadagnarci.

      Purtroppo, ma se vogliamo e’ comprensibile, il solo discorso inquinamento non fa leva sulle persone. Bisogna mettere sul piatto qualcosa di economico. Soprattutto in periodi di crisi come questi, non basta dire “da oggi sequestriamo tutti i diesel” o “da oggi tutte le caldaie prima del 2005 vanno buttate”. Chi ce li mette i soldi per fare operazioni del genere?

      Grazie mille dell’ottimo commento (come sempre). Fammi sapere cosa ne pensi e se ci sono altri punti poco chiari. Questi sono discorsi sempre interessanti per tutti ed e’ bene parlarne.

      Ciao,
      Matteo

  4. francesco aprile 23, 2014 a 10:19 am #

    Così, stando all’immagine qui sopra, nel 2002 il buco si era ristretto misteriosamente…:/
    Ci siamo bevuti questa bufala per anni! Il fatto è che finita la guerra fredda, dovevano trovare altri validi sostituti per terrorizzare le masse…anche il Global Warming è un’ altra bufala e lo hanno detto ben 650 scienziati che lo hanno messo nero su bianco su un protocollo presentato al congresso degli Stati Uniti, ma nonostante ciò ancora continuano a menarcela…leggete quanto segue e informatevi per il bene della “vera” conoscenza.

    Ecco perché si è ristretto pure il “global warming”

    Il rapporto di 650 scienziati contro le teorie catastrofiste

    Mentre l’Italia si appresta ad affrontare un’Epifania nella “morsa del gelo” e non c’è giorno senza nuovi record di temperature sotto zero, arriva un’altra sberla al sempre più malconcio fronte dei convinti sostenitori dell’origine antropica del riscaldamento globale. Non è l’isolato studio di uno scienziato di qualche sperduta università, ma un rapporto depositato al Senato americano firmato da 650 scienziati di tutto il mondo che contesta la dottrina che tanto ha fatto guadagnare al premio Nobel Al Gore. Lo segnala un articolo su svipop.org, sito attento a trattare in modo non ideologico quanto riguarda ambiente, sviluppo e popolazione: il lungo elenco di fisici, geologi, meteorologi e professori si ingrossa di giorno in giorno, trovando nuovi firmatari soprattutto tra chi fino a pochi mesi fa era acceso sostenitore della crociata contro l’anidride carbonica. E’ il caso di chi collabora o ha collaborato con l’Ipcc, il panel intergovernativo dell’Onu il cui ultimo rapporto sul clima è il libro sacro dei catastrofisti di ogni continente.

    Nel rapporto depositato al Senato si legge cosa i professori pensino di queste teorie: il chimico e fisico giapponese (e collaboratore dell’Ipcc) Itoh Kiminori, ad esempio, dice che “i timori per il riscaldamento sono il peggior scandalo scientifico della storia… quando la gente capirà la verità, si sentirà ingannata dalla scienza e dagli scienziati”. Per il chimico finlandese ed ex membro di Greenpeace Jarl R. Ahlbeck “non ci sono dati reali che diano modo di preoccuparsi di un futuro riscaldamento globale”, mentre per il fisico norvegese e consigliere dello Space Centre di Oslo Paal Brekke “chiunque affermi che il dibattito è finito e che le conclusioni sono chiare ha un approccio chiaramente non scientifico”.

    Che a pensarla così non siano in pochi lo sostiene lo scienziato dell’atmosfera Stanley B. Goldenberg: “E’ una clamorosa bugia portata avanti sui media che fa sembrare che esista solo un piccolo gruppo di scienziati che non si accodano alla teoria del global warming antropogenico”. Hajo Smith, ex membro dell’Ipcc e sostenitore della teoria, era stato invitato da Gore ad approfondire le sue teorie. L’ha fatto, e dice: “Mi sono rapidamente e solidamente trovato nel campo degli scettici. I modelli climatici al massimo possono essere utili per spiegare i cambiamenti dopo che sono avvenuti”. Così, mentre il fisico Philip Lloyd (coordinatore degli autori dell’Ipcc) assicura che sta preparando “uno studio sui rapporti dell’Ipcc e dei Sommari per i politici, per spiegare in che modo i Sommari hanno distorto la scienza”, il fisico dell’atmosfera ed ex membro del centro di ricerca spaziale di Pittsburgh James A. Peden spiega che “molti scienziati stanno cercando un modo per tornare indietro silenziosamente dal promuovere le paure del riscaldamento senza vedere rovinate le loro carriere”. D’altra parte, dice il paleontologo argentino Eduardo Tonni, “l’allarmismo sul riscaldamento globale ha la sua giustificazione nel fatto che è qualcosa che genera fondi”. Così il vice cancelliere dell’Institute of Science and Technology dell’Università di Chubu in Giappone, Takeda Kunihiko: “Le emissioni d CO2 non fanno assolutamente differenza in un modo o nell’altro. Qualsiasi scienziato lo sa, ma dirlo non paga”.

    Anche il premio Nobel per la Fisica Ivar Giaever è scettico: “Il riscaldamento globale è diventato una nuova religione”, dice. “Per quanti anni il pianeta dovrà raffreddarsi prima che si cominci a capire che non si sta scaldando?” si chiede il geologo dell’Università di Uppsala David Gee. A questa domanda però i catastrofisti più attenti già hanno cominciato a rispondere, con un trucco vecchio ma efficace: il cambio del nome della teoria. Di fronte alla difficoltà di spiegare, ad esempio, le nevicate in Sudafrica di questi giorni (ma senza avere la spudoratezza degli studiosi di Birmingham che qualche giorno fa hanno detto che i gas serra provocheranno un’era glaciale a causa del riscaldamento globale) si è cominciato a non parlare più di “global warming”. Lo spiega Richard Keen, climatologo dell’Università del Colorado: “La Terra si sta raffreddando dal 1998 malgrado le previsioni dell’Ipcc. La temperatura globale per il 2007 è stata la più fredda del decennio e la più fredda del millennio. Questo spiega perché il ‘riscaldamento globale’ adesso si chiama ‘cambiamento climatico’”.

    © – FOGLIO QUOTIDIANO
    di Piero Vietti – @pierovietti

    • Pino giugno 15, 2014 a 2:45 pm #

      Ovvio! chiaro! quindi sarebbe interessante capire da quel geniaccio antitruffa che lei è, per quale ragione in posti, anche qua in sicilia su certi comuni più alti di 1000 mt, storicamente nel ricordo dei miei genitori e anche di me bambino (anni80) praticamente ogni inverno ci sono state nevicate importanti e superiori al metro di neve, mentre ormai praticamente non nevica più da più di un decennio. Cospirazione del comune che spazza via tutto prima che noi possiamo accorgercene?

      • Patrizia giugno 15, 2014 a 5:44 pm #

        Il cambiamento climatico non è una bufala. Ma questo ce lo insegna la storia geologica della Terra, non le etichette altisonanti che i media attribuiscono a fenomeni come l’assottigliamento dello strato di ozono (il famoso buco) o le piogge da cumulonembi (le bombe d’acqua), e dietro le quali c’è sempre qualche conflitto di interesse o qualche losco obiettivo. Alla scala del tempo geologico la nostra memoria occupa forse un nanosecondo: capiamo bene che i cambiamenti climatici avvengono in tempi più lunghi della vita media degli uomini e che, per questo, i nostri ricordi non sono un parametro di valutazione oggettiva. Gli scienziati elaborano modelli, anche discordanti, per capire quale sarà l’evoluzione del clima nel futuro prossimo venturo, ma non dimentichiamoci che la natura è più complessa di qualsiasi algoritmo.

      • psicosi2012 giugno 15, 2014 a 8:38 pm #

        Mi sembra che la risposta di Patrizia sia assolutamente completa e non ho nulla da aggiungere. Vorrei solo sottolineare, ahimè ancora una volta, la scarsa educazione e il modo di porsi sulla rete di alcune persone. Sig. Pino, le sembra il modo corretto di porgere una domanda? Noi siamo qui per discutere liberamente, ognuno con la sua convinzione e il suo modo di pensare. Nessun vuole fare il lavaggio del cervello ad altri, al contrario di molti siti famosissimi in rete. Detto questo, se vogliamo parlare di assottigliamento dello strato di ozono, credo che una misura scientifica abbia una valenza diversa delle percezioni e dei ricordi. A parte questo, Patrizia ha già egregiamente risposto per spiegare i fenomeni che lei “osserva”.

        Saluti,
        Matteo

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