Energia solare nel deserto

9 Mar

Parlando scientificamente di promesse politiche, in un post precedente avevamo discusso insieme alcuni dei futuri verdi utilizzati dai nostri politici in campagna elettorale:

Elezioni, promesse verdi e protocollo di Kyoto

Successivamente poi, sempre parlando di green economy, abbiamo analizzato invece il grande progetto Masdar che gli Emirati Arabi stanno portando avanti con decisione per creare la prima citta’ ad emissioni zero:

Il futuro verde comincia da Masdar

In questi giorni, un nostro lettore ha invece lasciato un interessante commento per chiedere quali potrebbero essere i risvolti futuri dell’utilizzazione delle rinnovabili, anche alla luce del progetto Masdar.

Prima di parlare di questo, vi ricordo che potete in ogni momento porre domande o chiedere delucidazioni su argomenti specifici, lasciando un commento in questa pagina:

Richiedi e suggerisci argomenti!

In questo post, vorrei continuare a concentrarmi sull’energia solare, dal momento che questa fonte rappresenta in larga parte quella piu’ utilizzata ma anche quella meglio conosciuta anche dai non addetti ai lavori.

In tal senso, ripartiamo sempre dai paesi arabi ed in particolare dall’Arabia Saudita. In questo paese infatti, e precisamente nella citta’ di Riyad, si sta costruendo il piu’ grande impianto solare termico del mondo.

La struttura occupera’ un’area di 36000 metri quadri, corrispondenti a circa 5 campi da calcio, e servira’ per dare energia alla Princess Nora Bint Abdul Rahman, la prima universita’ al mondo per sole donne e che vanta qualcosa come 40000 iscritte.

Per darvi un’idea dei numeri, l’investimento totale ammonta a circa 4,7 milioni di dollari.

Per un non esperto, sembrerebbe scontata l’idea di utilizzare l’energia solare direttamente nel deserto, dove l’intensita’ dei raggi e’ molto elevata. Questo in realta’ e’ completamente falso.

Al contrario di quanto si pensa, l’alta temperatura di queste zone, riduce notevolmente l’efficienza dei pannelli al silicio. Inoltre, le continue tempeste di sabbia, opacizzano la superficie dei vetri, diminuendo ancora la produzione di energia. Proprio per questo, parliamo invece di soluzioni che utilizzano sali fusi per alimentare turbine elettriche e produrre energia.

Come discusso nei post precedenti, anche se a prima vista puo’ sembrare strano, i paesi arabi, i piu’ ricchi di petrolio, gia’ da tempo stanno investendo notevoli risorse nelle energie rinnovabili. Il perche’ di questo e’ facilmente intuibile. In primis, questi paesi meglio di chiunque altro sanno che il petrolio e’ una risorsa non infinita e prima o poi la sua disponibilita’ comincera’ a venire meno. In questo scenario completamente diverso da quello a cui siamo abituati, le rinnovabili non saranno piu’ un’alternativa, ma una necessita’. Detto questo e’ ovvio che chi oggi investe in queste risorse, domani potrebbe avere un ruolo di controllo favorito rispetto agli altri. Altro punto importante e’ che i paesi arabi sanno molto bene che e’ molto piu’ conveniente vendere il petrolio piuttosto che utilizzarlo in casa. Nell’ottica di un prezzo sempre crescente, preferiscono utilizzare metodi alternativi in casa e destinare il petrolio alle esportazioni.

Piccola parentesi scientifica, dal momento che spesso sento una gran confusione sulle diverse soluzioni, nel prossimo post cercheremo di fare un po’ di chiarezza distinguendo tra fotovoltaico, solare termodinamico e a concentrazione. Tecniche che spesso vengono confuse, parlando semplicemente di pannelli solari. Nel prossimo post cercheremo dunque di fare un po’ di chiarezza, presentando le diverse soluzioni e confrontando pregi e difetti di ciascuna di queste.

Messo da parte l’impianto di Riyad, l’atro grosso progetto di cui vorrei parlare e’ invece DESERTEC.

Il progetto Desertec e’ un progetto globale basato su diverse energie rinnovabili sfruttate nelle zone in cui queste sono maggiormente disponibili per la produzione di energia elettrica per tutta l’Europa. La parte principale del progetto e’ ovviamente quella che viene dal solare e che verrebbe sfruttata direttamente nelle zone vicine al Sahara. La corrente elettrica verrebbe poi trasportata madiante cavidotti in Europa.

Questo e’ un schema del progetto, con le diverse fonti rinnovabili e le linee di trasmissione dell’energia dai luoghi di produzione all’Europa:

Schema di produzione e distribuzione dal Sahara in Europa

Schema di produzione e distribuzione dal Sahara in Europa

Il progetto e’ sponsorizzato da 21 societa’ e 36 partner in 15 paesi per un investimento totale di 400 miliardi di dollari. Il progetto e’ stato lanciato nel 2009 con lo scopo di incrementare anche l’economia di molti paesi emergenti soprattutto nel nord Africa.

L’ambizioso progetto prevede la fornitura di circa il 20% dell’energia necessaria all’Europa.

Purtroppo, negli ultimi anni, complice anche la crisi globale, il progetto ha subito notevoli ritardi. La prima istallazione che avrebbe ufficialmente dato il via a Desertec era attesa per quest’anno, con la costruzione di una centrale solare termica da 150MW, interamente finanziata a realizzata dalla Spagna. Questo progetto e’ stato completamente cancellato.

180234125-a57eda2e-6f23-4a00-96ea-d2aa78d306c1

Oltre alla Spagna, altre due grandi societa’, la Siemes e la Bosch, si sono ufficialmente ritirate dal progetto, a causa dei notevoli ritardi e del non sicuro ritorno degli investimenti fatti.

Nonostante queste defezioni, il progetto sembra andare avanti anche se con notevoli punti interrogativi.

Oltre alle difficolta’ tecniche e alla ricerca necessaria per costruire un impianto cosi’ all’avanguardia, quello che da sempre rappresenta un problema nella realizzazione di Desertec sono gli equilibri politici della zona. Come vedete dalla mappa, il progetto prevede una stretta collaborazione tra i  paesi europei e quelli del nord Africa. Non diciamo nulla di nuovo sostenendo che gli equilibri politici di questi paesi sono da sempre precari e molto a rischio. In un impianto del genere, molti paesi europei diverrebbero dipendenti energeticamente da altri paesi non propriamente liberi. Inoltre, nello schema attuale, alcuni impianti si troverebbero in zone di confine molte delicate e che separano paesi da sempre non in buoni rapporti tra loro.

Concludendo, i paesi arabi si stanno dimostrando sempre piu’ innovatori ed investitori nelle energie rinnovabili. Come visto anche negli articoli precedenti, molto probabilmente questi paesi continueranno a tenere lo scettro energetico mondiale grazie anche ai massicci investimenti fatti oggi in questi settori. Per quanto riguarda Desertec, il progetto e’ estremamente affascinante dal punto di vista tecnico ed offrirebbe una valida alternativa verde al futuro energetico dell’Europa. Purtroppo, complici gli equilibri politici africani e la crisi che sta interessando molte aziende europee, il progetto sembrerebbe essersi arenato. Questo ovviamente non esclude una futura ripresa e la continua ricerca in questi settori per lo studio di soluzioni sempre migliori e sempre piu’ sostenibili.

 

Psicosi 2012. Le risposte della scienza”, un libro di divulgazione della scienza accessibile a tutti e scritto per tutti. Matteo Martini, Armando Curcio Editore.

Annunci

7 Risposte to “Energia solare nel deserto”

  1. Renato marzo 10, 2013 a 8:24 am #

    Molto chiaro, i dubbi che avevo hanno trovato le risposte, anche se non quelle che speravo. Se ho ben capito l’unico progetto che sembra procedere come da previsioni é ITER, che prevede tempi lunghissimi e problemi di gestione non semplici, vista la complessità di questa tecnologia. Secondo la sua esperienza, una centrale solare a sali liquidi sarebbe veramente efficiente se installata nel nostro meridione? Mi sembra che i livelli di irraggiamento siano assimilabili a quelli nordafricani, e non porrebbe il problema della collaborazione con i paesi extraeuropei. Comunque speravo che a livello europeo le idee fossero più chiare. La solita delusione.
    Grazie per l’ottimo post.

    • psicosi2012 marzo 10, 2013 a 11:42 pm #

      Caro Renato,
      come giustamente detto, ITER e’, ad oggi, forse il progetto che sembra andare piu’ spedito e da cui si potranno avere risvolti molto importanti.

      Riguardo al meridione, e’ verissimo che i livelli di irraggiamento sono simili a quelli del nord Africa, ma ci sono alcuni problemi, come al solito, non di natura tecnico-scientifica. Prima di tutto, come visto nel post, Desertec prevede l’utilizzo di ampie zone di terreno. Lo sfruttamento di terreni vicini al Sahara era considerato vincente dal momento che in questo caso i terreni sono liberi e non utilizzati. Pensare una struttura del genere nel nostro meridione, implicherebbe l’utilizzo di zone di terreno troppo ampie. Inoltre, e sicuramente non secondario, l’ammontare degli investimenti richiesti in questo caso sarebbe troppo gravoso per un singolo paese, figuriamoci poi per l’Italia. Mentre nel Sahara si pensava ad un investimenti multi-paese, la stessa cosa non sarebbe facilmente realizzabile in un paese europeo. Se vogliamo, i territori africani sono egoisticamente visti come terre di nessuno. Questo non e’ assolutamente vero ed infatti poi ci si trova a scontrarsi con la situazione politica di alcuni paesi del continente. Fare un investimento del genere in un paese europeo sarebbe impossibile. Nessun paese investirebbe cosi’ tante risorse per costruire qualcosa su un terreno di altri. Per fare questo sarebbero richieste garanzie difficili da dare. Se vogliamo, possiamo pensare ad una struttura tipo il CERN di Ginevra. In questo caso si parla di un laboratorio internazionale finanziato dai paesi europei. Perche’ la cosa e’ fattibile? Perche’ la Svizzera ha creato un territorio soprannazionale. Quando si e’ al CERN, io sono in Italia, il mio collega francese e’ in Francia e cosi’ via. Si dovrebbe pensare ad una soluzione del genere per costruire non un centro di ricerche, ma una centrale elettrica.

      Ad oggi purtroppo, niente di tutto questo e’ stato ancora fatto. Resta da sperare in un rilancio a breve del progetto Desertec o aspettare cosa verra’ fuori da ITER. Scenari diversi, ci vedono soltanto in attesa che i paesi arabi ci forniscano la soluzione gia’ bella e pronta, ma ovviamente, al solito, come semplici utilizzatori.

      Grazie mille dello spunto di riflessione,
      Matteo

Trackbacks/Pingbacks

  1. Pannelli, pannelli e pannelli | psicosi2012 - marzo 12, 2013

    […] – Energia solare nel deserto […]

  2. Il led rosso dello standby … | psicosi2012 - marzo 19, 2013

    […] – Energia solare nel deserto […]

  3. Il futuro dell’eolico? | psicosi2012 - aprile 22, 2013

    […] – Energia solare nel deserto […]

  4. Il metro’ del futuro | psicosi2012 - giugno 19, 2013

    […] – Energia solare nel deserto […]

  5. Dall’asfalto bollente all’energia | psicosi2012 - giugno 26, 2013

    […] – Energia solare nel deserto […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: